Alcune conclusioni su una guerra illegale che l’Occidente ha condotto e perso con entusiasmo

l diritto internazionale è stato abolito e mai prima d’ora gli eventi sono stati così deliberatamente travisati. Un attacco fallito all’Iran, una risposta di Teheran che ha quasi spezzato il collo a Israele. Il doloroso parto di nuove realtà politiche – la guerra dei due mondi.

Peter Haenseler
sonar21.com

Introduzione

Il Presidente degli Stati Uniti Trump fa quello che vuole, la sua opinione cambia di ora in ora e le sue azioni infrangono la legge americana e quella internazionale. Avevamo già riferito dell’attacco americano all’Iran in “Trump ha deciso e attacca l’Iran – questo avrà conseguenze – per tutto il mondo?” del 22 giugno. Ora abbiamo alcuni nuovi approfondimenti.

In questo articolo esaminiamo il completo fallimento militare e strategico degli attacchi di Israele e degli Stati Uniti all’Iran, la risposta del Paese attaccato che ha portato Israele sull’orlo della distruzione, il “cessate il fuoco”, le ragioni per cui l’Iran ha risparmiato Israele da una possibile distruzione totale. Dodici giorni in cui è successo di tutto.

Israele e gli Stati Uniti hanno fallito

Il cambio di regime è fallito – il popolo iraniano è unito

La guerra contro l’Iran, pianificata e istigata congiuntamente da Stati Uniti e Israele, è stata persa da entrambi. Anche i contemporanei non politici si stupiscono sempre di più della semplicità con cui l’Occidente, che un tempo dominava il mondo, continua a spingere intere regioni verso nuove catastrofi, manca di umanità nel perseguire i suoi obiettivi e calpesta le sue stesse regole. Da qualsiasi prospettiva la si guardi, questa avventura non aveva alcuna possibilità di successo.

Reza Pahlevi come nuovo Scià – un bambino viziato alla ricerca di soldi

Il figlio maggiore dell’ultimo Scià aveva lasciato l’Iran con la famiglia all’inizio del 1979. I miliardi rubati hanno permesso a questo mediocre studente mai laureatosi di condurre una vita più che agiata. Sembra che questi soldi si stiano esaurendo. Lo dimostrano le cause legali negli Stati Uniti che ha intentato con dipendenti e manager per questioni di denaro. È quindi al verde e alla ricerca di una nuova fonte di sostentamento. Pahlevi ha trascorso tutta la sua vita negli Stati Uniti, non si è mai preoccupato del benessere del suo Paese e ora viene usato come un burattino da Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele – con la prospettiva di fare un sacco di soldi.

Suo padre era già salito al potere come fantoccio illegale. Il popolo iraniano aveva eletto democraticamente il professore liberale Mohammad Mossadegh. Dopo la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere britanniche e americane, gli USA avevano reagito con prontezza. Con l’operazione Ajax dei servizi segreti, l’MI-6 e la CIA avevano organizzato un colpo di Stato contro Mossadegh e insediato lo Scià come loro fantoccio. Reza Pahlevi annullato le conquiste democratiche e restituito le ricchezze agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Gli americani, da parte loro, avevano poi costretto i britannici a uscire dal mercato. Gli affari sono affari. Lo Scià era stato pagato profumatamente per questa sua prestazione da prostituta.

Il primo ministro Mohammad Mossadegh – Lo scià Mohammad Reza Pahlevi

Un altro passo sgradevole: per mantenere lo Scià al potere, era intervenuto il Mossad che, per i nuovi padroni, aveva creato la famigerata polizia segreta SAVAK. Per farlo, si è avvalso del supporto di specialisti della Gestapo e delle SS fuoriusciti dalla Germania nel 1945.

Sullo sfondo di questa storia, l’Occidente cerca di installare in Iran questo sgradevole fantoccio, nella irrealistica convinzione di poter ripetere l’Operazione Ajax. Così a Pahlevi è stato permesso di fare un appello al suo popolo da Parigi – nota bene in inglese. È previsto anche un discorso al Parlamento britannico. Questi sporchi trucchi vengono utilizzati per abituare le popolazioni occidentali al sovrano desiderato. Il popolo iraniano non ha nulla da dire al riguardo, o almeno così pensano le potenze occidentali.

