Autopsia per Giovanni Tamburi ? A cosa serve

Verso la istanza di costituzione di parte civile della RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

Le indagini sulla strage di Crans Montana necessitano della massima attenzione; fatta questa premessa e preannunciando la nostra intenzione di avanzare istanza di costituzione di parte civile nel processo penale avanziamo una prima osservazione: a cosa serve la autopsia per Giovanni Tamburi?

Dobbiamo fare una ulteriore premessa, previo passo indietro: il presidente della confederazione elvetica ha fatto una affermazione discutibile; egli ha assicurato che “sarà fatto ogni sforzo per far emergere la verità”;se con questo di intende che il procedimento penale sarà rigoroso, fondato sui fatti e non “mediatico” siamo d’accordo;

tuttavia la verità è già estremamente chiara: la strage, e in particolare la strage nella dimensione eportata che abbiamo visto, è stata la conseguenza della omissione di elementari misure di prevenzione e di sicurezza;

abbiamo altro da dire , oltre a quello che abbiamo già detto, sulla condotta delle “autorità” svizzere, sulla condotta del sindaco di Cranza Montana e sulla condotta ondivaga della autorità giudiziaria, ma torniamo all’Italia;

già qualche giorno fa , palesando sentimenti di sorpresa, alcuni media italiani hanno osservato che qualcuno dei giovani deceduti non manifestava segni devastanti correlabili ad ustioni; si tratta di sentimento di sorpresa incongruo in quanto è evidente che un incendio uccide per la gravità delle ustioni ma uccide anche per i gas che si sviluppano, soprattutto, è ovvio, in un contesto ambientale circoscritto e privo di vie di fuga; ora la magistratura italiana ha autonomia e poteri che consentono, vista la procedibilità penale d’ufficio, la effettuazione della autopsia del povero giovane Giovanni Tamburi ma , vista anche la reazione dei familiari,

non dovrebbe la magistratura spiegare ai genitori e a chiunque abbia sofferto e soffre per la vicenda, la ratio della decisione?

si ritiene , magari solo in via di ipotesi, che tra morti per ustioni e morti per soffocamento, a monte, possano essere individuate responsabilità penali in capo a soggetti diversi ? Non possiamo certo noi “interrogare” i magistrati (non abbiamo né il potere né la intenzione di farlo) ma riteniamo che la ratio della decisione ai familiari debba essere comunicata per evitare di aggiungere ulteriori occasioni di distress a un lutto già molto pesante.

Una altra questione sta emergendo con maggiore chiarezza: abbiamo detto subito che quella di Crans Montana è stata una strage ed anche una strage sul lavoro, colposa ma colposa con ampia possibilità di previsione (per usare il linguaggio giudiziario); a conferma di quanto ipotizzato nelle ultime ore è giunta notizia certa della presenza, tra le vittime, di una “cameriera” Cyane , di 24 anni che era nei pressi della via di fuga notoriamente chiusa a chiave.

La sottolineatura della presenza tra le vittime di una lavoratrice (è stata l’unica?) è importante probabilmente, se le norme svizzere sono simili a quelle italiane, perché questo farebbe ipotizzare un lasso
di tempo per la eventuale prescrizione più lungo; ma la cosa ancora più rilevante evidenziata da questa morte è che sono state bypassate non solo le norme generali della prevenzione ma anche quelle (di solito più stringenti, almeno in Italia) che tutelano i lavoratori.

Occorre tradurre il dolore per questa strage in forza per affermare la vera prevenzione nei luoghi di vita e nei luoghi di lavoro che, come abbiamo visto, spesso coincidono, adottando misure drastiche fondate sui “se” e sui “distinguo” (già qualcuno sta raccogliendo firme per vietare le candele pirotecniche in ambienti chiusi …; qualcun altro, improvvisatosi esperto della prevenzione incendi, ha sostenuto che la “responsabilità è solo del sindaco”) .

Già intravediamo il rischio che nonostante la strage qualcuno sta lavorando perché non cambi nulla salvo tornare , il “giorno dopo” a pontificare.

Dobbiamo vero rispetto alle vittime e ai loro familiari, occorre adottare misure di prevenzione drastiche;
PRIMA OPZIONE: ELIMINARE IL RISCHIO ALLA FONTE !!!

METTERE TOTALMENTE AL BANDO LA PRODUZIONE STESSA DI MERCI NOCIVE (fuochi artificiali e “botti”) , GARANTIRE LA MASSIMA SICUREZZA …IL GIORNO PRIMA

ABBIAMO SEMPRE DETTO: IL CORDOGLIO IL “GIORNO DOPO” ANCHE QUANDO E’ SINCERO NON E’ SUFFICIENTE

Vito Totire

Portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 10.1.2026

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