Al Nakba: un processo di genocidio durato 77 anni

di Pablo Jofre Leal

Infatti, 77 anni dopo la Nakba, 58 anni dopo la guerra del giugno 1967 e 32 anni dopo la frode degli accordi di Oslo, dobbiamo aggiungere 19 anni di brutale blocco contro la Striscia di Gaza, a cui aggiungiamo l’aumento della politica di genocidio, soprattutto contro questa enclave. dal 7 ottobre 2023, il che ha significato l’omicidio di 55mila palestinesi.

Il 14 maggio 1948, la nascita di un’entità che chiamarono Israele segna il punto di partenza, non solo di un anno tragico, ma anche di una tappa storica, un percorso di perversione che ha già superato i sette decenni da quel fatidico 1948.

Un olocausto del popolo palestinese che non cessa, che continua a rappresentare i crimini più esecrabili e perversi di un’ideologia come il sionismo. Dotato di caratteristiche razziste, suprematiste e di un comportamento di definirsi un popolo eletto il cui territorio di conquista, sostengono, gli è stato concesso da una divinità dotata di una certa vocazione di promotore immobiliare, capace di concedere terreni dove vi si è insediato un popolo millenario con la sua ricca cultura, come i palestinesi.

Sto parlando del regime nazional-sionista israeliano, a questo punto considerato il più criminale che si sia verificato negli ultimi 80 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale (seconda guerra mondiale) e che proprio il giorno della sua comparsa sulla scena internazionale inizia quella che in arabo si chiama Al Nakba – la catastrofe – che ha comportato l’omicidio di massa. l’espulsione di 800.000 palestinesi dalle loro terre ancestrali, la distruzione di villaggi, città, l’occupazione di grandi città, che pongono l’entità israeliana come una similitudine del Terzo Reich tedesco.

Anche le Nazioni Unite (ONU) sono così riluttanti a portare avanti politiche che vanno oltre la mera denuncia e a intraprendere azioni che implicano, ad esempio, l’applicazione della carta fondante di questa istituzione che, nel suo capitolo VII, obbligherebbe a punire l’entità criminale israeliana per essere una minaccia alla pace e portare all’aggressione e alla violazione del diritto internazionale, in particolare attraverso l’articolo 42 di questo capitolo (1). L’ONU, attraverso il suo Comitato Speciale per la Decolonizzazione sulle pratiche israeliane nei territori occupati, ha sottolineato, il 9 maggio, che ciò a cui “stiamo assistendo contro il popolo palestinese potrebbe benissimo essere un’altra Nakba” (2)

L’organismo ha ritenuto che “Israele continua a infliggere sofferenze inimmaginabili alle persone che vivono sotto la sua occupazione, mentre espande rapidamente la confisca delle terre come parte delle sue “più ampie aspirazioni coloniali e continua a portare all’uccisione di massa e indiscriminata di civili, sparizioni forzate, pulizia etnica e totale sottomissione di coloro che sono sotto il suo sistema di occupazione e apartheid… Quella a cui stiamo assistendo potrebbe benissimo essere un’altra Nakba”.

Per il suddetto Comitato, le testimonianze raccolte sul campo in questi mesi di genocidio sulla popolazione di Gaza dimostrano che l’uso della tortura e di altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, compresa la violenza sessuale, è una pratica sistematica dell’esercito sionista e delle sue forze di sicurezza, sia lo Shin Bet (Shabak) che il Mossad. Pratica diffusa di tortura e abusi sessuali nelle prigioni e nei campi di detenzione militare del nazionalismo.

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Autschwitz e Gaza: una realtà.

Il Comitato afferma: “I metodi utilizzati dal regime israeliano si leggono come un manuale su come cercare di umiliare, sminuire e incutere paura nei cuori delle persone; Prima vengono le molestie sessuali, il toccare in modo improprio le parti intime, poi gli abusi sessuali, poi la minaccia di stupro e infine lo stupro stesso, compreso lo stupro di gruppo, una pratica che si è diffusa in tutto il paese.

Il Comitato ha inoltre indicato che la visita ha avuto luogo mentre il governo di Israele continua a imporre un blocco totale sugli aiuti a Gaza “trasformando il diritto al cibo in un’arma. È difficile immaginare un mondo in cui un governo persegue politiche così depravate per affamare una popolazione, mentre i camion di cibo sono a pochi chilometri di distanza. Ma questa è la realtà malata degli abitanti di Gaza”. Una politica della fame, il cibo come arma di guerra.