La foto seguente mostra il giovane Scià in visita in Israele il 17 aprile 2023 con Benjamin Netanyahu e il ministro dell’Intelligence israeliano Gila Gamliel.

Da sinistra a destra: Il primo ministro Benjamin Netanyahu con la moglie Sara, Reza Pahlavi, il ministro dell’Intelligence Gila Gamliel

La perversa strategia dell’Occidente in un’immagine: dopo che l’ultimo presidente democratico era stato spodestato e sostituito con il padre dell’aspirante scià, il figlio, quasi un clone, si imbarca in un’avventura simile, e proprio con Netanyahu, che, pochi giorni fa, bombardava Teheran sperando in un cambio di regime, uccidendo scienziati e militari oltre a molti civili. Le mie fonti in Iran si limitano a scuotere la testa: nessuno in Iran, giovane o vecchio, nemmeno quelli che amavano il vecchio scià, vorrebbe questo ragazzino.

Pochi danni in Iran, ma molti morti

L’Iran è geograficamente grande quasi quanto l’Europa occidentale, 75 volte più di Israele e ha una popolazione dieci volte superiore. È quindi logico che in Iran i danni  nello scambio di colpi con Israele siano stati relativamente minori rispetto a quelli subiti dallo Stato ebraico, che è molto piccolo in termini di superficie.

Il programma nucleare iraniano è stato letteralmente e figurativamente toccato solo in superficie, mentre sono stati distrutti gli accessi a strutture e bunker sotterranei; un danno simbolico. I resoconti della vittoria di Trump sono così imprecisi che persino i servizi segreti americani non sono rimasti fedeli al loro leader supremo, rimanendo più vicini nei loro annunci alla versione iraniana.

È difficile valutare in che misura gli attacchi di decapitazione contro scienziati e leader militari abbiano indebolito le capacità scientifiche e militari dell’Iran. In ogni caso, questi attacchi hanno avuto sul popolo iraniano l’effetto esattamente opposto a quello voluto dall’Occidente: il popolo iraniano è ora unito dietro la sua leadership, compreso il gruppo di giovani che vorrebbero vedere la società modernizzata a livello nazionale. L’attacco non è fallito solo dal punto di vista militare, ma anche da quello sociale.

Israele è sull’orlo del disastro

Danni enormi – foto e rapporti vietati

Panoramica

Il nostro collega e amico Larry Johnson di Sonar21 – ex analista della CIA – ha compilato la seguente panoramica dei danni inflitti a Israele.

Panoramica degli attacchi iraniani contro Israele

Tel Aviv

Se qualche giorno fa aveste cercato su X immagini di distruzione, avreste trovato quello che cercavate. L’immagine seguente della distruzione completa di Tel Aviv (a sinistra) proviene da un video che volevamo utilizzare per questo articolo. Non ci sorprende che il video sia stato rimosso – ciò che rimane è uno screenshot. La foto a sinistra mostra Tel Aviv e quella a destra Berlino nel 1945. A parte il fatto che la foto di Tel Aviv è a colori e quella di Berlino in bianco e nero, non c’è alcuna differenza nell’entità della distruzione. Non ci sorprende che le autorità israeliane abbiano vietato di scattare o distribuire foto della distruzione sotto la minaccia di diversi anni di carcere – anche se con modesto successo. Inutile dire che tali foto non si trovano nei media occidentali.

A sinistra: Tel Aviv – giugno 2025; a destra: Berlino – 1945

Le aziende israeliane della difesa

Gli iraniani hanno attaccato con successo anche le aziende della difesa israeliane. Una di queste, l’azienda statale di armi “Rafael” è il gioiello della corona dell’industria israeliana delle armi. Il suo programma di produzione spazia dalle armi anticarro ai missili da crociera, ai droni marini e agli elementi chiave di “Iron Dome” e “David’s Sling”, i sistemi di difesa missilistica strategica israeliani.

Fonte: Sonar21.com

Rafael opera a livello internazionale e ha anche una filiale in Germania, la Dynamit Nobel Defence.

Infrastrutture

Il Paese dispone di tre porti importanti: Haifa, Eilat e Ashdod. Gli Houthi yemeniti hanno “chiuso” Eilat mesi fa bloccando lo stretto di Bab-al-Mandab, l’ingresso dal Golfo di Aden al Mar Rosso per le navi dirette o provenienti da Israele. Da allora il porto è morto.

