2020, l’anno dei “virologi soubrette” in TV: una riflessione artigianale
Il professor Andrea Crisanti, la mattina del 2 gennaio, si è sottoposto alla vaccinazione anti-Covid, nel corso di una cerimonia pubblica trasmessa in diretta Facebook nell’Azienda Ospedaliera di Padova. “Non sono mai stato contrario – ha detto, prima di sottoporsi all’iniezione – ma avevo detto che aspettavo il conforto di avere informazioni scientifiche. C’è stato qualche problema di trasparenza ma è stato risolto con la condivisione dei dati, quindi è il momento di testimoniare con la consapevolezza che è un momento di svolta. I vaccini sono sicuri, e ci sono e saranno diversi tipi di vaccinazione“, ha concluso.
Dichiarazioni ai limiti dell’assurdo, per questo meritano quella che ho definito una “riflessione artigianale”, quasi certosina, non solo per criticare la presa di posizione, ma più in generale il sistema che ha prodotto questo tipo di informazione, ricca di contraddizioni, che sembra avere la presunzione di rivolgersi solamente a teste non-pensanti.
Crisanti non era quello che voleva vedere i dati grezzi? Non era quello che aveva svelato il segreto di Pulcinella che tanto ha scandalizzato il mainstream, ovvero che le case farmaceutiche non hanno meso trasparenza? Non era quello che “io non mi vaccino se non ho i dati trasparenti”?
Cosa è cambiato in un mese? Nulla! I “dati sulla trasparenza” li avremo comunque nel 2024, quindi cosa ha fatto scattare a Crisanti la voglia pazza di vaccinarsi? Quali sono stati i dati che sono stati condivisi? Cosa l’ha spinto a fare da “testimonial del vaccino”?
Dove si è nascosta la coerenza? O ci fa comodo salire sul carro dei benpensanti senza scomodare nessuno? A quanto pare sembra proprio questo.
L’anno appena passato è stato anche l’anno dei “virologi soubrette”, che si sono riscoperti animali da palcoscenico ed hanno avuto la possibilità di esibire la propria faccia, spesso sconosciuta perché rinchiusa nei laboratori della ricerca, in TV mostrandoci, a piccole dosi quotidiane, il loro ego.
Degli istrioni pronti a tutto, anche a compensi danarosi “senza lucrare sulla situazione”.
Eh sì! Perché oggi c’è qualcosa di più grande nel mondo dei mass media: l’autoreferenzialità, l’autoelogio e il far parlare di sé. Cosa che accomuna tutti: da Burioni a Zangrillo, compreso Crisanti.
Nessuno di questi ologrammi apparsi in TV ha azzeccato una sola previsione, a partire da Roberto Burioni, lo scienziato della “Scienza Unica”. Una comunicazione pessima che ha contribuito a fare confusione, fino a questi ultimi giorni sui vaccini. Nella puntata del 29 dicembre 2020 di Storie Italiane, condotto da Eleonora Daniele, il Dottor Silleri è arrivato a dire che la ricerca sul vaccino anti-Covid procede da anni nella comunità scientifica e che quindi non è una cosa recente e frettolosa. È ovvio che questo è un refuso linguistico, ma siamo seri: che cosa capisce la gente da una affermazione del genere? Nulla, anzi la più totale confusione, dando adito a narrazioni cospirazioniste: “Ma come? Ci hanno detto, fino all’altro giorno, che fino all’anno scorso era un virus sconosciuto e ora salta fuori che lo studiano da anni? Non è che ci nascondono qualcosa?”.
In più l’informazione non era neanche lontanamente corretta perché è vero che i vaccini mRNA si studiano da anni, sono stati usati su piccola scala, su base sperimentale, per i trattamenti contro il cancro e non contro patologie infettive. Se si fosse data invece, molto pacatamente, questa informazione, non si sarebbe data neanche la possibilità per la disinformazione di dilagare. Sull’informazione, gli USA, ci hanno battuto perché, sebbene in maniera antidemocratica come solo loro sanno fare, l’unico che parlava per tutti in TV era il virologo Anthony Fauci, coordinatore della Task Force contro il Covid-19 in precedenza membro del direttivo del Piano di azione per lo sviluppo dei vaccini creato da Bill & Melinda Gates Foundation. Invece da noi, il tutto era condito con discorsi roboanti, retorici, fenomenologici, metafisici e quant’altro.
Gli unici, velocemente scacciati dal mainstream, che hanno dato un briciolo di informazione sono stati De Donno e i medici che hanno parlato umilmente del plasma iperimmune (tra cui Crisanti per altro): una soluzione temporanea per un’emergenza, mentre Burioni parlava di anticorpi monoclonali umani di cui, forse, quest’anno potremo vederne l’ombra.
