Il bilancio di Lula: la crescita torna a tradursi in conquiste sociali

Il bilancio del terzo mandato di Luiz Inácio Lula da Silva mostra un Brasile profondamente diverso da quello ereditato nel 2023. L’economia è cresciuta dell’8,9% tra il 2022 e il 2025, più rapidamente della media dei principali Paesi sudamericani considerati da un rapporto CEPR. Ma è soprattutto sul terreno sociale che emergono i risultati più rilevanti. La disoccupazione è crollata dal 9,3% del secondo trimestre 2022 al 5,4% nello stesso periodo del 2026, il livello più basso della serie storica. Anche la disoccupazione giovanile è diminuita drasticamente, mentre il salario minimo reale è aumentato del 12,7% e i redditi da lavoro reali di circa il 13%.

Il risultato è una consistente riduzione della povertà: dal 31,6% del 2022 al 23,1% nel 2024. La povertà estrema è scesa di oltre il 40% e il Brasile è tornato fuori dalla Mappa della Fame della FAO, con la sottonutrizione cronica sotto la soglia del 2,5%. A questo si aggiungono le politiche del governo sul lavoro, dal rafforzamento del salario minimo alle norme sulla parità retributiva, dall’ampliamento delle politiche di inclusione nel settore pubblico ai maggiori sostegni per le famiglie attraverso Bolsa Família, il cui beneficio medio reale è aumentato di oltre il 70%.

Il paradosso del Brasile di Lula emerge però guardando alla politica monetaria. I tassi d’interesse elevati hanno progressivamente eroso una parte dei benefici della crescita, aumentando il costo del credito e del servizio del debito per le famiglie. Nel 2026 il tasso medio sui nuovi prestiti personali ha raggiunto il 118% annuo, mentre quello delle carte di credito revolving è rimasto sopra il 400%. La stretta monetaria ha colpito soprattutto i redditi più bassi e ha frenato i consumi: dopo essere cresciuti del 3,2% nel 2023 e del 5,1% nel 2024, nel 2025 sono aumentati appena dell’1,3%. Anche i conti pubblici ne risentono. Il governo ha ridotto drasticamente il deficit primario, ma gli interessi sul debito sono aumentati di oltre due punti di PIL tra il 2023 e il 2025.

Il rapporto CEPR evidenzia così una contraddizione decisiva: Lula ha migliorato occupazione, salari, povertà e sicurezza alimentare, ma l’elevato costo del denaro continua a limitare la piena traduzione di questi risultati in maggiore benessere e crescita.

Fonte

4/10/2026 https://italiacuba.it/

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