Biografia di un mitomane. Rubio e l’ascesa politica per la candidatura 2028

López Blanch racconta, con molti documenti, passato e presente del segretario di Stato dell’amministrazione Trump, dalle origini cubane e anticastrista.

Il libro di Hedelberto López Blanch su Rubio (Marco Rubio. Un mitomane incontrollabile, tr. it. Federica Cresci, Punto Rosso, pp. 120, euro 18) offre una panoramica ampia sulle vicende del passato e del presente dell’attuale segretario di Stato dell’amministrazione Trump. A questa panoramica si aggiungono anche notizie approfondite sulla sua personalità e prospettiva politica, oltre che sul gruppo di personaggi politici che lo circondano.

COME È NOTO Rubio è di origini cubane, ma è nato a Miami nel 1971, quindi è candidabile per l’elezione a presidente degli Stati uniti, come già avvenuto nel 2016. La prima palese menzogna, che Rubio ostenta continuamente e magnificamente, è che la sua famiglia non è fuggita da Cuba per la presa del potere da parte di Fidel Castro, ma è emigrata a Miami per problemi economici nel 1956, quindi almeno due anni prima della presa del potere da parte dei castristi. A Rubio conviene diffondere questa menzogna: è diventato, nel tempo, uno dei più feroci oppositori anticastristi e passare come vittima del regime di Castro rende ancora più attraente la sua propaganda politica.

Rubio si trova al centro di tutte le possibili attività politiche di lobbies di estrema destra. Ad esempio, è fortemente sostenuto dalle industrie delle armi, come è tradizione dei politici statunitensi di destra. A questi finanziamenti si aggiungono quelli delle organizzazioni filo-israeliane, soprattutto delle finanziatrici degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Le sue azioni politiche, come rappresentante alla Camera della Florida e poi anche come senatore nel Parlamento federale, sono indirizzate alla difesa degli interessi dei suoi sostenitori economici.

NEL 2016 TENTÒ la candidatura alla presidenza della Repubblica degli Stati uniti, ma si trovò di fronte a Donald Trump e dovette abbandonare la corsa. Nella campagna elettorale mise in evidenza una non brillante capacità oratoria e in un dibattito elettorale con Trump non trovò di meglio che ridicolizzarlo per il suo aspetto fisico, meritandosi dall’avversario l’epiteto dispregiativo di «Little Marco».

Alcune alleanze (nonché amicizie) politiche di Rubio sono state molto discutibili e discusse, come quella con Bob Menendez, anche lui di origine cubana e di idee anticastriste. Menendez è divenuto un suo sodale di fino a quando, nel 2025, è stato condannato a 11 anni per passaggio di informazioni al governo egiziano e per avere interferito in indagini giudiziarie relative a suoi influenti amici dediti alla finanza. Rubio era già segretario di Stato e, perciò, Trump ha sospeso la pena.

NATURALMENTE CONTRARIO al governo cubano, Rubio lo è stato anche a quello venezuelano, considerando i due governi come il pericolo comunista in America latina. Ha accusato pure il sostegno sanitario dell’amministrazione cubana a quelli deboli e poveri nel mondo, come l’invio di personale sanitario nelle varie zone in emergenza, definendolo una «tratta umana».

Il libro di López Blanch, grazie all’enorme materiale documentario utilizzato, contiene strumenti di analisi dell’azione del politico che minaccia di contendere al vicepresidente Vance la candidatura «ufficiale» alle elezioni del 2028. Rubio si sta guadagnando la sua candidatura nel silenzioso e certosino lavoro di sostegno della bizzarra politica di Trump, che spesso lo costringe a rovesciamenti di opinione nel giro di pochi minuti. Tale materiale è ovviamente scarsamente pubblicizzato dai mezzi di informazione nazionali, totalmente silenti su tutto ciò che accade intorno a Trump. Viene da chiedersi: se Rubio è praticamente il terzo dirigente dell’amministrazione Trump, come saranno quelli sotto di lui?

Fonte: il manifesto

13/7/2026 https://italiacuba.it/

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