Dal 13 giugno 2025, le strutture portuali di Haifa sono state così gravemente distrutte dall’Iran che questo porto, il più grande di Israele, probabilmente avrà un uso molto limitato per molto tempo. Questo vale anche per la raffineria di petrolio situata nell’area portuale. Entrambe le infrastrutture sono elementi centrali dell’economia israeliana. Oltre il 30% del commercio estero di Israele passa per Haifa. La quota della raffineria sul mercato israeliano è probabilmente ancora più alta.

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IL PORTO DI HAIFA OGGI

Ma anche Ashdod, il terzo porto più importante di Israele, è stato colpito così gravemente che, secondo gli osservatori americani, avrebbe una capacità effettiva solo del 40-50%.

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ANCHE L’AEROPORTO BEN GURION DI TEL AVIV, ALTRA IMPORTANTE PORTA D’ACCESSO AL MONDO, È STATO IN GRAN PARTE DISTRUTTO.

Ma la distruzione – e questo ha sorpreso molti – ha colpito anche le infrastrutture militari. Israele aveva trasferito i suoi aerei da combattimento in una base britannica a Cipro già prima del 13 giugno 2025. Senza questa opzione, i costosi velivoli sarebbero stati quasi certamente distrutti, così come gli aeroporti militari.

L’Iran parla di gravi perdite di personale subite dagli israeliani.

L’Occidente si affanna a raccontare quanti scienziati e ufficiali iraniani sono stati eliminati. Gli israeliani tacciono sulle proprie perdite. Secondo fonti iraniane, un sito web israeliano sulla sicurezza è stato violato e le informazioni sulle perdite di Israele sarebbero le seguenti: 6 generali di alto rango; 32 agenti del Mossad; 78 membri dello Shin Bet (intelligence interna); 27 ufficiali della marina; 198 ufficiali dell’aeronautica; 462 soldati. Non siamo stati in grado di verificare queste informazioni, ma non sembrano implausibili.

Il 40% di Tel Aviv è distrutto – Israele ha finito le munizioni

Analisti americani come Douglas Macgregor ipotizzano che il 40% di Tel Aviv sia stato distrutto. Distrutto, non danneggiato. Le immagini qui sopra mostrano la differenza tra “danneggiato” e “distrutto”.

Il tanto decantato “Iron Dome” degli israeliani ha fallito. Data l’entità dei danni, l’attributo “patetico” per descrivere questo scudo miracoloso non è fuori luogo.

Cosa ancora più grave, Israele è stato messo fuori gioco: fonti credibili hanno riferito che gli israeliani hanno praticamente esaurito le munizioni. In questi 12 giorni di guerra, Israele ha consumato tanti missili difensivi quanti gli Stati Uniti ne possono produrre in due anni. Quindi non solo il sistema non funziona come pubblicizzato, ma la sua capacità produttiva implica che non può essere utilizzato in modo sostenibile.

Un sistema finanziariamente insostenibile

Se si esaminano le armi utilizzate, diventa chiaro che l’Iron Dome non può essere utilizzato in modo finanziariamente sostenibile in un attacco reale. L’Iron Dome è costituito da vari componenti; ne illustriamo alcuni.

Patriot – Americano

Secondo la Reuters, il sistema Patriot costa 400 milioni di dollari, missili esclusi. Il prezzo unitario di un missile varia da 3,4 a 8 milioni di dollari, a seconda della versione.

Sistema Patriot – Fonte: New York Times

Thaad – Americano

Il costo di un singolo sistema Thaad completo (Thaad sta per “Terminal High Altitude Area Defense”) è stimato in circa tre miliardi di dollari per sistema. Un sistema comprende sei lanciatori, un kit da combattimento di 48 missili, un sistema radar e un veicolo di comando.

Thaad – Fonte: Wikipedia

I costi del sistema e dei i missili intercettori, non sono di pubblico dominio. Nelle fonti russe abbiamo trovato cifre quasi favolose: un missile può costare tra i 45 e i 500 milioni di dollari, a seconda della versione per l’esportazione (ad esempio per l’Arabia Saudita o la Corea del Sud). Un missile.

