Aumentare l’età pensionabile significa rubare anni di vita ai lavoratori

Il nuovo rapporto dell’OCSE, rilanciato oggi dai media, indica che in Italia l’età pensionabile potrebbe salire fino a 70 anni. Si tratta di un’aggressione frontale ai diritti dei lavoratori, una misura che scarica sulle persone normali il costo della crisi e delle disuguaglianze, mentre chi vive di rendita continua a beneficiare dei privilegi del sistema.

È necessario ribadirlo con forza: la pensione è retribuzione differita. È il salario accumulato nel corso di una vita di lavoro, di contributi versati, di fatica e di salute consumata. Trattarla come una voce di bilancio da tagliare significa negare il principio stesso del lavoro salariato e colpire direttamente milioni di persone.

Aumentare l’età pensionabile significa condannare le persone a lavorare fino all’ultimo respiro, in un Paese dove l’aspettativa di vita reale — quella dei lavoratori manuali, dei precari, dei poveri e degli sfruttati — diminuisce. Significa costruire un sistema in cui molti non arriveranno mai alla pensione, mentre i grandi gruppi economici continuano a pretendere ulteriori “riforme” che comprimono diritti, tutele e perfino la possibilità di vivere una vecchiaia dignitosa.

Questa affermazione non è retorica: studi italiani e internazionali dimostrano che le differenze sociali, economiche e occupazionali determinano notevoli disuguaglianze nell’aspettativa di vita e nella salute alla vecchiaia. Ricerche dell’INPS e dell’Oxford Economic Papers, l’Atlante delle disuguaglianze di mortalità dell’ISTAT e studi europei dell’INED (Institut National d’Études Démographiques)   mostrano che operai, lavoratori manuali e precari hanno una mortalità più alta e arrivano meno frequentemente alla pensione in buona salute, rispetto a chi svolge lavori meno usuranti. Perfino in paesi con welfare avanzato, come la Danimarca, i dati confermano che le persone con lavori più pesanti muoiono prima dell’età pensionabile.

Respingiamo questa barbarie sociale ed esigiamo un modello opposto: pensioni dignitose e accessibili, un’età di uscita che consenta di vivere gli anni conquistati con il lavoro, un welfare che protegga chi ha sostenuto il peso maggiore delle disuguaglianze. Un Paese che costringe i cittadini a lavorare fino a 70 anni, sapendo che molti non arriveranno alla pensione in buona salute, è un Paese che ha deciso di rinunciare all’idea stessa di giustizia sociale

Giovanni Barbera Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista

28/11/2025

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *