Carcere del Pratello: sovraffollati già da piccoli… Basta con la “pedagogiapenitenziaria” …

Quando il dito indica la luna qualcuno si ostina a guardare solo il dito; torna la questione del carcere minorile; è stato detto “sovraffollato”; le carenze e le contraddizioni tuttavia vanno ben oltre il fenomeno del sovraffollamento e rappresentano la punta dell’iceberg della incapacità complessiva delle istituzioni di gestire la cosiddetta “devianza giovanile” che i governi quasi sempre pensano di poter affrontare aumentando i livelli di repressione; abbiamo richiamato più volte il progetto caldeggiato dall’assessore comunale di Bologna Ancona negli anni ottanta che prevedeva una struttura di accoglienza alternativa al carcere minorile in via Lombardia; il progetto non andò avanti anche per la opposizione della Bologna perbenista (e un po’ “paranoica”) che ostacolò il tentativo di mettere in campo una presa in carico diversa da quella tradizionale penitenziaria e punitiva; siamo memori peraltro della lungimirante azione di Mario Tommasini a Parma che propose per i “minori” un approccio diverso da quello sadico-punitivo; ma erano tempi in cui non si era ancora spenta la spinta riformatrice/demolitrice basagliana che aveva portato alla demolizione dei manicomi; il “movimento operaio” non fece da spettatore ma (ricordiamo le “calate” nei manicomi dei ccddff di Reggio Emilia descritte da Giorgio Antonucci con le quali i lavoratori ricevano NO alle istituzioni totali; certamente da allora la cosiddetta devianza giovanile è cambiata; gli scarni dati deducibili dal rapporto semestrale sulle carceri di Bologna ci dicono che al Pratello su 40 reclusi uno solo è italiano; il rapporto della Ausl non ci da analoghi dati relativi al carcere degli adulti ma sappiamo che la percentuale degli stranieri in questo caso è inferiore; come abbiamo detto altre volte, per fortuna, non abbiamo assistito alla riesumazione degli stereotipi lombrosiani ma uno stereotipo non dichiarato o inconscio può essere peggiore di quello esplicitato;

il signor Salvini , ministro della repubblica italiana che non gode del nostro consenso, di solito molto loquace , non ha fatto nessun commento per l’omicidio sul lavoro del giovane minorenne immigrato e senza documenti morto a Nocera Inferiore qualche giorno fa; la rimozione è certo funzionale alla politica del “sorvegliare e punire” piuttosto che fare prevenzione; ma di prevenzione e di capacità di accoglienza hanno urgente bisogno l’Europa e il mondo intero e non di repressione ; gli agenti penitenziari (o meglio: certi loro sindacati) invocano il rispetto delle regole ; in linea di massima si può essere d’accordo; ma le regole valgono per tutti ? evidentemente NO se il ministro di Grazia (?) e Giustizia(?) da il cattivo esempio; Nordio infatti è stato fotografato mentre fumava nel suo studio nel corso di una riunione con alcuni magistrati; certo l’incontro con i magistrati lo rendeva “nervoso” , è comprensibile; contraddittoria però la linea difensiva dei suoi portavoce: la sigarette era spenta (tipo Bogart , via col vento ? ) ; poi no: poteva fumare perché era nel suo studio …ma Nordio è un ministro della repubblica che non ha idea delle leggi della stessa repubblica come la legge 3/2003 che vieta la esposizione a fumo passivo ovviamente sia se questa riguarda l’ambiente di lavoro che un bar che un luogo qualunque che non sia del tutto privato (ma anche in questo caso la esposizione va evitata…) ; ora noi all’on. Nordio possiamo concedere una ulteriore attenuante (comunque la multa qualche operatore della Ausl di Roma gliela deve fare…) : visto il governo di cui fa parte è forse difficile essere immune dal fascino della fiamma, d’accordo, anche se quella della sigaretta non è neanche tricolore… non è un caso che anche al Pratello ci sia un problema di esposizione a fumo passivo oltre ad altri rischi evidenziati nuovamente dal rapporto semestrale Ausl che ognuno può dedurre dal nostro commento al secondo rapporto Ausl 2024 carceri di Bologna.

Certo che il “rispetto della regole” è un argomento importante e pertinente nei percorsi di risocializzazione ma quali regole e quale pedagogia per arrivare al rispetto delle regole DA PARTE DI TUTTI…? Se per rispetto delle regole si intende la adesione acritica a norme discutibili e vessatorie , siamo d’accordo con don Lorenzo Milani: la obbedienza non è una virtù; questa ultima vicenda del Pratello fa venire in mente un episodio raccontato da Claude Olieventein responsabile del Centro Marmottan di Parigi ; nella comunità di accoglienza gli “ospiti” (tutti entrati su base volontaria per un percorso di disassuefazione) occorreva andare a letto alle 22; gli ospiti erano insofferenti rispetto a questa consuetudine che veniva garantita a colpi di barbiturici…il prosieguo della vicenda si può leggere nel libro di Olievenstein che consigliamo ai ministri Nordio e Salvini e Meloni ( salvo che non lo abbiamo già letto).Non si “risponde” con carcere , repressione e misure sadico- costrittive al disagio giovanile; il disagio va analizzato , prevenuto e supportato con una adeguata capacità di accoglienza non “blindata” e di presa in carico.

Che si organizzi un incontro pubblico con i giovani reclusi: vogliamo conoscere il loro vissuto non interpretato ma raccontato da loro direttamente.

Vito Totire, portavoce Centro “F.Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 19.4.2025

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