Cresce la criminalizzazione della solidarietà in Europa

Illustrazione dal rapporto di PICUM

Dal rapporto di PICUM: nel 2024 almeno 142 le persone criminalizzate per aver aiutato i migranti

Tra gennaio e dicembre 2024, almeno 142 persone hanno affrontato procedimenti giudiziari nell’UE per aver aiutato le persone migranti. La maggior parte è stata accusata di favoreggiamento dell’ingresso, del soggiorno o del transito, oppure di traffico di migranti (a seconda di come il reato è definito nelle leggi nazionali). Lo rivela il monitoraggio condotto dalla Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM) 1.

Si tratta con ogni probabilità di un dato sottostimato: i dati ufficiali e statistici su chi viene accusato, incriminato o condannato per reati di traffico e simili spesso mancano. Molti casi non vengono segnalati dai media o restano nascosti per paura di ritorsioni, in particolare tra le stesse persone migranti. Inoltre, alcuni casi segnalati dai media potrebbero non essere stati rilevati dal sistema di allerta di PICUM. In Italia, ad esempio, il lavoro di Arci Porco Rosso con il progetto «Dal mare al carcere. La criminalizzazione dei cosiddetti “scafisti» riporta di aver seguito i casi di 128 persone migranti criminalizzate dal gennaio 2024 in poi.

Questi numeri confermano una tendenza preoccupante già osservata nei report precedenti. Nel 2023, almeno 117 persone erano state criminalizzate nell’UE; nel 2022 erano state almeno 102, e almeno 89 tra gennaio 2021 e marzo 2022.

Silvia Carta, responsabile advocacy di PICUM e autrice dello studio, ha dichiarato: «È il quarto anno consecutivo in cui documentiamo livelli crescenti di criminalizzazione, sia delle persone migranti che di chi le aiuta. E quello che riusciamo a monitorare è solo la punta dell’iceberg».

Dal monitoraggio emerge che la maggior parte delle persone criminalizzate si trova in Grecia (62), Italia (29), Polonia (17) e Francia (17). Altri casi sono stati individuati in Bulgaria, Cipro, Malta e Lettonia.

Tra queste persone, 88 sono state criminalizzate per aver soccorso o aiutato migranti in difficoltà in mare; 21 per aver fornito cibo, acqua o vestiti; 17 per proteste e manifestazioni. In Polonia, ad esempio, cinque persone che fornivano aiuti umanitari alla frontiera con la Bielorussia rischiano fino a cinque anni di carcere.

La durata media dei procedimenti giudiziari, secondo i dati raccolti da PICUM, è di tre anni, ma in diversi casi può essere molto più lunga. In un caso conclusosi con l’assoluzione nel 2024, una donna ha dovuto affrontare quasi dieci anni di processo dopo essere stata criminalizzata nel 2014 per aver comprato biglietti del treno per un gruppo di rifugiati siriani in Sicilia.

Nel 2024 si sono conclusi i procedimenti per 43 delle 142 persone criminalizzate. La stragrande maggioranza (41) è stata assolta o ha visto decadere le accuse. Tuttavia, anche quando un processo si chiude con l’assoluzione, i procedimenti hanno conseguenze pesantissime sulla vita personale, sulle finanze e sul benessere psicologico delle persone coinvolte.

La criminalizzazione delle migrazioni irregolari

Non è solo la solidarietà con le persone migranti a essere criminalizzata in nome della “lotta al traffico”: anche il semplice atto di migrare può portare a un processo penale. Secondo il monitoraggio di PICUM, tra gennaio e dicembre 2024 almeno 91 persone in Italia, Grecia e Spagna sono state criminalizzate per il solo fatto di attraversare irregolarmente una frontiera.

Queste persone subiscono una doppia punizione: procedimenti giudiziari lunghi e, in due terzi dei casi, la detenzione preventiva prima ancora dell’inizio del processo. In Itali, Maysoon Majidi, attivista e regista curdo-iraniana, ha trascorso 300 giorni in custodia cautelare con l’accusa di essere una trafficante, senza alcuna prova se non delle indicazioni vaghe di essere un’“aiutante del capitano”.

Una situazione ben diversa da quella che riguarda i casi di criminalizzazione della solidarietà che coinvolgono cittadini dell’UE, dove la detenzione preventiva è raramente applicata.

«La criminalizzazione della solidarietà con i migranti è profondamente legata alla criminalizzazione della migrazione stessa», ha commentato Silvia Carta. «Non si tratta di due questioni separate, ma di un continuum di politiche migratorie restrittive che rendono pericoloso l’attraversamento delle frontiere e creano un clima ostile verso chi è entrato in modo irregolare».

La maggior parte delle persone accusate per aver attraversato le frontiere irregolarmente (l’84%) è incriminata per aver guidato un’imbarcazione o un veicolo, o per aver gestito i passeggeri a bordo. In molti casi, però, la persona era semplicemente un passeggero, o ha distribuito cibo e acqua, o ha usato un telefono e una mappa per orientarsi in mare, o ha aiutato altre persone in difficoltà quando la barca stava per capovolgersi.

Ad esempio in Grecia, un pescatore egiziano e il figlio quindicenne sono stati accusati di traffico di migranti solo perché il padre, a malincuore, aveva accettato di condurre la barca per poter affrontare il viaggio. Il padre è stato posto in detenzione preventiva e condannato a 280 anni di carcere. Non solo il figlio è stato separato dal padre, ma ora rischia anche lui le stesse accuse davanti a un tribunale minorile.

Sia in Italia che in Grecia, anche i sopravvissuti ai naufragi sono stati perseguiti come trafficanti.

La nuova direttiva UE sul favoreggiamento

Queste tendenze rischiano di peggiorare a causa della proposta di revisione della normativa europea sul favoreggiamento dell’immigrazione irregolare (direttiva 2002/90/CE sul favoreggiamento). Il testo, presentato dalla Commissione europea e attualmente in discussione al Parlamento europeo, lascia aperta la possibilità di criminalizzare l’assistenza umanitaria e amplia i margini per la criminalizzazione delle stesse persone migranti.

«La proposta di direttiva sul favoreggiamento rischia di far arrestare o portare a processo ancora più persone per aver aiutato chi aveva bisogno e di accusare di traffico gli stessi migranti – ha concluso l’autrice del dossier -. Man mano che le trattative vanno avanti, il Parlamento europeo deve battersi per le garanzie più forti possibili, così che nessuno rischi il processo solo per aver attraversato un confine o aiutato persone in difficoltà».

  1. Scarica il rapporto (en) ↩︎

11/6/2025 https://www.meltingpot.org

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