Oulx, dopo la chiusura del Rifugio l’accoglienza si regge sui volontari

Con l’inverno alle porte, servono spazi coperti e nuove risorse

ROSSELLA ICARDI 1, SENTIERI SOLIDALI ODV

Dal 1° settembre il Rifugio Fraternità Massi di Oulx ha cambiato volto. La chiusura formale della struttura ha imposto una riorganizzazione profonda, trasformando l’accoglienza tradizionale in un presidio sul campo continuo, sostenuto in primo luogo dalla dedizione dei volontari.

«Dalla chiusura del Rifugio si vive prevalentemente all’esterno, affrontando dodici ore al giorno che diventano lunghissime», racconta Susanna Torasso, volontaria e membro del direttivo dell’associazione Sentieri Solidali ODV, nata dalla spinta dei volontari per rispondere a questa nuova fase.

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31 Agosto 2026

Contrariamente a quanto si potesse immaginare, la chiusura del Rifugio non ha fermato la pressione lungo la rotta alpina. I dati raccolti dai volontari registrano anzi un incremento: dal 1 settembre a oggi si contano oltre 1.000 passaggi, superando le cifre del mese di agosto.

Circa il 20% dei transiti riguarda minori non accompagnati, affiancati da un flusso costante di donne con bambini. «In passato il Rifugio rappresentava un punto di accoglienza più stabile per le famiglie. Oggi dobbiamo fare i conti con una situazione diversa e decisamente più complicata», spiega Susanna.

Come risposta all’emergenza logistica, la Croce Rossa ha allestito una struttura per l’accoglienza notturna dalle 20:00 alle 08:00, garantendo circa 50 posti letto. La capacità di assorbimento resta tuttavia spesso al limite.

Le persone in eccedenza vengono trasferite a Bussoleno, una misura che coinvolge soprattutto i minori e che crea non pochi problemi procedurali: i minori dovrebbero infatti presentarsi al mattino presso la Polizia di Frontiera, ma i tempi di trasferimento da Bussoleno non sempre ne garantiscono la tempestività.

La routine quotidiana segue una scansione serrata e coordinata in tempo reale tramite chat di gruppo. La giornata inizia alle 8:00 con la prima riunione organizzativa e l’assegnazione dei compiti: i volontari si recano presso la struttura della Croce Rossa per accompagnare al presidio le persone che hanno passato lì la notte. Si apre così il turno del mattino, il più intenso della giornata.

Dopo la colazione, si effettua un briefing per spiegare alle persone i loro diritti, inclusi quelli di protezione per i minori non accompagnati, poi viene fornita l’attrezzatura necessaria ad affrontare la montagna, tra cui giacche pesanti e calzature adatte. Da lì vengono accompagnate ai pullman diretti alla frontiera.

Nel pomeriggio, dalle 15:30 alle 20:00, l’attività si concentra sulla gestione dei flussi continui e sulla preparazione dei pasti. Segue poi il turno serale e notturno, attivo fino a mezzanotte, dedicato all’accoglienza di chi arriva con gli ultimi treni o di chi viene respinto dalle autorità francesi. A queste persone viene offerto un pasto caldo e prima assistenza prima di essere accompagnate alla Croce Rossa.

«Se prima il Rifugio era una meta conosciuta a cui si arrivava direttamente, ora dobbiamo essere noi ad andare incontro alle persone, spesso anche solo per consegnare una giacca al loro arrivo in stazione», sottolinea Susanna.

I volontari garantiscono cibo caldo anche a chi arriva in tarda sera. Questo è reso possibile anche dal sostegno di realtà come Cuoche Ribelli, Fornelli Resistenti, L’alveare di Bardonecchia, Safe House e diverse associazioni del territorio che mettono a disposizione pasti già pronti.

A far funzionare questa macchina sono i tantissimi volontari, e il sostegno di No Name Kitchen e OnBorders, realtà che mettono a disposizione una presenza continuativa di 8-10 persone.

«C’è tantissimo interesse da parte di volontari di tutte le età pronte a fermarsi per più giorni, ma la capacità di alloggio resta un nodo da sciogliere», aggiunge Susanna.

Per chi arriva da altre regioni o dall’estero al momento si dispone di una sola camera con 6 posti letto. 

Per preparare al meglio chi decide di mettersi a disposizione, è stata avviata una collaborazione con Il Pulmino Verde per fornire una formazione con cadenza mensile, utile a fornire un’adeguata preparazione sulle dinamiche di frontiera e sulle attività operative del presidio.

L’incognita principale resta l’arrivo imminente dell’inverno, quando le temperature precipiteranno. Il direttivo di Sentieri Solidali ODV sta cercando con urgenza una tensostruttura o uno spazio coperto esterno per i prossimi mesi.

Si sta interpellando la Prefettura e anche valutando l’acquisto diretto, un’operazione però molto onerosa. Su questo fronte si registra una prima promessa di un parziale finanziamento da parte della Città Metropolitana.

Dal punto di vista economico, la solidarietà dei sostenitori ha portato a raccogliere donazioni molto elevate in un solo mese che raggiungono circa 50.000 euro. Le uscite restano tuttavia ingenti: le donazioni servirebbero a coprire i costi di riscaldamento e l’acquisto di materiale tecnico che non rientra nelle normali raccolte di abiti usati, come guanti da montagna, scaldamani e coperte isotermiche.

«Soltanto lo scorso anno abbiamo speso 15.000 euro esclusivamente per questo genere di forniture, indispensabili per la sopravvivenza in quota», precisa Susanna.

Per dare continuità e coesione alla rete di supporto, è stata inoltre lanciata una campagna di tesseramento con quota simbolica di 5 euro, che ha già superato le 100 adesioni e si prevede continui a crescere. L’obiettivo non è finanziario, ma civile: coinvolgere la cittadinanza e rendere le persone parte attiva di un presidio umano e sociale.

  1. Ricercatrice in scienze sociali e volontaria presso il Rifugio Massi di Oulx. Unisco all’attività di ricerca l’impegno sul campo a supporto delle persone in movimento nelle aree di confine ↩︎

13/10/2026 https://www.meltingpot.org/

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