Arrow – Israeliano

Oltre ai già citati sistemi “Thaad” e “Patriot”, Israele ha sviluppato un proprio missile, l‘”Arrow“, questo a causa delle prestazioni inadeguate del sistema Patriot. I costi di questo sistema ammontano a circa 1,5 miliardi di dollari USA, un missile costa circa 2 milioni di dollari USA.

Arrow – Fonte: Wikipedia

Non si sa quanti razzi di tutti i sistemi siano stati lanciati durante questi 12 giorni, ma è probabile che siano stati migliaia. Un conflitto prolungato – oltre al fatto che i razzi non sono disponibili nelle quantità necessarie e hanno una funzionalità molto limitata – porterà Israele alla bancarotta.

“Cessate il fuoco”

Nessun accordo

L’annuncio della fine delle ostilità tra Israele e Iran è stato una sorpresa per molti. Ma uno sguardo dettagliato ai 12 giorni di guerra getta luce sulla presunta oscurità. Più durava il bombardamento reciproco, più Israele esauriva visibilmente e tangibilmente le proprie forze, il che non sorprende date le circostanze geografiche e demografiche. L’Iran è 75 volte più grande e i danni sono quindi distribuiti su un’area molto più ampia; entra in gioco anche il fattore popolazione, pari a 10. L’Iran aveva riorganizzato le sue strutture di comando dopo i colpi di decapitazione dei primi giorni, un risultato visibile e, soprattutto, dolorosamente tangibile per Israele.

Il cessate il fuoco annunciato dal presidente americano Trump nella notte del 25 giugno non è un accordo ufficiale. L’attuale stato di calma non è quindi un cessate il fuoco, ma, al massimo, un temporaneo silenzio delle armi.

Chi ha avviato il cessate il fuoco – e perché?

Secondo Larry Johnson, la richiesta di cessare le ostilità è arrivata da Netanyahu. Le ragioni sono semplici e convincenti: Israele non poteva resistere oltre. La distruzione anche delle strutture più sensibili non ha precedenti nella storia di Israele.

Il “cessate il fuoco” reggerà?

È relativamente facile rispondere a questa domanda sulla base del comportamento tenuto finora da Israele e dagli Stati Uniti. Se Israele e gli Stati Uniti giungeranno alla conclusione di poter raggiungere i loro obiettivi con un ulteriore attacco, lo faranno. Ciò che Netanyahu e Trump diranno prima di tale attacco è del tutto irrilevante. Abbiamo già spiegato perché la parola di Donald Trump non ha valore nel nostro articolo “La diplomazia sul letto di morte – da presidente della pace a guerrafondaio“.

Anche l’enorme errore di calcolo commesso da Israele e dagli Stati Uniti prima dell’attacco sarà irrilevante nel processo decisionale. Netanyahu deve continuare ad attaccare, altrimenti finirà in prigione e Trump probabilmente crederà di dover vincere sempre, dato che il suo carattere non gli permette di ammettere gli errori.

Questi fattori imponderabili, combinati con l’arroganza dell’Occidente, faranno probabilmente sì che la guerra continui e che il “cessate il fuoco” venga interpretato semplicemente come una pausa dagli israeliani. Spero vivamente di sbagliarmi.

Israele potrebbe essere al capolinea

Rifugiati e sfollati israeliani

Secondo il Times of Israel, circa mezzo milione di israeliani aveva lasciato il Paese dopo il 7 ottobre 2023. Il giornale fa riferimento alle cifre ufficiali dell’Amministrazione israeliana per gli insediamenti e l’immigrazione. Fonti americane parlano addirittura di 1,5 milioni, anche se non si sa se queste persone abbiano lasciato il Paese solo temporaneamente o in modo permanente. A queste cifre vanno aggiunti gli sfollati interni israeliani a seguito dei combattimenti con Hamas e Hezbollah, il cui numero ammontava a circa 100.000 nel luglio 2024 secondo la “Jüdische Allgemeine Zeitung“.

In vista della risposta iraniana all’attacco israelo-americano del 13 giugno 2025, si è aggiunto un altro gran numero di rifugiati. Dopo che le autorità israeliane hanno vietato ai cittadini israeliani di lasciare il Paese, molti hanno semplicemente noleggiato barche per fuggire via mare. Non abbiamo trovato cifre ufficiali, ma ci sono rapporti non ufficiali che parlano di altri 200.000-250.000 israeliani che avrebbero lasciato il Paese.