La Palestina sta vivendo un genocidio, un calvario per mano di coloro che un tempo si consideravano vittime e hanno beneficiato di quella che lui chiamava la Shoah (3) e che oggi sono macellai, carnefici, bestie crudeli e brune. Un olocausto dalla caratteristica innegabile: non è finito, è più presente che mai. E che, ancora di più, ha aumentato i suoi livelli di perversione, il che ha significato attuare politiche di soluzione finale, nello stile di quelle previste alla Conferenza di Wannsee dei gerarchi nazisti il 20 gennaio 1942 (4)

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En este inicio, del sexto lustro del siglo XXI asistimos, en el plano internacional, a la consolidación de la impunidad como conducta, en materia de negarse a cumplir el derecho internacional. Esto, en forma contumaz, por una de las entidades más terroristas que ha dado la historia de la humanidad: el régimen nacionalsionista judío israelí. 

Efectivamente, a 77 años de Al Nakba, a 58 años de la Guerra de junio de 1967 y a 32 años de lo que fue el fraude de los Acuerdos de Oslo debemos unir 19 años de un bloqueo brutal contra la Franja de Gaza, a lo que adicionamos la política incrementada del genocidio, principalmente contra este enclave, desde el 7 de octubre del 2023 que ha significado el asesinato de 55 mil palestinos, el 70% de ellos mujeres y niños. 150 mil heridos, la destrucción del 80% d ela infraestructura de Gaza: hospitales, escuelas, universidades, mezquitas, iglesias cristianas, fábricas, casas, calles y carreteras, infraestructura vial.

Una Franja de Gaza cuyo suelo ha recibido, en 19 meses desde “Tormenta de Al Aqsa” el equivalente en bombardeos al lanzamiento de 5 bombas nucleares sobre Hiroshima (100 mil toneladas de explosivos). No se había visto ni siquiera en la Guerra de Vietnam tal barbarie llevada a cabo contra un enclave territorial de 360 kilómetros cuadrados donde habitaban 2.3 millones de habitantes. Como dato comparativo los aliados, en la SGM, lanzaron 4 mil toneladas de bombas sobre la ciudad alemana de Dresde, que fue destruida hasta sus cimientos.

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 Ruinas en la ciudad de Jan Yunis. Gaza.

Según datos entregados por la Revista Médica Británica The Lancet, las victimaspalestinas, desde el 7 de octubre hasta la elaboración de su documento (en julio del 2024) cuando a la agresión llevaba ya 35 mil asesinado sostenía que, aplicando una estimación conservadora de cuatro muertes indirectas por cada muerte directa no era inverosímil señalar que la cantidad de muertos se elevaba a 186 mil de los cuales dos tercios eran mujeres y niños (5)

Con esta política de crímenes de guerra y lesa humanidad el ente infanticida israelí ha demostrado ser una maquinaria criminal. Un régimen depredador, que no dejará de ocupar territorio palestino, a no ser por la fuerza de la razón y la acción de Palestina y su pueblo. Como también el trabajo de aquellos que creemos en la justicia, así si ella se ejerce con todas las formas de lucha contra el terrorismo institucionalizado a partir de la creación de la entidad sionista.

El terror desde sus orígenes

El régimen nacionalsionista judío israelí surge de recomendaciones y determinaciones arbitrarias, bajo el marco del peso de la conciencia de una comunidad internacional que quiso, mediante la propuesta de partición de Palestina, cuyo documento utilizado interesadamente por el sionismo como documento legal, la Resolución N° 181 de noviembre de 1947 (6) ceder aquello que no le pertenecía y así tratar de apaciguar su responsabilidad frente a los crímenes del nacionalsocialismo alemán.

Conducta que ha significado que sea el pueblo palestino el que pague las consecuencias de una guerra europea, llevada a cabo por intereses hegemónicos de potencias occidentales. Un pueblo palestino sometido a un Holocausto desde ese 1948, sin tener arte ni parte en los crímenes cometidos por el Tercer Reich alemán. Y, en ese proceso, con un sionismo y la utilización de la religión judía, que ha pasado de ser considerado víctima a convertirse en una sociedad victimaria. Y hablo de sociedad pues el 99% de la población israelí es partidaria de este genocidio, parte componente del racismo y supremacismo imperante.

A 77 años de Al Nakba queda establecido que esta continúa, que Israel no dejará de ocupar los territorios usurpados a Palestina, tanto en Cisjordania donde existe 800 mil colonos paramilitares en asentamientos ilegales, a lo cual suma sus afanes desplazamiento, expulsión y exterminio de la población palestina en la Franja de Gaza. Todo ello rodeado de un Muro de 720 kilómetro de largo.

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Insediamento di coloni ebrei stranieri in Cisgiordania. Circondato da un muro.

Un’entità criminale come quella sionista che continuerà a violare tutte le risoluzioni emanate da organizzazioni diverse come le Nazioni Unite, il suo Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea Generale, l’Unesco o qualsiasi altra che di solito chieda, senza alcun risultato, di cessare la sua polizia criminale contro il popolo palestinese. Un Israele che continuerà ad essere impegnato nella sua politica colonialista, razzista e criminale e che ci permette, a ragione, di definirlo un regime nazional-sionista.