Però questo ha permesso u po’ a tutti di farsi notare nell’opinione pubblica italiana.
Anche Giorgio Palù, che per primo a marzo dell’anno scorso criticò la gestione Lombardia e l’ospedalizzazione del virus, dopo essere stato ignorato per molti mesi, è stato ripescato ad ottobre per poi fare una piccola escalation: da Presidente della Società Italiana di Virologia a Presidente dell’ AIFA. Insomma mica patatine. Per molti virologi, il Covid-19 e la fama, hanno garantito salti di carriera. Nulla di male, ma francamente sembra veramente che le loro comparse in TV siano servite più a loro che alla salute pubbliche.
Comunque sono stati bravi! Ognuno di loro ha avuto la possibilità di fare il proprio gruzzolo… La Gismondo ha scritto un libro (per altro interessante), il fuori-classe Burioni ne ha scritto uno addirittura a febbraio quando ancora non si sapeva nulla, per poi curare una catena di 5 libri, uscita pochi giorni fa, di cui si sta facendo tanta pubblicità, sulla SCIENZA. Una sorta di “LA SCIENZA SECONDO BURIONI”.
Se non è populismo questo. L’editoria, con il Covid, ha spostato il suo spazio d’interesse sul “focus dell’anno”, con una pubblicità degna solo della propaganda. Non è importato a nessuno di libri bellissimi e interessanti che sono usciti. Libri, dunque, quelli dei “virologi soubrette”, che sembrano più una sponsorizzazione di personaggi televisivi. Il populismo in nome del anti-populismo: splendido, quasi emozionante. D’altronde sul mercato qualsiasi discorso può essere mercificato e, per persone come Burioni, é manna. Lui che in questi anni si è costruito la “figura ideale dell’eroe”, del grande scienziato che per amore dell’Italia e della scienza ha aperto un blog, Medical Facts, contro l’avanzata dei no-vax e contro l’ignoranza in nome della competenza. Un discorso che vuole polarizzare i pensieri e che non accetta le sfumature, puzzando un po’ di provincialismo, ovvero di “ridurre la complessità”, come direbbe Pasolini.
Colui che, per condurre questa “battaglia”, ha messo a disposizione il suo tempo per tutti noi… Lui che ha addirittura avuto meno entrate rispetto agli altri anni per fare il “Bene nostro e di tutta la Santa Scienza”.
Un martire, un santo della “religione medica”, un eroe… appunto!
Una persona che, secondo Codacons (dati non ancora smentiti da nessuno) è in ottimi rapporti con le case farmaceutiche, le quali gli hanno sponsorizzato varie attività e progetti.
Il suo libro “Il vaccino non è un’opinione”, pubblicato a settembre 2016, sarebbe stato sponsorizzato da colossali farmaceutici come GlaxoSmithKline Biological e Sanofi-Pasteur MSD. Tra l’altro, dall’esposto emerge che il dottor Burioni sarebbe stato autore del progetto “Dalla vaccine hesitancy alla vaccine recovery”, finanziato con il contributo incondizionato di Merck&Co erogato da MSD Italia, casa farmaceutica che avrebbe versato alla fondazione Lorenzini per il progetto la somma di 352.000 euro nel 2017.
Sempre un santo apostolo, quasi un luminare. Notizie che non dovrebbero trasmettere serenità ai “consumatori della scienza medica”, ovvero quelli che ne usufruiscono per curarsi, ovvero noi tutti.
Però il suo marchio ormai è stabilito: Burioni – Medical Facts, lui è l’eroe che si è sacrificato per noi e noi non vogliamo capirlo.
Insomma i virologi si sono dimostrati delle vere e proprie soubrette, degli atleti capaci di dare il meglio di loro a livello di immagine, a livello mediatico, ma un po’ meno sono riusciti a fare luce sulla situazione che stavamo vivendo. Forse solo grazie ai bollettini della Protezione Civile, nonostante il panico sociale che trasmettevano, davano un chiaro quadro della situazione, mentre dall’altro lato i virologi si dedicavano ad interpretazioni approssimative, sia contro gli allarmismi sia a favore degli allarmismi, sia contro la rassicurazione sociale sia a favore. Sono stati l’inizio della confusione che, con il pretesto di fare scienza, hanno venduto soluzioni quando le soluzioni o non c’erano, o si stavano studiando.
È stato un misero teatro e che forse continuerà…
Lorenzo Poli
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute
3 gennaio 2021










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