I flussi di espatriati sono, da un lato, una reazione agli eventi attuali, ma riflettono anche questioni politiche e sociali e causano notevoli problemi economici e demografici. Israele non è esente da questo fenomeno. Attualmente non ci sono molti segni del tanto decantato patriottismo. Chi si fida della propria leadership non lascia mai la sua patria.

Conseguenze dirette e indirette

Le infrastrutture e l’economia sono state danneggiate in modo permanente. È impossibile prevedere quanto tempo sarà necessario per la ricostruzione del Paese, se il cessate il fuoco reggerà. L’economia israeliana non solo soffre per questo conflitto, ma non era in ottima forma già nell’ottobre 2023. Negli ultimi due anni – cioè fino al 13 giugno 2025 – circa 1,5 milioni di israeliani hanno già lasciato il Paese: una catastrofe per una popolazione di soli 9 milioni di abitanti. Se si tiene conto anche del fatto che gli espatriati sono soprattutto le persone che possono finanziariamente permettersi di lasciare il Paese, questo dato è ancora più allarmante, poiché mancano proprio gli israeliani ben istruiti e ricchi che sarebbero essenziali per la ricostruzione.

Un’ulteriore indicazione di quanto sia disastrosa la situazione è il divieto di viaggiare imposto dal Ministro dei Trasporti israeliano Miri Regev – qui viene in mente il paragone con l’Ucraina. Le informazioni sono vaghe, ma il divieto di uscita è in vigore, anche se sul sito dell’ambasciata israeliana a Berlino non si trovano dettagli.

Le conseguenze demografiche di questo esodo potrebbero essere fatali per Israele. L’Israele ufficiale è sempre propenso a rappresentarsi come una terra di ebrei, in cui la maggioranza dei residenti sono ebrei. Tuttavia, nel Paese vivono anche milioni di arabi. Il loro tasso di natalità è significativamente più alto di quello degli israeliani ebrei. Le ondate di profughi dopo la guerra e lo sviluppo demografico prima o poi faranno in modo che nel Paese il numero dei non ebrei (musulmani, cristiani) sarà superiore a quello degli ebrei, il che renderà prevedibilmente assurda la strategia sionista.

Inoltre, probabilmente al momento non esiste al mondo un passaporto meno attraente. I perdenti saranno coloro che avranno solo il passaporto israeliano. È anche difficile immaginare che qualcuno si trasferisca in questa terra promessa. Chi vorrebbe vivere in un Paese dove oltre il 50% della popolazione è favorevole al genocidio?

Un passaporto che nessuno vuole tenere in mano – Fonte: Süddeutsche Zeitung

Commenteremo il carattere genocida della maggioranza della popolazione israeliana in un articolo successivo.

Perché gli iraniani hanno sospeso gli attacchi?

Date le circostanze, si tratta di una domanda interessante. Per fare un po’ di chiarezza, è necessario guardare oltre la regione.

Errore militare?

Le nostre fonti ipotizzano che una continuazione del fuoco di sbarramento iraniano avrebbe portato al collasso o addirittura alla caduta di Israele nel giro di pochi giorni o settimane. Quindi, da un punto di vista puramente militare, si è persa l’opportunità di neutralizzare Israele una volta per tutte. I soggetti direttamente e indirettamente coinvolti e interessati erano certamente consapevoli di un simile scenario. Devono quindi esserci state ragioni serie e molto convincenti per cui questa opportunità storica non è stata colta o rimandata.

Le considerazioni della Cina e della Russia

L’Iran ha probabilmente sospeso le ostilità sotto l’influenza della Russia e della Cina.

Se si valutano tutti gli interessi, gli svantaggi per la Russia, la Cina e, in ultima analisi, l’Iran sembrano aver superato i vantaggi prevedibili, almeno per il momento.

Le riflessioni che seguono devono essere valutate come tali, poiché non siamo riusciti a comprendere il processo decisionale russo e cinese. Per principio, Russia e Cina non ci permettono di guardare le loro carte:

In primo luogo, la Russia – sempre favorevole alla de-escalation – deve tenere conto degli interessi degli israeliani di origine russa. Con circa 2 milioni, il loro numero è considerevole.

