Socialità condivisa o sarà la barbarie

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Esiste la libertà individuale senza democrazia partecipativa? Una domanda che difficilmente, purtroppo, ci si pone a seguito di un’altra domanda che molti si pongono in merito al perché stiamo subendo, o meglio sopravvivendo emotivamente a questo stato di cose presenti e distruttivi come una valanga pronta a sommergerci.
Probabilmente, se ce la ponessimo, potrebbe essere l’inizio di una riflessione collettiva e non solo di quella parte che partecipa alla discussione, a volte, azione politica, ma, e questo sarebbe l’inizio di un percorso, molto lungo prima dell’arrivo a una soluzione di rientro in una dimensione che trasformi la depressione sociale – o la semplice indignazione emotiva – in un fare concreto e organizzato per crepare il muro di gomma che ci hanno costruito attorno, un lager con filo spinato invisibile, sempre più tecnologico, ma distruttivo nelle sue articolazioni legislative, comunicative e di repressione sociale e militare. Inoltre, ci consentirebbe, quando usano la parola “DEMOCRAZIA” di far ricorso ai sopiti neuroni su come la parola sia stata svuotata di ogni significato quando non la si usa solo per esporre solamente la propria condizione individuale.

La concezione moderna, ma vecchia come il mondo, della libertà individuale, oggi sinonimo di individualismo concorrenziale tra socialmente simili, in alto quando calpesta i diritti di altri singoli o comunità, e in basso con le stesse problematiche sociali. Quindi, la libertà è concepita solo come diritto individuale, senza la responsabilità di partecipare alla vita collettiva, con il diritto coercitivo di prendere agli, altri, siano essi indigeni o stranieri, anche il poco che hanno, in una società dove pochi miliardari possiedono ricchezze superiori a quelle di interi Stati, comprandosi giornali, politici e istituzioni.

In questo crepato quadro sociale di conseguenza non si ferma la deriva della partecipazione politica in Italia
I dati più drammatici per quel poco che resta di democrazia formale (quella sostanziale è stata portata progressivamente in coma da oltre trent’anni) riguarda la sempre più ridotta partecipazione dei giovani che esprimono le loro opinioni su temi sociali o politici attraverso siti web o social media, a conferma che le relazioni sociali hanno subito una trasformazione profonda di delega ai social network, sostituendo gli organismi partecipativi fisici che hanno rappresentato il motore della democrazia sostanziale.

E’ quanto aveva descritto anni fa Zygmunt Bauman con “La società liquida” con cui ha descritto la fotografia della fragilità dell’oggi con la “sua” democrazia che esclude il popolo dalle reali decisioni e fa affidamento sui cortigiani del mondo politico bipartisan per mettere in scena la farsa della democrazia dei salotti finanziari, e imprenditoriali su scelte imposte Europa delle banche, mentre il liberismo (elementare sinonimo di autoritarismo) detta legge sulle condizioni di vita dei popoli e prepara la guerra in Europa provocando la Russia da oltre un decennio con atti terroristici, finanziari e militari.

La frenesia degli eventi, e delle comparse politiche complice la comunicazione stampa e televisiva, modifica in peggio, in una sola giornata – o in poche ore – fatti e parole interpretative su temi di epocale importanza senza nessun criterio storico e coscienza politica dell’impatto che hanno sulla gente, nel ruolo di spettatori paganti assegnatogli da decenni. Smemorizzare nei cittadini le parole dette e gli atti compiuti è una strategia purtroppo ancora vincente.

La rampa di lancio è rappresentata dall’uso della comunicazione televisivi e stampata per persuadere l’opinione pubblica ad aderire, con mistificazioni tambureggianti, al progetto politico/militare nel mentre condizioni di vita e diritti sociali vengono gradualmente soppressi. Quanti si chiedono perchè questa magia comunicativa che induce al silenzio/assenso sulla riduzione delle spese sociali e i miliardi delle spese militari attecchisce?

Quanto sta succedendo dovrebbe preoccupare le menti libere da egoismi mainstream, pare che il virus del menefreghismo stia invadendo anche individui che non hanno nulla da difendere, anche le persone più povere. Difendersi da chi? La logica e l’intelligenza, porterebbero a individuare il nemico in chi ha troppo, ma il condizionale è d’obbligo di fronte alla sconfortante realtà che vede coinvolti nella spirale del razzismo, persone di diversa cultura, origine e censo, tutti questi seguono il messaggio mediatico.

Da trent’anni, e sempre peggio, l’unica reazione che si registra in ampie fasce popolari è l’apatia, la passività che porta a disarmarsi intellettualmente e interiormente, cadendo in un oblio che li inibisce nella personalità e nella parola autonoma, e contemporaneamente capaci solo di produrre violenza inconsulta verso chi sta peggio, cadendo in un masochismo sociale che li arruola come servitù dei loro carnefici al potere nelle istituzioni e nell’economia.

