Argentina sull’orlo del precipizio, e in basso i demoni attendono

Il caos provocato dalle politiche tariffarie di Donald Trump, volte a salvare il dollaro dalla disfatta – il debito e lo squilibrio commerciale degli Stati Uniti si misurano in trilioni – è di natura globale, ma si abbatterà più duramente sui Paesi eufemisticamente definiti in via di sviluppo o emergenti.

I tamburi di guerra battono in tutto il pianeta, tranne che in America Latina per il momento. Basti pensare che l’UE parla di un investimento iniziale di 80 miliardi di euro in nuovi armamenti. Nel frattempo, la Cina non si tira indietro di fronte agli attacchi di Trump e risponde “bastone per bastone”.

In questo scenario, indebitata fino all’inverosimile e isolata dal mondo dalle atrocità dette e commesse dal presidente Javier Milei – che sa solo adulare Trump in modo indegno – l’Argentina è sull’orlo del precipizio e, laggiù, all’inferno, i demoni stanno aspettando gli argentini.

Si può dire che il governo del pazzoide di estrema destra è entrato nella sua fase finale, anche se è vero che non si sa ancora quali saranno i modi, le forme e le date dell’esito finale.

Ma la verità è che gli indicatori in questo senso stanno crescendo. I sondaggisti non possono nascondere il fatto che il declino dell’immagine e dell’accettazione sociale del presidente è diventato una tendenza apparentemente irreversibile.

Ciò è accaduto nelle ultime settimane, in seguito agli episodi della truffa sulle criptovalute condotta da Milei e sotto l’occhio attento di una corte federale statunitense; la brutale repressione delle proteste dei pensionati e delle persone anziane e le sue recenti dichiarazioni sulle Isole Falkland a favore del Regno Unito e in violazione della Costituzione nazionale.

A tutto questo caos si aggiunge il fatto che il debito estero è eccessivo. I dollari richiesti al FMI tardano ad arrivare e la Banca centrale si ritrova con le sue riserve esaurite a causa della fuga sistemica di valuta estera. La crisi valutaria e dei mercati in generale è alle porte.

Inoltre, lo scorso fine settimana il presidente si è recato in una delle residenze private di Trump per scattare una foto ed è tornato a mani vuote, pronunciando parole incomprensibili sugli effetti delle restrizioni tariffarie imposte dalla Casa Bianca. Nel frattempo, il suo ministro degli Esteri, Gerardo Werthein, membro di una famiglia di banchieri, ricopre la carica di ministro degli Esteri, ma solo allo scopo di occuparsi dei suoi affari, che mirano all’acquisizione di una delle più grandi compagnie telefoniche del Paese.

Contemporaneamente, il Congresso ha respinto i due candidati che l’esecutivo, tramite un decreto irregolare, aveva proposto e nominato alla Corte Suprema di Giustizia. E mentre questo testo veniva scritto, il Parlamento stesso ha creato una commissione per indagare sulla truffa delle criptovalute, di cui Milei è il principale responsabile.

Per questa settimana è previsto uno sciopero generale di 48 ore indetto dalla CGT, finora collaborazionista, e da altri sindacati. E i principali organi di informazione, tra cui la stampa, la TV e i siti digitali, si concentrano sulle previsioni di varie calamità nazionali; perfino i più vicini al regime fascista di Milei balbettano, senza riuscire ad articolare una difesa convincente.

L’altro aspetto della delicata situazione politica dell’Argentina è l’anomia e l’irresponsabilità delle principali forze di opposizione, una situazione che colpisce in particolar modo il peronismo in tutte le sue forme. Salvo poche eccezioni, come questa settimana quando hanno respinto i candidati alla Corte e approvato la suddetta commissione d’inchiesta, queste forze del Congresso avevano garantito governabilità al regime del folle fascista.

Nel bel mezzo di un anno di elezioni di medio termine, in cui le camere del Congresso e delle legislature provinciali vengono parzialmente rinnovate, il kirchnerismo – lo spazio egemone del peronismo negli ultimi 20 anni – ha subito quella che definisco la sua prima “frattura esposta”.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, la più popolosa e quindi decisiva nelle elezioni nazionali, Axel Kicilloff, ha deciso di sfidare la leadership già compromessa dell’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, e si profilano forti turbolenze, soprattutto perché quella provincia è territorio kirchnerista, o lo è stata finora. Le domande restano aperte.

Tuttavia, la maggior parte della popolazione vive inconsapevole di questi capricci dei politici di professione, colpita da aggiustamenti governativi, povertà, disoccupazione e alto costo della vita: tutte realtà di portata maggiore di quelle riconosciute dalle statistiche ufficiali e private.

