C’è una guerra alla sicurezza sul lavoro

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Il diritto alla salute nel lavoro come diritto inalienabile è sottoposto da alcuni decenni al più grande attacco dal dopoguerra.

Da almeno trent’anni il mondo del lavoro e le condizioni dei lavoratori sono stati abbandonati dalla politica e, spesso, di concerto nelle imprese, da grande parte del mondo sindacali. I passaggi legislativi sono stati molteplici dalla sconfitta del movimento operaio torinese nei primi anni 80 con ll conseguente degrado delle già labili condizioni di sicurezza sul lavoro che hanno sacralizzato la totale discrezionalità del datore di lavoro.
Quel è l’obbiettivo padronato privato e pubblico?

. farla finita coi contratti collettivi nazionali di lavoro, dunque con norme che definiscono, anche sulla carta, diritti, condizioni, tempi, modalità di lavoro, aumenti salariali e sostituirli definitamente con i surrogati contratti aziendali, e in alcuni casi e individuali, attraverso cui imporre norme e condizioni misere, in materie di retribuzioni, orari, regole di assunzione.
. barattare attraverso i contratti aziendali gli aumenti salariali con forme di elemosina chiamata “welfare aziendale”, anche imponendo forme di sanità, previdenza, assistenza integrativa private presso assicurazioni o banche.

. debilitare ogni forma di tutele, compresi gli ammortizzatori sociali, eliminando i legami automatici tra lavoro, salario, orario, tutele, contrattazione

. libertà di licenziare senza vincoli di leggi e ricorsi alla magistratura, non sopportando più la contrattazione di volta in volta col governo nonostante abbiano sempre ottenuto ampia disponibilità per le loro richieste.

Tutto questo disegno troverà compimento se verrà approvata l’Autonomia Differenziata, una vera e propria secessione delle zone ricche e industriali del nord dal sud Italia, e torneranno le gabbie salariali con salari e stipendi diversi da nord a sud.
Ricordiamo che nel periodo precedente allo Statuto dei lavoratori vi erano le gabbie salariali con differenze di salari e stipendi tra Nord e Sud che raggiungevano differenze anche del 30%.
Di conseguenza con l’Autonomia del nord si andrebbe verso un superamento di fatto della contrattazione nazionale ed una contestuale nascita dei contratti regionalizzati, come partica dell’obbiettivo delle imprese.

Altro risultato che il padronato tenta di conseguire anche dal punto di vista legislativo, anche se formalmente è già così con il silenzio/assenso del governo, è la deresponsabilizzazione sugli infortuni sul lavoro con la totale impunità sulle morti dei loro dipendenti, nonostante, a loro vantaggio, oggi la perdita di vite nel processo produttivo è considerata fisiologica, al massimo c’è l’aumento dei costi dell’assicurazione INAIL.

In Italia ci sono più di 800 mila invalidi del lavoro e 130 mila sono le vedove e orfani a causa delle malattie professionali, impunemente silenziate dall’informazione e dai dati statistici in base alla smemorizzazione facilitata dalla tempistica di diluizione della morte nel tempo per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione. I limiti “ammessi” imposti per legge alle sostanze cancerogene non danno nessuna garanzia alla tutela della salute. La salute è continuamente esposta a rischi. Lo vediamo anche con il continuo aumento dell’inquinamento da polveri sottili e altre sostanze nelle nostre città e con il continuo superamento delle soglie.

Quindi, esiste una guerra, non dichiarata ufficialmente, contro gli sfruttati, una guerra in cui i morti, i feriti e gli invalidi si contano da una parte sola: quella degli operai e dei lavoratori che producono la ricchezza dalla quale sono esclusi.

Questa condanna a morte di migliaia di lavoratrici e lavoratori per mano di imprenditori, coperti dal silenzio dei governi dediti solo a fare leggi che non fanno poi applicare se invise agli imprenditori.
Siamo consapevoli che gli imprenditori possono comportarsi come dei delinquenti perché gli è permesso da questa politica strettamente legata ai loro interessi.
E’ un processo iniziato da decenni con il depotenziamento della medicina del lavoro, del sistema dei controlli da parte dell’Inail e della Asl, una strategia atta a ridurre ai minimi termini i controlli su cantieri e aziende. Un esempio eloquente è dato dal già debole testo 81/08 che ha subito numerose rivisitazioni nell’ottica di alleggerire le sanzioni e le pene a carico dei padroni.

O accettiamo questo stato di cose o produciamo conflitto e proposte, se mai ci sarà un governo extrapanorama attuale, che le discuterà.

1- Piena competenza dei compiti di vigilanza in tutti i luoghi di lavoro da parte dei servizi di prevenzione delle USL/ASL con relativo piano di assunzione di un numero di tecnici idoneo per estendere i controlli in tutte le aziende. Responsabilità e autonomia decisionale dei tecnici della prevenzione della ASL/USL nella attuazione dei controlli programmati, in emergenza e su richiesta dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Predominanza di interventi mirati e di qualità rispetto a criteri basati esclusivamente sul numero dei controlli.

2- Inasprimento delle sanzioni a carico del datore di lavoro e dei dirigenti dalla normativa cogente per il mancato adempimento degli obblighi relativi a diritto del lavoro e a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

3- Ripristino del testo originale del D.Lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D.Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act). Contrasto ad ogni ulteriore modifica peggiorativa del D.Lgs. 81/08.

4- Sostenere la ripresa della conoscenza e coscienza dei lavoratori con la promozione di sportelli salute e sicurezza autorganizzati e gestiti dalle realtà locali, in una rete di associazioni, anche a sostegno dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, che spesso operano senza validi sostegni formativi.

5- Creazione di una rete di assistenza tecnico/legale per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza quando, a seguito della loro attività, subiscono discriminazioni da parte delle aziende.

6- Istituzione di un pool di magistrati che si occupano di salute e sicurezza sul lavoro in ogni Procura, con relativa formazione specifica, creazione di una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro.

7- Introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro (revisione dell’apparato sanzionatorio del Dlgs81/2008) e di vessazioni sul lavoro (mobbing, discriminazione sul lavoro, violenza e stalking sul lavoro) anche creando osservatori su tali temi e sostenendo quelli già esistenti.

8- Introduzione in maniera esplicita nel Dlgs 81/2008 dell’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di definire le relative misure di prevenzione e protezione, anche tenendo conto dei dati epidemiologici della coorte di riferimento responsabilizzando i Medici competenti.

9- Passaggio delle competenze sul riconoscimento delle malattie professionali dall’INAIL alle USL/ASL, revisione delle tabelle sulle malattie professionali (introducendo le neoplasie mancanti, patologie come MCS e sindrome da elettrosensibilità, patologie psichiche e psicosomatiche del lavoro correlato) e della tabella sulla quantificazione del danno biologico. Contrasto con l’atteggiamento di chiusura di enti (INAIL in primis) che non riconoscono o rendono impervio il riconoscimento di malattie professionali.

10- Promozione della ricerca attiva dei tumori professionali da parte dei servizi di prevenzione delle USL/ASL (utilizzo delle indagini epidemiologiche per ricerche sui comparti a rischio) sull’esempio del modello OCCAM.

Franco Cilenti

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