“C’ERA UNA VOLTA L’URSS: STORIA DI UN AMORE”
Libro di Laura Salmon
Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-novembre-2025/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/
Sono venuta a conoscenza di questo libro per caso, tramite un’amica russa che vive in Italia. L’autrice, Laura Salmon, è una rinomata slavista, che vive a Genova e lavora come docente, studiosa e traduttrice presso l’Università. Per molti anni ha soggiornato in Russia, prima come studentessa di lingua russa, poi come interprete, infine come studiosa e cittadina, avendo sposato un leningradese. Ha conosciuto quindi molto bene e con esperienze di prima mano sia la realtà della Russia sovietica negli anni ’80, sia le trasformazioni avvenute in Russia negli anni ’90, dopo il crollo dell’URSS. Questo libro l’ho letto e riletto con molto piacere. L’ho trovato affascinante e intrigante per diversi motivi. Premetto che è impossibile, nello spazio di un articolo, esaurire tutta la ricchezza e la profondità degli stimoli riflessivi che offre questa lettura, pertanto dovrò limitarmi a una sintesi che ne colga gli aspetti sostanziali, ben sapendo che molto resterebbe ancora da dire. Sottolineo tre aspetti principali per cui ho trovato questa lettura coinvolgente e per me appassionante. Ne aggiungerò infine un quarto, che riguarda me personalmente.
Il primo motivo è la straordinaria capacità dell’autrice di calibrare molto bene narrazioni di fatti ed esperienze vissute con la descrizione di luoghi e di atmosfere, resi in tutto il loro fascino di immagini, tonalità di colori e di luce, suggestioni emotive. Particolarmente suggestive le descrizioni di Leningrado, la città che le aveva ispirato il profondo amore per l’anima russa.
“Leningrado era la città più bella che avessi mai visto, una sintesi perfetta, naturale e artificiale di opposti inconciliabili…La Leningrado sovietica era una fusione classica e barocca di sfarzo e socialismo“. Pag. 1

Il secondo motivo sono le riflessioni che emergono a largo raggio dal suo racconto. Riflessioni sul modo di vedere e di concepire la vita e sui valori di riferimento che danno senso al vivere civile e ai rapporti umani. A questo proposito l’autrice fa una attenta disamina dei modi di pensare e di agire sia nel mondo capitalista occidentale, europeo e americano, sia nel mondo sovietico, da lei conosciuto sempre più direttamente e in profondità, mettendoli a confronto. Questo le dà la possibilità di scoprire davvero un nuovo paradigma di valutazione sia rispetto al mondo in cui lei è nata e cresciuta, in cui si è formata, sia rispetto a “quell’altro mondo”, di cui non conosceva quasi nulla di reale se non attraverso le deformazioni della stampa e della mentalità antisovietica, imperante in quegli anni. Il contatto diretto con “quest’altro mondo” le fa sempre di più scoprire e apprezzare valori, modi di essere e di esprimere la propria umanità da lei ritenuti più significativi e importanti. C’è anche da aggiungere che per l’autrice, italiana di nascita ed ebrea di origine, l’immersione nella realtà sovietica è stata anche una
sorta di “viaggio d’iniziazione”, un percorso faticoso ma anche avvincente per scoprire la sua vera identità di donna e di persona, al crocevia fra tre diverse culture, tre diverse tradizioni storiche che hanno segnato in profondo la sua personalità, inducendola a delle scelte valoriali non sempre comprese e condivise da chi la conosceva e aveva con lei familiarità di rapporti, sia che provenisse dal mondo russo, sia che provenisse dal mondo occidentale. “L’URSS mi aveva spinto a intraprendere una strenua lotta contro la mia boria di schizzinosa modaiola: tentavo di smetterla di considerarmi migliore solo perché appartenevo a una cricca convinta di meritare per diritto divino i propri privilegi“. Pag. 16.