In secondo luogo, il proseguimento delle ostilità avrebbe molto probabilmente costretto la Russia a un maggiore coinvolgimento a causa del trattato sulla cooperazione strategica con l’Iran, anche se il trattato non menziona il sostegno militare obbligatorio in caso di guerra. C’era quindi il rischio di diventare un partecipante de facto ad una guerra contro un Paese la cui popolazione ha ampi legami con la Russia e che in gran parte parla russo. Inoltre, la Russia sta facendo grandi progressi militari in Ucraina e non vuole disperdere le sue forze.

In terzo luogo, ricordiamo la pazienza che la Russia aveva esercitato nei confronti di Israele durante la guerra siriana, nonostante la perdita di materiali e, soprattutto, di vite umane. Come quando i cacciabombardieri israeliani avevano deliberatamente usato un aereo russo disarmato come copertura contro le difese aeree siriane.

In quarto luogo, un’ulteriore indicazione della reticenza della Russia nei confronti di Israele è il fatto che il coinvolgimento del Mossad nell’attacco ucraino con i droni contro gli aeroporti militari in Russia non è ancora menzionato ufficialmente in Russia, sebbene molti blog russi ne parlino e i fatti lascino poco spazio all’interpretazione, dopo gli analoghi attacchi da parte degli israeliani in Iran.

In quinto luogo, una guerra su larga scala in Iran arriverebbe anche in un momento economicamente inopportuno per la Russia. Il corridoio di trasporto nord-sud da San Pietroburgo all’India, che passa per il Caucaso e l’Iran, sta per essere completato ed è di notevole importanza per entrambi i Paesi.

L’interesse della Cina è più evidente. Si tratta soprattutto di ragioni economiche. Una guerra in Iran avrebbe gravemente disturbato il progetto cinese della Nuova Via della Seta, in cui l’Iran svolge un ruolo di primo piano e che rappresenta un importante anello di congiunzione nella sua ulteriore espansione verso l’Africa e l’Europa.

I cinesi acquistano inoltre una grande quantità di gas naturale e petrolio dall’Iran. Un’escalation avrebbe danneggiato gravemente gli interessi economici della Cina. Ad esempio, subito dopo l’inizio del cessate il fuoco, gli Stati Uniti hanno permesso per contratto alla Cina di acquistare petrolio e gas dall’Iran senza sanzioni. Questo fornisce all’Iran un reddito e alla Cina una sicurezza di pianificazione, se si può parlare di affidabilità e sicurezza negli accordi con l’amministrazione Trump. L’attuale risveglio di notizie sui social media della Casa Bianca sulle sanzioni secondarie del 500% contro i partner commerciali della Russia è qui a ricordarci quanto sia rischioso fidarsi di queste intese.

Parte del gas e del petrolio che la Cina riceve sarà utilizzato dall’Iran – altro accordo raggiunto molto rapidamente dopo il 25 giugno 2025 – come pagamento per i moderni jet da combattimento cinesi. In precedenza, la Cina aveva insistito per un pagamento in contanti, cosa che aveva ritardato a lungo la realizzazione del progetto.

Gli interessi degli Stati Uniti

Partiamo dal presupposto che Iran, Russia e Cina abbiano ricevuto qualcosa dagli Stati Uniti in cambio di questa specie di tregua: in primo luogo, gli Stati Uniti consentono alla Cina di acquistare ufficialmente gas e petrolio dall’Iran, come già descritto. In cambio, gli Stati Uniti sembrano aver riconquistato l’accesso alle terre rare dalla Cina. Si tratta di un interesse fondamentale per gli Stati Uniti, soprattutto per l’industria della difesa. Le terre rare non sono rare e anche negli Stati Uniti esistono depositi significativi. Tuttavia, gli Stati Uniti non dispongono del ciclo produttivo completo, dall’estrazione alla raffinazione, mentre la Cina sì.

La Russia ha probabilmente ottenuto concessioni americane per quanto riguarda l’Ucraina – i dettagli non sono noti, ma le notizie sull’Ucraina lo suggeriscono certamente.

