Comune Roma: l’attacco al lavoro pubblico non si ferma nemmeno ai tempi del coronavirus

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La campagna del Messaggero contro le lavoratrici e i lavoratori del Comune di Roma non si ferma nemmeno durante l’emergenza del corona virus, ma questo non ci sorprende, visto quello che i padroni di confindustria stanno facendo sulla pelle degli operai in questi giorni, e Caltagirone, editore del messaggero non vuole dimostrasi da meno. Sì, i padroni: cosi voglio e dobbiamo chiamarli, i padroni delle nostre vite, così si sono sentiti quelli che hanno dichiarato che la produzione deve continuare, e l’hanno fatto anche la dove erano noti casi positivi al corona virus. E la sua campagna continua, affermando sul suo giornale, che i lavoratori e le lavoratrici non vogliono prendere le ferie e che il lavoro agile messo in piedi dal Comune di Roma non garantisce il controllo sulla produttività. La questione sanitaria, i decreti del governo per il contenimento, sono cose che non possono e non devono intaccare la produttività e la Roba.

Per quanto riguarda le ferie va detto e ricordato che queste sono costituzionalmente a tutela del lavoratore e del suo riposo, ma va inoltre assolutamente ricordato che i servizi pubblici, come da decreto, non possono essere chiusi e che è necessario, per quanto possibile, garantire la continuità dei servizi, almeno quelli essenziali, e la combinazione tra lavoro agile e la minima presenza fisica, come forma residuale, hanno la funzione di non fermare completamente l’erogazione del servizio pubblico, ma ovviamente i padroni e Caltagirone amano solo il privato.

Nessuna denuncia invece viene fatta per l’assenza di tutela e dei sistemi di protezione, per coloro che devono continuare a lavorare in presenza fisica, come ad esempio la Polizia Locale.

Una riflessione in particolare va invece fatta sul perchè i padroni non sono contro il lavoro da casa, anzi ne sono in qualche misura i fautori. Il lavoro da casa è oggi al centro del dibattito e i padroni hanno piena volontà di farne il massimo uso anche in futuro e in tutti i settori sfruttandolo a proprio vantaggio. Infatti la costruzione di rapporti sempre più diretti ed individuali tra il padrone e il lavoratore, situazione sempre più presente nel mondo del lavoro precario, sono visti come un ulteriore strumento per aumentare la frammentazione e rendere sempre più debole il fronte del lavoro e della classe. L’assenza di un luogo fisico per i lavoratori e le lavoratrici ci rende tutti più deboli per la mancanza di uno spazio di confronto del pensiero e delle idee, un luogo dove si costruiscono le lotte per la conquista e la difesa dei diritti. Questo desiderio dei padroni per il lavoro da casa è inoltre lo strumento con il quale sostenere e giustificare lo smantellamento definitivo del servizio pubblico.

Che bisogno hai dell’asilo nido se sei in casa e mentre lavori accudisci tuo figlio? Che bisogno hai dell’assistenza domiciliare agli anziani se mentre lavori puoi voltare il nonno affinchè non gli vengano le piaghe da decupito,? Che bisogno hai dei centri per diversamente abili se tra una call e l’altra fai anche l’assistente sociosanitario? Che bisogno hai della mensa e del buono pasto se mentre lavori cucini? Che bisogno hai del servizio di trasporto pubblico? Un sistema dove, visto il nostro sistema sociale e culturale le prime vittime sono le donne.

Questo spiega perchè il giornale del padrone Caltagirone, come i migliori dei sciacalli, di fronte alle file di carri funebri in Lombardia, pone al centro la questione del controllo della produttività, affinchè superata l’emergenza, il suo sogno e quello di Confindustria e dei padroni, ridurre i costi , indebolire la classe e smantellare il servizio pubblico, diventi realtà.

Le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Armando Morgia
RSU CGIL Roma Capitale

16/3/2020  sindacatounaltracosa.org

 

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