Clima. Occultamento creativo

Nell’estate tra le più calde mai registrate, la maggior parte dei servizi giornalistici sul caldo estremo non ha fatto riferimento al cambiamento climatico, né alle 57 aziende di combustibili fossili responsabili dell’80% delle emissioni globali di carbonio dal 2016 a oggi, né alle industrie che ne rendono possibile la loro attività, come quella della comunicazione. Intanto petrolio e gas vengono raccontati ancora come risorse indispensabili per la sicurezza energetica e la stabilità economica (di chi?). La portata dei dati dell’ultimo rapporto di Clean Creatives – sui legami commerciali tra le grandi aziende dei combustibili fossili e le agenzie globali di pubbliche relazioni e pubblicità – è impressionante

di Bruno Pagnanelli

L’estate 2026 verrà ricordata tra le più calde mai registrate (per Europa e Italia un record assoluto) ed è solo il preludio a un fenomeno meteorologico planetario, El Niño, che, secondo le previsioni degli scienziati, sarà il più intenso degli ultimi mille anni. Si stima che provocherà gravi perturbazioni nelle catene di approvvigionamento globali e condizioni meteorologiche devastanti, rischiando di “spingere 50 milioni di persone verso una condizione di grave insicurezza alimentare…”.

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Eppure, i media mainstream continuano a non collegare questi eventi al cambiamento climatico. Il fenomeno è sempre più evidente e ormai un paradosso anche di fronte a eventi catastrofici come quelli accaduti in Nepal, o nelle nostre stesse regioni. Nonostante i titoli sul caldo estremo, la maggior parte dei servizi giornalistici non ha fatto alcun riferimento al cambiamento climatico, né alle 57 aziende di combustibili fossili responsabili dell’80% delle emissioni globali di carbonio dal 2016 a oggi, né alle industrie che ne rendono possibile l’attività, come quella della comunicazione. È l’opera migliore, quella più meschina e viscida, è quella realizzata dal marketing delle grandi compagnie petrolifere. Mentre i colossi del petrolio realizzavano profitti per 93 miliardi di dollari in soli tre mesi (di extra profitti non se ne parla anzi, noialtri li eleviamo a eroi) grazie alla guerra in Iran (per non parlare di ciò che accadde col gas appena si aprì il fronte ucraino) le loro agenzie continuavano ad applicare la strategia di occultamento creativo.

Le campagne pubblicitarie odierne presentano petrolio e gas come risorse indispensabili per la sicurezza energetica e la stabilità economica, proprio mentre la domanda di questi combustibili sta rallentando e il solare fotovoltaico ha coperto la quota maggiore (27%) della crescita della domanda globale di energia. In pratica abbiamo le soluzioni necessarie, ma l’industria dei combustibili fossili alimenta paura e insicurezza per ritardare azioni.

Al riguardo, è uscito il rapporto periodico di Clean Creatives (che contiene un database pubblico) che mappa e documenta i legami commerciali tra le grandi aziende dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) e le agenzie globali di pubbliche relazioni (PR) e pubblicità. L’obiettivo dell’iniziativa è smascherare il supporto reputazionale e di marketing che l’industria dei combustibili fossili riceve da parte del settore creativo. Secondo Clean Creatives, le compagnie petrolifere e del gas non operano da sole per ripulire la propria immagine pubblica, ma si affidano ad agenzie che creano campagne di “greenwashing” e copertura strategica. La portata dei dati è impressionante. Il rapporto infatti, raccoglie migliaia di contratti documentati a livello globale (provenienti da registri pubblici, candidature a premi di settore e portfolio creativi) che coinvolgono centinaia di agenzie di public relations e pubblicità e decine di grandi gruppi di holding internazionali. La piattaforma permette di cercare in modo trasparente, agenzie, clienti e singoli contratti per verificare chi lavora con i colossi dell’energia. Introduce anche dei riconoscimenti satirici (F-Badges) per evidenziare comportamenti specifici delle agenzie, come collaborazioni di lunga data, contratti multipli o la partecipazione a campagne di greenwashing premiate nei festival della creatività.

Il progetto non si limita a denunciare ma punta a spingere i professionisti della comunicazione, i leader delle agenzie e i brand famosi a rifiutare contratti con il settore fossile, invitandoli a firmare un impegno formale (The Pledge) per orientare la creatività verso un futuro sostenibile.

Il report di Clean Creatives punta il dito sia contro i grandi committenti (le aziende energetiche) sia contro le holding e le agenzie di comunicazione che gestiscono i loro contratti.

Perché mentre noi guardiamo Valeria Marini che cade, Luciano Spalletti che litiga o un politico che mente, mentre riceviamo notizie su questi fatti senza che nessuno mai dica quali sono le cause (lo fanno volutamente), ci facciamo condizionare pure da gente continua a spingerci verso “quella” forma di consumo e che pian piano ci spinge ai limiti fisiologici del nostro corpo. E se una volta l’estate era gioia e divertimento, adesso è reclusione e sgomento.


Fonte principale:

ABC, CBS, and NBC aired nearly 200 segments about three U.S. heat events without mentioning climate change

13/10/2026 https://comune-info.net/

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