Ma che cosa l’aveva tanto attratta di quel mondo così diverso, così lontano, così tanto travisato e disprezzato dai canoni comuni di giudizio nella società in cui lei viveva? Attratta a tal punto da ispirarle un vero e proprio “amore” (sottotitolo del libro) tanto da farla diventare una profonda conoscitrice, dopo un lungo periodo di “full immersion”, di quella realtà, nella quale si crea addirittura la sua famiglia, con il marito Il’ia, la suocera Fira, la figlioletta Klara e l’orsetto Myška?
Tanti e diversi sono stati gli aspetti che l’hanno attratta e che costituiscono un vero e proprio “Leitmotiv” nel corso della sua narrazione. Ma per scoprirli e apprezzarli, bisognava vivere lì, inserirsi pienamente in quella società, impararne la lingua e i codici comunicativi, abbandonando l’approccio distratto e pieno di pregiudizi dei turisti occidentali. Provo a citarne alcuni, ma sono talmente tanti che una semplice sintesi risulta insufficiente per darne un’idea complessiva. I russi sapevano vivere di poche cose, l’essenziale, ma avevano una serenità interiore invidiabile, affrontavano le inevitabili scomodità con una pazienza e una creatività incredibili. “Anche in mezzo alle tormente vedevano il mondo a colori“.
Pag.117.
Quello che colpisce Laura è, oltre alla serenità delle persone, la loro dignità. E come il concetto di “bello” e di “brutto” siano, dopotutto, assai relativi. Se si confrontavano i ricchi supermercati occidentali con gli angusti negozi russi il giudizio non poteva che essere negativo nei confronti di questi ultimi, ma davvero poter comprare e comprare all’infinito è ciò che dà senso alla vita? Le metropolitane e i trasporti in URSS costavano pochissimo, la sanità era gratuita e di ottimo livello, questo anche i turisti dovevano ammetterlo “ma non sentivo parlare di quello che più di ogni cosa aveva colpito e colpiva me: la dignità del popolo“. Pag. 119
Un’altra loro ricchezza era il tempo libero. “Nessuno era schiavo del lavoro, né dei soldi, né dei desideri altrui: il tempo era la ricchezza più grande“. Pag. 67
E poi, la loro umanità, il loro senso dell’umorismo, pacato e ironico insieme, il loro squisito senso di ospitalità. Le anguste stanze delle case sovietiche erano sempre aperte agli ospiti, che fossero vicini, parenti, amici o turisti che arrivavano dall’estero. E per tutti c’era la tradizionale cerimonia d’accoglienza, con il pane e il sale.
Potevano mancare in Russia tante cose, ma non mancavano mai l’acqua calda e il gas da riscaldamento. Ma soprattutto, non mancava mai l’amicizia, come fa notare un certo Andrej, amico del marito di Laura, che va a prelevare lei e la figlioletta all’aeroporto: “Qui mancano parecchie cose, ma non l’amicizia. Siamo la sua scorta personale, madame: benvenuta a Leningrado“. Pag 213.

Anche sul concetto di libertà, il grande idolo difeso sempre dal mondo occidentale contro la “dittatura sovietica”, Laura fa questa riflessione: “Il concetto di libertà,da noi, era sempre proiettato sulle cose materiali: libertà di possedere, di comprare, di vendere, di affittare, di speculare, di contare gli interessi. Nessuno, però, sembrava intuire l’esistenza di una libertà interiore“. Pag. 120
Ma la ricchezza più grande in assoluto nel mondo sovietico, secondo l’autrice, era l’amore per la cultura “quell’ossessione irrefrenabile per la letteratura, per l’arte, per la cultura” pag. 20. “Chiunque arrivasse in URSS dall’Occidente si sentiva quasi umiliato dalla dirompente effervescenza culturale e dall’erudizione del popolo intero, senza distinzioni di rango o di potere” pag. 42.
Come fa notare l’autrice, “Il percorso verso il radioso futuro predetto da Marx si trovava “a metà strada” e molti sentivano il peso dello smisurato sforzo storico del Paese…Per me, invece, accadeva l’opposto: inveterata succube di tentazioni effimere, ero rimasta folgorata dal primato della cultura e quella “metà strada” percorsa dalla società sovietica mi pareva un gran buon risultato” pag. 94.