Trump ha già ammesso che l’Iran ha colpito duramente Israele e i responsabili della Casa Bianca e del Pentagono sanno bene che una continuazione degli attacchi iraniani avrebbe distrutto completamente Israele. Di conseguenza, gli Stati Uniti avrebbero perso ancora più faccia di quanta non ne abbiano già persa. Dal punto di vista imperiale, sarebbero stati costretti a lanciare ulteriori attacchi militari contro l’Iran, per i quali gli Stati Uniti non sono preparati né economicamente né militarmente (mancanza di munizioni). Qualche bombardiere B2 non sarebbe bastato, perché l’Iran non può essere affrontato militarmente solo con bombe e missili. Qualsiasi ulteriore attacco degli Stati Uniti all’Iran avrebbe a sua volta costretto l’Iran ad attaccare le basi statunitensi nel Golfo Persico. E poi?

Sembra che non solo Israele sia rimasto a secco, ma che anche gli americani non abbiano abbastanza munizioni. Per tre motivi: in primo luogo, da tre anni gli Stati Uniti stanno svuotando le loro scorte per l’Ucraina, nonostante la mancanza di successi. Non sorprende quindi che ieri gli Stati Uniti abbiano annunciato che non forniranno più [certi tipi di] armi all’Ucraina. In secondo luogo, dal 7 ottobre 2023, gli Stati Uniti hanno dato a Israele grandi quantità di munizioni per il genocidio di Gaza. In terzo luogo, le capacità produttive degli Stati Uniti sono tutt’altro che sufficienti a soddisfare la domanda. Come già detto, Israele ha utilizzato nei 12 giorni di guerra con l’Iran tanti missili di difesa aerea quanti gli Stati Uniti ne producono in due anni.

La richiesta è così forte che la produzione dei missili Patriot, ad esempio, avviene anche in altri Paesi. La Germania, ad esempio, produrrà 1000 di questi missili. Tuttavia, non si parla di quanto tempo ci vorrà. In un articolo del 20 luglio 2024, il quotidiano russo Kommersant, riferendosi al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, scriveva dell’aumento della produzione annuale di missili per il sistema di difesa missilistica Patriot, da 500 a 750 unità. Solo per farsi un’idea: per difendersi da un singolo missile iraniano, il sistema di difesa aerea israeliano è arrivato a lanciare 25 di questi missili. Questa cifra è estrema ed è certamente dovuta a circostanze specifiche. Ma come regola generale: per ogni missile in arrivo – e l’Iran ne ha migliaia – occorrono almeno due missili intercettori.

Conclusione

La distruzione di Israele è in pieno svolgimento. La ricostruzione di Israele parzialmente distrutto (Tel Aviv, porti, aeroporti e fabbriche di armi) richiederà anni, ma presuppone la tenuta del cessate il fuoco, cosa del tutto incerta visto il comportamento inaffidabile dei protagonisti. Questo farà sì che gli investitori interessati non mettano soldi nella situazione attuale. Ricostruireste un edificio per uffici se ci fosse il 50% di possibilità che domani venga nuovamente distrutto?

È molto dubbio che gli israeliani che sono fuggiti torneranno in un prossimo futuro. Dall’ottobre 2023, Israele ha probabilmente perso quasi un terzo della sua popolazione, vale a dire la parte ben istruita, ricca e quindi essenziale per la ricostruzione. È anche possibile che molti di coloro che hanno lasciato il Paese non facciano parte della maggioranza genocida della popolazione – un altro motivo per non tornare.

Non ci sono indicazioni che ci permettono di prevedere il futuro di questo conflitto. È possibile che la guerra scoppi di nuovo domani – oppure no. Ciò che ci aspettiamo con certezza, tuttavia, è che la Guerra dei due mondi, che abbiamo già descritto in una serie di articoli, continuerà – forse altrove, ma rimarrà sanguinosa.

L’unica valutazione che possiamo fare con certezza è che non ci si può fidare né degli Stati Uniti né di Israele. In termini di affidabilità e rispetto del diritto internazionale, questi due Paesi sono alla pari della Germania nazista.

Peter Haenseler

Fonte: sonar21.com
Link: https://sonar21.com/findings-on-an-illegal-war-that-the-west-enthusiastically-waged-and-lost/
05.07.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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