Come non definire l’entità sionista come un regime terrorista, una sinistra imitazione del regime nazista, se ogni sua azione riflette questo da quando ha iniziato il suo processo di insediamento in Palestina alla fine del XIX secolo? Prova della canzone: protegge il suo processo di colonizzazione prima del 1948 con le azioni di bande armate come l’Haganah. Il movimento avrebbe condotto azioni armate contro la popolazione palestinese e che in seguito, con l’appoggio britannico, avrebbe formato una forza d’attacco composta da 50 mila miliziani che avrebbe materializzato la nascita dell’entità patibularia nel maggio 1948. Un movimento paramilitare che si sarebbe impegnato in crimini di guerra, espellendo centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre ancestrali

Un gruppo scissionista dell’Haganah, la cosiddetta banda dell’Irgun, fondata dal sionista ucraino Ze’ev Jebotinsky, sarebbe diventata una delle organizzazioni più violente in terra palestinese, uccidendo sia la popolazione locale che funzionari e soldati britannici. Da questo gruppo dell’Irgun si è staccato un altro movimento terroristico, la Banda Stern, nota anche come Lehi, fondata dal sionista polacco Abraham Stern, che è stato colpito a morte mentre si nascondeva dai suoi carcerieri in un armadio. Stern è stato sostituito dal primo ministro israeliano, il bielorusso Yitzhak Shamir. Tutte queste organizzazioni, senza alcuno scrupolo morale, usavano quotidianamente il terrorismo. Erano la base, il DNA terrorista dell’attuale esercito terrorista di occupazione israeliano.

L’unione di questi gruppi, insieme all’appoggio britannico in consigli, uomini e armi, avrebbe permesso che il 14 maggio 1948, in un’azione concertata tra il sionismo guidato dal leader di origine polacca David Ben Gurion (il cui vero nome era David Grün) e le autorità britanniche – che conclusero il loro mandato quello stesso giorno – fosse proclamata la nascita di un’associazione di natura criminale sorta contro il grano dei diritti della popolazione palestinese e con il suo netto rifiuto. I paesi arabi vicini, come c’era da aspettarsi, sono entrati in guerra contro le forze israeliane e contro quell’entità che è nata artificialmente nel concerto internazionale.

Continua nella Parte II.

Articolo pubblicato su Hispantv.

1.- Carta delle Nazioni Unite, Capitolo VII: Azione in caso di minacce alla pace, violazioni della pace o atti di aggressione. Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure di cui all’articolo 41 possano essere inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, può esercitare, attraverso forze aeree, navali o terrestri, le misure necessarie per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali. Tali azioni possono includere dimostrazioni, blocchi e altre operazioni effettuate da forze aeree, navali o terrestri dei membri delle Nazioni Unite (articolo 42) https://www.un.org/es/about-us/un-charter/chapter-7

2.- https://news.un.org/es/story/2025/05/1538651

3.- Shoah. Letteralmente Catastrofe in ebraico, per significare ciò che hanno comunicativamente chiamato olocausto, al servizio di ciò che l’analista americano di credenze ebraiche Norman Finkelstein ha chiamato “l’industria dell’Olocausto”

4.- Conferenza tenutasi il 20 gennaio 1942 a Wannsee, nella periferia di Berlino, tra politici, burocrati e militari nazisti in cui fu verificata la pianificazione delle questioni operative di quella che in seguito sarebbe stata chiamata la “soluzione finale ebraica”. La Conferenza di Wannsee ha generato un enorme dibattito all’interno della società israeliana sulla portata di questo incontro e sul fatto che abbia davvero affrontato la questione dello sterminio degli europei di fede ebraica, che si sarebbe concluso con il cosiddetto genocidio compiuto dal nazionalsocialismo. Per il nostro obiettivo di assimilare quella conferenza al Piano Dalet, è evidente che questo piano sionista, generato prima della formazione dell’entità sionista il 14 maggio 1948 dove, come a Wannsee, si parla di “diminuzione naturale della popolazione palestinese”, di un trattamento adeguato per la Palestina sionista, di “diverse forme di soluzione” che si esprimeranno nella demolizione dei villaggi e delle città palestinesi, deportando la sua popolazione, cambiando i nomi da arabi a ebraici, demolendo case pietra su pietra, riscrivendo la storia di migliaia di anni dei nativi e fantasticando sui miti fondatori che hanno alla base due racconti, tipici del mondo della Marvel quello di serie testimonianze storiche: un popolo eletto a cui è stata promessa una terra. https://rebelion.org/la-conferencia-de-wannsee-verdad-y-mito/

5.- https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/testo completo

14/5/2025 https://www.telesurtv.net/

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