Il terzo motivo. Una volta che il mondo sovietico negli anni ’90 si è sfasciato sotto l’onda impetuosa di una frenetica corsa all’arricchimento a qualunque costo, l’autrice fa provare con cruda vivezza il crollo e la delusione di ideali sentiti come genuini e sinceri, la perdita di un “umanesimo integrale”, vissuto con la speranza e l’illusione di una utopia in fase di realizzazione. “Il fallimento del sogno egualitario avrebbe avuto conseguenze spaventose per milioni di esseri umani in tutto il mondo per i quali, come per me, l’URSS era la luna, un faro nella notte , una luce di speranza” pag. 22.
E questo fa intravedere una prospettiva fosca, anche come chiave interpretativa della realtà storica che stiamo attualmente vivendo, con le sue guerre e le sue involuzioni di pensiero. L’autrice fa riferimento a ciò che è successo in Estonia da quando quel Paese è entrato a fare parte della Comunità Europea nel 2004. “L’Estonia di oggi è stata felicemente desovietizzata per aderire ai democratici valori occidentali. Oggi, i monumenti in memoria di chi ha sconfitto Hitler vengono abbattuti ed è vietato festeggiare il giorno della liberazione dell’Estonia dal nazismo, pena l’arresto. Viceversa, i neonazisti e i nazionalisti sono finalmente liberi di fare le loro fiaccolate con lo slogan “l’Estonia agli Estoni” pag. 206.
E’ l’inquietante e tragico risorgere dei nazionalismi bellicosi, l’un contro l’altro armato, con le persecuzioni interne e le guerre, con ideologie di fondo che si rifanno chiaramente a simboli nazifascisti. E il tanto ardentemente perseguito amore per la cultura, vanto riconosciuto del mondo sovietico? “Nella Pietroburgo desovietizzata del 1993 sui banchini dei libri, accanto a Il Maestro e Margherita c’erano il Mein Kampf, il Kamasutra e il best seller Come vincere alle slot machine” pag. 240.
“La proverbiale cultura, dignità e magnanimità sovietica era svanita nello spazio di un mattino: metà della popolazione aveva smesso di leggere e di andare a teatro…essere insegnante era la quintessenza del fallimento; unico scopo della vita, ormai, era sfruttare gli altri e ottenere denaro…Smantellata ogni forma di solidarietà umana e sociale, di collettivismo e condivisione, l’individualismo era divenuto il solo riferimento esistenziale della società postsovietica” pag. 250

Da questi riferimenti potrebbe sembrare che Laura Salmon abbia una visione del tutto positiva e quasi acriticamente idealizzata del mondo sovietico. Ma così non è. Espone anche quelli che, secondo lei, sono stati i difetti e i problemi che poi hanno contribuito alla caduta e alla dissoluzione dell’URSS. Ma soprattutto mette in evidenza quattro fondamentali errori intrinseci al sistema, sempre a parer suo, responsabili del suo crollo.
Tra i difetti, l’eccessivo spirito acritico con cui si guardava all’Occidente, viziato da scarsa consapevolezza di quel mondo e dei suoi errori. Per esempio, i sovietici non avevano idea di quale fosse il reale valore del denaro, quasi che il valore nominale della moneta corrispondesse al suo reale potere d’acquisto, che secondo la loro percezione, doveva essere smisurato, specialmente se confrontato con il valore nominale molto, molto più basso dei loro salari. Però non tenevano assolutamente conto del “salario indiretto” che i sovietici ricevevano: il bassissimo costo dei trasporti e del gas, luce e telefono, concessi a ciascuno a un prezzo irrisorio e senza limitazione di consumo; la gratuità di servizi sociali come le scuole, gli asili nido, la sanità ecc. tra l’altro di ottimo livello; tutte le attività offerte per il tempo libero nelle “Case della Cultura” o nelle scuole agli studenti, assolutamente gratuite. Inoltre in URSS c’era la piena occupazione, le vacanze nelle stazioni termali e i diritti sul lavoro rispettati. Ma essi ingenuamente pensavano che questi benefici assicurati dallo Stato fossero garantiti dovunque. Mentre erano attratti dalla spaziosità delle nostre abitazioni, dalla possibilità di avere una Mercedes. Senza rendersi conto dei reali problemi sociali (disoccupazione, mancanza di alloggi, servizi carenti ecc.) che affliggevano le società occidentali.
