Assediare Venezuela e Cuba con la fame
Il nostro governo «non permetterà a criminali, terroristi o altri paesi di rubare, minacciare o danneggiare la nostra nazione e, allo stesso modo, non permetterà a un regime ostile di appropriarsi del nostro petrolio, della nostra terra o di qualsiasi altro bene, che devono essere restituiti» al nostro paese.
Sembrerebbero le parole del presidente di un paese del Sud, che per secoli è stato saccheggiato dal petrolio e dalle altre ricchezze da qualche potenza del Nord, come gli Stati Uniti, vero? Potrebbero essere state pronunciate da Nicolás Maduro?
Ebbene no! È stato… Donald Trump! La follia si aggrava, perché il capo del cartello assassino e mafioso della Casa Bianca ha ordinato “un blocco totale e completo di tutte le petroliere sanzionate che entrano ed escono dal Venezuela”, che ora “è completamente circondato dalla più grande flotta mai riunita nella storia del Sud America”, e che “l’impatto per loro (per il governo bolivariano) sarà come nulla che abbiano mai visto prima, finché non restituiranno agli Stati Uniti d’America tutto il petrolio, la terra e gli altri beni che ci hanno rubato in precedenza”. Petrolio rubato agli Stati Uniti dal Venezuela! Che follia!
Ma i mononeuronali dell’opposizione fascista venezuelana e cubana continueranno a dire che il blocco contro il Venezuela e Cuba non esiste, anche se ormai ha carattere navale. A proposito, il blocco contro il petrolio venezuelano è anche un blocco contro quello che arriva a Cuba che, con la crisi elettrica che sta attraversando, la cui causa principale, in questi mesi, è la mancanza di carburante, potrebbe aggravarsi ancora di più (se possibile).
E cosa dicono a Miami i terroristi mediatici come Alex Otaola? Due giorni fa applaudiva con entusiasmo il furto in alto mare di un’intera petroliera venezuelana diretta a Cuba, con le seguenti parole: “Il presidente Trump, il mio caro ‘pelusa de maíz’, ha fatto così e ha spostato una barchetta che stava partendo dal Venezuela – una nave iraniana che trasportava petrolio venezuelano diretto all’Isola Basurero – e cosa ha fatto l’esercito americano? Ra ra ra ra ra… ha sequestrato la barchetta. È finita, è finita! Non c’è petrolio per l’Isola dei Rifiuti, e sono fottuti, sono fottuti. Da molto tempo dicono: ‘Siamo bloccati, siamo bloccati’. No, non è un blocco, questo… questo è un blocco! Speriamo che facciano lo stesso con le navi che trasportano polli, con le navi che trasportano automobili, con le navi da carico, con le navi piene di container, che facciano lo stesso con tutto, che non arrivi nemmeno la brezza marina. Perché ora, nessun’altra nave, quando le diranno: “No, ti sto chiamando… ed è un ‘petrolito’ per Cuba”, dirà di no: “Papà, no, stanno arrivando gli americani, mi sequestreranno come hanno fatto con la vecchia. No, no, no… scordatelo, la mia nave non va lì. Dammi petrolio per portarti altrove, ma a Cuba non ci vado. Come deve essere!”.
Facciamo questa domanda al nostro pubblico: come si deve agire di fronte a questo nazista, che ha influenza su parte della comunità cubana di Miami e ha un filo diretto con i membri del Congresso degli Stati Uniti? Cosa facciamo con lui? Dobbiamo lasciarci trascinare dall’odio che provoca?
Ripassiamo una notizia pubblicata, in tono trionfalistico, dal mezzo di propaganda filo-yankee Cubanet (finanziato dalla USAID e dal NED, vale a dire dal governo degli Stati Uniti), che applaudiva il fatto che, in Germania, una banca (cooperativa per la precisione), per paura di possibili sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, avesse cancellato tutti i conti del DKP (Partito Comunista Tedesco). Il motivo? Parte del denaro era destinato a progetti di solidarietà con Cuba. Un altro esempio dell’extraterritorialità dell’embargo contro Cuba e del suo eccessivo rispetto da parte delle banche internazionali. La banca ha dato prova di totale codardia: la cancellazione è stata effettuata “nel quadro delle norme e dei requisiti legali che devono essere rispettati” e “la decisione non ha alcuna relazione con motivi politici”. E Cubanet lo giustificava: il DKP “ha omesso di menzionare che da parte cubana i cosiddetti ‘progetti di solidarietà’ sono gestiti direttamente dai funzionari del regime castrista, mentre la società civile subisce repressione, controllo e censura”.
Esamineremo anche il cambiamento di colore politico (verso l’estrema destra) in America Latina, dopo la vittoria di José Antonio Kast, pinochetista dichiarato e di famiglia nazista. E la responsabilità della presunta sinistra cilena e, più concretamente, del presidente uscente Gabiel Boric. Su di lui ci ricorda, in un tweet, El Necio, che riassumiamo: “Gabriel Boric di sinistra? Ha condannato Cuba per i diritti umani. Ha difeso l’Ucraina dalla Russia. Ha mantenuto i processi giudiziari e non ha graziato i prigionieri politici che hanno protestato al suo fianco nel 2019. Ha represso i mapuche e gli studenti. Ha cancellato il suo programma di riforme (come le pensioni e la fiscalità), negoziando accordi con l’opposizione di destra e gli imprenditori. Ha riconosciuto María Corina Machado ed Edmundo González in Venezuela. È stato applaudito durante il suo mandato dai media mainstream (CNN, BBC, El País…)».
Infine, un messaggio di Tere Felipe su X ci avvicina alle relazioni di Fidel Castro, il cui centenario sarà celebrato nel 2026, con i registi statunitensi.
Oliver Stone: “Fidel Castro è uno degli uomini più saggi, un sopravvissuto, un Don Chisciotte”.
Jack Nicholson: “Ho parlato con Fidel Castro di tutto, della vita, della cultura. Fidel è un genio, un umanista e penso che non abbia mai voluto rompere con noi (gli Stati Uniti). I cubani sono molto aperti e non nutrono alcuna ostilità nei confronti del popolo americano”.
Steven Spielberg ha intervistato Fidel per otto ore e ha dichiarato: “Sono state le otto ore più importanti della mia vita”.
Kevin Costner: “Vedere il mio ultimo film, Thirteen Days, al fianco di Fidel Castro è stata un’esperienza indimenticabile. È stato emozionante sedermi vicino a lui e vederlo rivivere un’esperienza di quando era un giovane uomo, e vedere come John F. Kennedy, un altro giovane uomo, abbia sofferto anche lui in quella drammatica situazione. Cuba è un grande attore sulla scena mondiale, nonostante sia un paese piccolo. Chi siamo noi negli Stati Uniti per dire che abbiamo ragione e che a Cuba hanno torto?”.
Robert Redford: “Ammiro Fidel Castro. Come non ammirare un uomo che è riuscito a mantenere il suo Paese per così tanti anni, nonostante tutte le pressioni americane?”.
Fonte: Cubainformación
Traduzione: italiacuba.it
19/12/2025 https://italiacuba.it/










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!