Come funziona la propaganda, il lavaggio del cervello che spinge gli israeliani a considerare ogni palestinese come una minaccia e un nemico
Nove anni fa, la giornalista di origini israeliane Abby Martin ha intervistato persone scelte a caso per le strade di Gerusalemme. Cittadini israeliani di origine ebraica provenienti da ogni ceto sociale. Il video è in inglese senza sottotitoli, non so se esiste una versione sottotitolata ma è un documento prezioso e terribile, come lo è “Israelism” (2023) di Erin Axelman e Sam Eilerstein, che vi consiglio di guardare.
Martin intervista anche l’israeliano antisionista Ronnie Barkan, che racconta come funziona la propaganda israeliana, il lavaggio del cervello che spinge a considerare ogni arabo come una minaccia e un nemico da eliminare o da espellere, la racconta dopo esserne stato vittima.
Martin ricorda oggi quel profetico reportage di quasi 10 anni fa, pubblico il link nei commenti.
C’è un episodio di Black Mirror, Men against fire, il quindo episodio della terza serie, che racconta precisamente questa qui. Racconta di un chip che viene impiantato nel cervello dei soldati per trasformare ai loro occhi “i nemici” in zombie. Quel chip, nella vita vera, è per gli israeliani la propaganda sionista. Nella serie, i perseguitati – trasformati agli occhi dei carnefici in zombie assassini – trovano il modo di interferire con il segnale del chip e restituire per un’attimo la visione della realtà al soldato che sta sgozzando un bambino ed è convinto di combattere contro uno zombie. Una luce pulsante, mi pare, che in modo intermittente squarcia del velo della menzogna dando al soldato la possibilità di fermarsi a riflettere, di ricredersi.
Proviamo a essere quella luce. Diamoci questa ragione, questa funzione, ciascuna e ciascuno con i suoi mezzi, i suoi modi, le sue possibilità, da soli e insieme. Non solo quella di liberare gli oppressi dall’oppressione ma quella di liberare gli oppressori dal loro opprimere fanatico. Denunciamo i crimini, sì, ma combattiamo la disumanità raccontando l’umanità negata. E rallegriamoci ogni volta che qualcuno comincia ad avere un dubbio, poi un altro, ogni volta che rivede le proprie posizioni, ogni volta che si ritrova costretto ad ammette che la realtà contrasta con la sua visione distorta delle cose e allora modifica un poco quella visione e poi un poco ancora come avrà fatto il soldato Ronnie, che non avrà cambiato idea sul sionismo da un giorno all’altro ma ha cambiato idea e oggi, da ebreo israeliano, si batte contro il colonialismo e l’apartheid.
Gira un video in cui Brian Eno racconta di come anche lui ha cambiato idea. Di come fino agli Novanta, imbevuto dai racconti sui kibbuz progressisti, aveva creduto e sperato che il sionismo fosse una buona idea, ma poi ha fatto i conti con la piega che avevano preso le cose. Posto nei commenti anche quel video perché penso che le cose si cambiano cambiando le persone molto più di quanto le persone non si cambino cambiando le cose, e a chi opprime non auguro la morte. Auguro di cambiare idea. Teniamoci stretti.
25/5/2025 https://www.anbamed.it/









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