Preferivano l’abbigliamento “made in Italy” di scarsa qualità alle loro confezioni in ottima seta, cotone o pura lana. Avevano una sorta di reverenza nei confronti degli atteggiamenti e delle opinioni di chi veniva dall’Occidente, reverenza che spesso sconfinava nell’autoflagellazione. Come riferisce l’autrice, se la fonte di una notizia era americana, la notizia era data assolutamente per certa. Ma soprattutto la loro grande ingenuità era credere senza dubbi alla buona fede e al rispetto di chi li considerava pur sempre “nemici”, senza considerare adeguatamente le manipolazioni disoneste delle loro fonti d’informazione.
Invece, i quattro fatali errori che, secondo lei, hanno contribuito non poco alla rovina del mondo sovietico, sono stati, detti in grande sintesi: il rifiuto del valore della spiritualità religiosa, che ha comportato “opere d’arte rovinate, violenza psicologica e clandestinità” pag. 68; il divieto per i cittadini sovietici di poter andare dovunque volessero nel mondo in quanto questo ha precluso loro una più diretta e consapevole conoscenza dell’Occidente e dei suoi problemi; la cosiddetta “autocensura da compiacimento”, cioè dire o scrivere quello che agli occidentali piaceva fosse scritto o detto, soprattutto da parte degli scrittori che ambivano a fare conoscere le loro opere oltre la “cortina di ferro”; infine, poiché tutto di ciò che era a disposizione nei mercati o nei negozi costava davvero poco, prendere molti più prodotti di quelli che effettivamente servivano in famiglia, con allungamento delle code e del tempo per acquisti, ma anche rischi di sprechi inutili.
L’autrice, tra l’altro, come già detto ebrea di origine, si definisce atea e non comunista, pur aderendo a valori sociali e culturali di stampo socialista e avendo maturato un chiaro e netto atteggiamento di rifiuto verso i valori dei “winner”, come nelle società capitalistiche sono definite le persone di successo, a favore invece dei “loser”, i perdenti che riuscivano, malgrado tutto, a conservare la loro libertà interiore e la loro dignità morale. E’ per questo che il suo incontro e la sua profonda conoscenza del mondo sovietico è stata una vera e propria “storia d’amore”. Il crollo di quel mondo le ha provocato e le provoca tuttora una insanabile e persistente nostalgia. “Non ho mai visto in nessun luogo al mondo così tante persone, tutte insieme, così serene, colte, sagge, altruiste, capaci di gioire delle gioie altrui e di soffrire con gli altri…Ogni giorno che ho trascorso in quel faticoso e gratificate Paese mi ha reso una persona migliore, più disposta ad amare la vita e il prossimo”. Pag. 264
Per concludere, il quarto motivo per cui ho amato molto questo libro. Negli stessi anni ’80 in cui l’autrice faceva la sua conoscenza con “l’altro mondo”, in URSS ci sono stata anche io, ho studiato la lingua, anche se non al suo livello. Ho avuto conoscenza diretta di tre città: Mosca, Volgograd ma soprattutto Leningrado. Molte cose scritte da Laura hanno prodotto in me una profonda e intensa risonanza emotiva. Mi ci sono praticamente riconosciuta.
Rita Clemente
Scrittrice. Collaboratrice redazionale
di Lavoro e Salute
Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-novembre-2025/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/











Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!