Senza uno spazio seriamente progressista o di sinistra con una reale capacità di opposizione, la vita politica argentina è un tronco alla deriva e la sopravvivenza del governo del folle fascista è nelle mani di forze che non sono esattamente di estrazione popolare.

Il destino di Milei dipende da come verranno risolte le controversie intra-borghesi all’interno del blocco formato da gruppi imprenditoriali chiave (in agricoltura, estrazione mineraria, energia, telecomunicazioni, media e aziende tecnologiche, e in alcune industrie di prodotti di esportazione) nelle non sempre trasparenti gare d’appalto con i settori finanziario e speculativo, veri e propri esperti di fuga di capitali.

Quando le opportunità di business in alcuni di questi settori cruciali raggiungeranno un punto critico, Milei e la sua triste compagnia di persone impresentabili saranno un ricordo del passato, anche se il futuro della democrazia argentina rimarrà in uno stato di coma o, quantomeno, di drammatica incertezza.

Infine, alcuni aneddoti provenienti dalle profondità dell’abisso argentino.

Un pazzo, un cartomante e un cane morto parlante stanno guidando il Paese nel mezzo di una tragedia mondiale. Sono più o meno queste le parole espresse sui social media dallo studioso argentino, dottore di Comunicazione e storico Carlos Ciappina, collega e compagno di studi presso l’Università Nazionale di La Plata (UNLP).

Il pazzo, ovviamente, si chiama Javier Milei. La lettrice dei tarocchi è sua sorella e voce forte nel governo, Karina; e il cane morto che parla dall’aldilà si chiamava Conan.

Ma questa è storia già nota. Forse meno noto è che un cognome, una famiglia, appartenuta alla cerchia ristretta dell’ex presidente di destra Mauricio Macri, oggi controlla l’economia e le finanze argentine, i servizi segreti e una buona parte delle aziende private che godono dei privilegi concessi loro dalla Casa Rosada.

Nell’ottobre dell’anno scorso, la collega Giselle Leclercq del quotidiano di Buenos Aires Perfil ha pubblicato un interessante profilo giornalistico dei Caputo, i cui personaggi di spicco di quella famiglia sono da sempre legati al potere.

Il giorno in cui Javier Milei vinse le elezioni, salì sul palco e ringraziò il giovane Santiago Caputo, che definì “il vero architetto” della sua campagna. Il suo nome catturò subito l’attenzione di tutti: si trattava dell’ennesimo membro di una famiglia da decenni vicina al potere. Fino ad allora, si legge nell’articolo, il consulente era sconosciuto al grande pubblico.

E aggiunge: L’influenza di Santiago sul Governo è sorprendente. Sebbene non ricopra alcuna carica ufficiale, è coinvolto praticamente in tutti i settori. Tra gli alleati del lunatico fascista, è riconosciuto che è lui a detenere il potere, in mezzo a continue turbolenze e pugnalate alle spalle con la cartomante.

L’altro Caputo (Toto) fu colui che firmò con il FMI il debito più grande nella storia debitrice dell’Argentina, per conto dell’allora presidente Macri; e riproduce lo stesso schema sotto il mantello di Milei.

Ma ce n’è una terza. Nicolás “Nicky” Caputo, amico di lunga data del suddetto Macri e attualmente molto attivo nelle sue attività private di ogni genere, con il sostegno del governo.

Santiago (senza alcuna esperienza pregressa nell’amministrazione, discepolo del consulente ecuadoriano Jaime Durán Barba, sempre al servizio della destra), Toto e Nicky non sono gli unici conosciuti…

Francisco, uno dei tre fratelli del consigliere presidenziale, collaborerebbe con il governo in settori come l’energia. Nell’elenco dei Caputo famosi figurano anche Flavio e Rossana, i proprietari di “Caputo Hermanos”, l’azienda implicata nell’inchiesta sul tentato assassinio di Cristina Fernández de Kirchner, secondo l’articolo pubblicato da Perfil.

Sono loro i principali animatori della gang che circonda il presidente, un gruppo improvvisato di pervertiti, nerd, saputelli, ladri incalliti, persone con problemi mentali, mitomani, irresponsabili, inutili e opportunisti, per usare le parole di uno dei tanti critici che scrivono spesso sulle reti.

E giungiamo alla fine di questo testo, ma non alla fine della tragedia argentina.

Fonte: Prensa Latina

Traduzione: Italia-Cuba

17/4/2025 https://italiacuba.it/

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