Lo stato di prostrazione conseguente alle difficoltà in una società guidata, con le politiche economiche e con le guerre, verso la depressione con l’aumento delle diseguaglianze e delle ingiustizie sociali generano ansia, timori e bisogno di compensazione.

Ci troviamo in una situazione che sta generando pericoli per la vita civile che se portati a compimento da leghisti e fascisti, con la secessione del Nord e la legge elettorale dittatoriale, aiutati dalla mascherata complicità dell’arco parlamentare del centrosinistra (è conclamata la loro non volontà di fare autocritica) ci vorranno altri trent’anni per ricostruite forme minime di convivenza civile e di diritti elementari, mentre invecchieranno altre generazioni sotto il capestro della disoccupazione e del non poter costruire un futuro lavorativo e famigliare.

Il disagio collettivo, e la stessa malattia, vengono raccontati quasi solo nella loro dimensione individuale, abbiamo sempre meno strumenti per riconoscere la nostra sofferenza come collettiva.

Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare che tutte le energie politiche vengono impiegate per possedere un facile consenso ammiccante sui social network (narcisismo politico) o nel cercare di abbracciare i desiderata del Mercato (fede neocapitalista).

Questo sistema politico che ci detta la vita è pianificato da diversi decenni e sono iniziati nei primi anni ’80 con l’alleanza tra parte del sistema politico e la Loggia massonica segreta P2, alleanza che ha governato dal primo governo Berlusconi fino a questo in carica, e inserendosi con i suoi programmi reazionari anche negli altri governi.

Ora, smettiamola di farci occupare la mente dalle facezie che ci sono regalate e torniamo a pensare con spirito critico sulla realtà delle cose che succedono. Badiamo ai crudi

fatti che stanno crepando la nostra vita, già impunemente deformata dall’informazione dominante.

Lo scenario apocalittico mondiale, – anche coadiuvato dall’irrompere dell’intelligenza artificiale destinata dai gestori dei poteri a a marginalizzare quella umana, decostruendo la storia e riducendo alla fame miliardi di persone, a partire dal lavoro produttive – è sottoposto ad una narrazione quotidiana ben orchestrata dai responsabili del disastro globale, non solo politico, economico e militare, ma anche climatico tra incendi, siccità, rischio desertificazione.

Dallo stato apatico alla consapevolezza. Intanto entriamo nell’ordine d’idee: che siamo capaci di pensare e di agire. E torniamo capaci di pensare, di volere e agire sulla materialità delle nostre condizioni, iniziando questa nostra riconversione di soggetti produttivi di azione concreta. Questo ricostruirci come soggetti pensanti deve esprimersi quando relazioniamo con qualunque nostro simile, a prescindere dalla provenienza territoriale, dal colore e, per i credenti, dalla religione.

Quanto sta succedendo dovrebbe preoccupare le menti libere da egoismi estremisti, pare che il virus del menefreghismo stia invadendo anche individui che non hanno nulla da difendere, anche le persone più povere. Difendersi da chi? La logica e l’intelligenza, porterebbero a individuare il nemico in chi ha troppo, ma il condizionale è d’obbligo di fronte alla sconfortante realtà che vede coinvolti nella spirale del razzismo, persone di diversa cultura, origine e censo, tutti questi seguono il messaggio mediatico.

Il proletariato di oggi, sempre più simile a quello dell’ottocento – come da programma studiato e messo in cantiere dai poteri economici tramite i governi da loro costruiti con legislazioni progressivamente autoritarie – è di fronte a un dirupo: o riflettere sulla propria condizione esistenziale e organizzare un percorso di liberazione sociale o continuare a subire e farsi manipolare dai poteri attuali che ci stanno consapevolmente portando verso il collasso climatico e la terza guerra mondiale.

Da questo stato di cose presenti, e da quello apocalittico del vicino futuro, se ne esce vivi e vegeti solo come soggetto collettivo non in competizione tra singoli o collettività.
Sappiamo che non basta, o non serve, consigliare di uscire dal proprio isolamento e impegnarsi politicamente, bisogna ricostruire un linguaggio capace di trasformare ciò che viviamo individualmente in qualcosa che ci permette di individuarla, sperimentarla, come esperienza da condividere collettivamente per immaginare come coniugare le sofferenze sociali, e i bisogni di vita, in concreta organizzazione comunitaria e territoriale, quei luoghi dove il vissuto è comune. La lotta della comunità GKN ne è un esempio.

Per guarire dall’inerzia che ci blocca c’è solo un farmaco, senza controindicazioni: la lotta di classe, come bisogno di vita.
L’alternativa è la barbarie!

P:S. La lotta di classe prescinde dalle scadenze elettorali dentro le quali gioca un ruolo determinante solo se è viva nei fatti quotidiani nel lavoro, nelle periferie. Oggi la sua assenza popolare di massa facilita i poteri nel decidere l’alternanza tra due schieramenti simili, in economia e in geopolitica.

Franco Cilenti

Editoriale del numero di ottobre 2026 del mensile Lavoro e Salute

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