Case di comunità in Sardegna

di Francesco Carta (del Gruppo studio del Coordinamento dei Comitati Sardi)

Le Case della comunità sono strutture socio sanitarie territoriali indicate dal PNRR per riorganizzare l’assistenza di prossimità.
L’istituzione e organizzazione è prevista dal DM n. 77 del 2022.
La medicina territoriale deve rappresentare il primo accesso al SSR.
La crisi del SSN è causata da una riduzione del finanziamento pubblico, dal crescente trasferimento di risorse economiche alla sanità privata, dalla crisi di vocazione professionale per il servizio pubblico e cure primarie.
Il DM 70 del 2015, in materia di riorganizzazione della rete ospedaliera, ridusse i posti letto e il personale nelle strutture pubbliche, in Sardegna oggi siamo al di sotto della media europea. In realtà i posti letto esistenti sono al di sotto di quanto previsto della stessa legge regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera in applicazione del DM 70. Tutto ciò è avvenuto senza aver programmato una riorganizzazione e rafforzamento della medicina territoriale, anzi essa è stata abbandonata.

Ben due riforme del SSR hanno contribuito molto negativamente sull’organizzazione della sanità in Sardegna. La prima introducendo la ASL unica, di cui non avevamo bisogno. La seconda ripristinando le otto ASL e di fatto indebolendo ulteriormente la sanità pubblica in favore di quella privata.
In data 4.06.2008, con DGR n. 32/10 furono istituite 34 Case della salute, declinate a Case della Comunità dal PNRR. Non tutte furono attivate. Nel 2015 con DGR n. 60/2 del 2/12/2015 furono decise le Linee di indirizzo per la riqualificazione delle Cure primarie , proponendo un “Modello Sardegna di Nuove Cure Primarie” dopo un confronto con uno specifico tavolo tecnico. Questo importante provvedimento non ebbe attuazione e fu ignorato.
Il DM n. 77/2022, in applicazione del PNRR, introduce la riforma della rete territoriale con le Case della comunità, gli Ospedali di comunità e le COT (Centrali Operative Territoriali) con funzioni di coordinamento, per garantire le cure di prossimità, e decongestionare gli ospedali.

Gli ospedali di comunità sono indicati nella post acuzie. Esperienza positiva quella realizzata a Ghilarza.
Le case della comunità implicano una competenza territoriale e sono deputate a dare risposte di prossimità alla domanda di salute. Devono applicare il modello hub e spoke per rafforzare l’assistenza territoriale. Prevedono multi professionalità, lavoro di gruppo e integrazione socio sanitaria. Garantiscono la partecipazione e la programmazione a livello territoriale. Sono un’articolazione del Distretto,e uno strumento indispensabile per garantire assistenza nel territorio, la cura della malattie croniche, la domiciliarità.
Le Case della comunità realizzate in altre regioni hanno dato risultati positivi per i territori, con assistenza qualitativamente soddisfacente.
I nostri Amministratori regionali sono stati distratti e smemorati, abbandonando questi importanti progetti anticipatori e lungimiranti, indebolendo la sanità pubblica, favorendo il ricorso alla sanità privata e di fatto incentivando la mercificazione della salute. Solo chi può pagare le prestazioni si può curare privatamente.

Lo scorso anno sono state inaugurate due importanti Case della salute a Sassari e a Cagliari, realizzate in tempi record, in locali ottimali, con tante specialità, diagnostica modernissima. All’evento parteciparono importanti figure istituzionali. Purtroppo si tratta di strutture private a pagamento e convenzionate con assicurazioni private. Noi ci siamo indignati per la presenza dei rappresentanti istituzionali a tali eventi. In una situazione di collasso della sanità pubblica è eticamente consigliabile che chi rappresenta le istituzioni pubbliche eviti di partecipare ad operazioni di marketing di strutture della sanità privata,

Le Case della comunità sono un momento organizzativo innovativo che può salvare e rilanciare la medicina territoriale, garantire l’associazionismo medico , il lavoro di gruppo poli specialistico con tutte le figure delle professioni sanitarie, infermieri e specialisti, garantire l’integrazione con l’attività dei medici di medicina generale e le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali collegate in rete), l’attuazione dei PLUS e integrazione con le attività sociali dei Comuni. Andrebbero inoltre adottati e applicati i Piani Diagnostici e Terapeutico (PDTA) per le malattie croniche a maggior rilevanza sociale. Gli incentivi previsti dalla regione Sardegna per i territori disagiati non devono essere solo economici (è importante che ci siano) ma anche organizzativi per rendere attraente il lavoro anche nelle zone interne e disagiate. La crisi della professione medica specie nella medicina territoriale, la scarsa attrattiva, può essere contrastata con uno slancio ideale che oggi viene meno. Come può essere attrattiva una professione che richiede una reperibilità dodici ore al giorno, con impossibilità a trovare un sostituto per ferie, in caso di malattia e infortunio, fare terapie importanti e persino se la donna medica si trova in condizione di gravidanza a rischio?

Il PNRR prevede importanti finanziamenti per l’edilizia e la telemedicina ma poco per il personale, che costituisce la risorsa più importante.
Le Case della Comunità non sono la panacea di tutti i mali ma sono importanti e fondamentali nell’organizzazione delle cure primarie.
L’applicazione dei contratti nazionali (ACN) e regionali (AIR) possono contribuire a salvare il servizio pubblico.
Gli assistiti senza medico di medicina generale vengono assegnati agli ASCOT , come soluzioni emergenziali; se tali ambulatori sono inseriti in una Casa della Comunità , con adeguato personale amministrativo e infermieristico , possono essere riorganizzati, riducendo il carico burocratico, garantendo la prescrizione dei farmaci in terapia cronica evitando file infinite e permettere a medico di dedicare il tempo alla clinica e visita medica.

Il 7 marzo durante si è svolto, in Consiglio regionale, un incontro tra una delegazione dei manifestanti, del Coordinamento dei comitati , di sindaci , con la Commissione sanità e i Capigruppo. In tale occasione abbiamo appreso dalla Presidente della Regione Sardegna ed Assessora ad interim per la sanità Alessandra Todde che entro il mese di aprile saranno attive circa 50 Case della comunità. E una buona notizia. Certamente anche la manifestazione ha contribuito a questa decisione.
Non chiediamo l’impossibile. Esigiamo che si rispettino gli impegni presi per la sanità pubblica.

28/3/2026

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