Crisi invisibili: le emergenze umanitarie che il mondo vuole dimenticare 

La denuncia nel rapporto del Norwegian Refugee Council

Nel 2024 il numero di persone sfollate nel mondo è quasi raddoppiato rispetto a un decennio fa, raggiungendo una cifra drammatica. Tuttavia, la gestione degli aiuti umanitari ha coperto appena la metà del fabbisogno totale.

Il rapporto redatto dal Norwegian Refugee Council 1 intende mettere sotto i riflettori dieci crisi di sfollamento praticamente ignorate dai media, dalle diplomazie internazionali e dalla cooperazione umanitaria.

Andando più nello specifico, le crisi in questione riguardano il “forced displacement”, quel fenomeno per cui una persona o un gruppo si spostano dalla propria regione o paese non volontariamente, ad esempio a causa di persecuzioni, conflitti, violenza generalizzata, violazione dei diritti umani o disastri ambientali.

I paesi inseriti in questa lista ospitano/hanno più di 200.000 persone sfollate e sono stati scelti in base a tre criteri: portata delle necessità umanitarie insoddisfatte; copertura mediatica minima o assente; scarsità di impegno politico e diplomatico internazionale.

Secondo l’NRC, allora, tra le crisi “più dimenticate” sono compresi i seguenti Paesi:

  1. Camerun
  2. Etiopia
  3. Mozambico
  4. Burkina Faso
  5. Mali
  6. Uganda
  7. Iran
  8. Repubblica Democratica del Congo (RDC)
  9. Honduras
  10. Somalia

Per ovvi motivi di spazio e tempo non possiamo andare nel dettaglio di nessuna di queste crisi, ma proviamo almeno a darne una panoramica, seguendo il report. 

Camerun

Il Camerun, già in posizione rilevante nelle edizioni precedenti, ora guida la classifica, sottolineando il peggioramento delle condizioni per le comunità sfollate. Il Paese è attraversato da tre crisi, complesse e intrecciate fra loro: il conflitto con i gruppi armati nel bacino del lago Ciad; violenze nelle regioni del nord-ovest e del sud-ovest; continua instabilità al confine con la Repubblica Centrafricana. 

Nel 2024, circa 3,4 milioni di persone avevano bisogno urgente di aiuti e protezione, mentre c’erano oltre 1.1 milioni di sfollati interni. Circa il 70% degli sfollati viveva fuori dai campi regolari, spesso senza protezione legale. Almeno 2.8 milioni di persone hanno dovuto affrontare una grave insicurezza alimentare, aggravata dalla crisi climatica. Tuttavia, il piano umanitario nazionale ha coperto solo il 45 % dei fondi richiesti (168 milioni su 371 milioni di dollari), lasciando un buco di oltre 202 milioni. 

La crisi del Camerun è un caso eclatante di negligenza globale: poco segnalata e sottofinanziata, senza segnali di rinnovata attenzione, sostegno o impegno politico, le prospettive per il 2025 sono ancora più fosche.

Etiopia

L’Etiopia, al secondo posto della lista, vive una crisi aggravata da conflitti armati, catastrofi climatiche e conseguenze economiche. A inizio 2025, erano circa 2,3 milioni le persone sfollate internamente. Le violenze nelle regioni di Amara e Oromia non diminuiscono, mentre nel nord continuano a farsi sentire gli effetti della guerra del Tigrè.

Inoltre, ulteriori devastazioni sono state causate dalle pesanti piogge e inondazioni del luglio 2024, a cui si è aggiunta un’intensa attività sismica a inizio 2025. In tutto si contano più di dieci milioni di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare, ma, nonostante ciò, le operazioni umanitarie rimangono insufficienti. 

Mozambico

Per la prima volta entra nella lista il Mozambico, a causa della terribile combinazione di un conflitto armato nella provincia di Cabo Delgado, dell’instabilità post-elettorale e, poco dopo, del ciclone Chido, nel novembre 2024. Alla fine dell’anno, circa 600.000 persone risultavano sfollate, mentre 2,8 milioni vivevano in condizioni di grave insicurezza alimentare. Il piano umanitario ha ricevuto solo il 41 % dei fondi richiesti, con copertura del solo 13 % per la sicurezza alimentare a Cabo Delgado.

Burkina Faso 

Il Burkina Faso è al quarto posto, con circa 2 milioni di sfollati interni e 4,9 milioni di persone bisognose di assistenza. Un incremento delle violenze ha portato a quasi 2000 civili uccisi, tra gennaio e settembre. Anche l’educazione affronta un momento difficile: una scuola su cinque rimane chiusa per motivi di sicurezza.

Mali 

Quasi 7.1 milioni di persone hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria nel 2024, in particolare nelle regioni del nord e del centro. L’intensificazione di attività militari ha rallentato le operazioni umanitarie e le catastrofi climatiche hanno peggiorato la situazione. Nel 2025, i tagli ai finanziamenti, i problemi legati al clima, l’intensificarsi degli scontri e un’economia in difficoltà potrebbero peggiorare significativamente la situazione.

Uganda

L’Uganda, sebbene sia una delle più grandi regioni ad accogliere rifugiati (circa 1,8 milioni) è una crisi “dimenticata”, anche a causa dei finanziamenti insufficienti. I nuovi arrivi da RDC, Sudan e Sud Sudan hanno portato molte strutture a superare il 500 % della capienza prevista, con un numero di rifugiati che dovrebbe superare i 2 milioni entro la fine del 2025.

La situazione si sta rapidamente avvicinando al punto di rottura ma il piano di risposta è stato finanziato solo al 46%, il che lo rende una delle operazioni dell’UNHCR più sottofinanziate a livello globale, una tendenza che probabilmente continuerà anche quest’anno. 

Iran 

Nonostante le sanzioni estese e il limitato supporto internazionale, l’Iran ospita la più grande popolazione di rifugiati al mondo. In particolare, l’Iran ospita sfollati afghani da oltre quarant’anni e attualmente ne ospita 3,8 milioni. Tuttavia, si stima che la popolazione afghana totale nel Paese sia di circa sei milioni, compresi gli afghani senza status legale. Questi ultimi hanno dovuto affrontare un netto peggioramento della loro già fragile situazione nel 2024.

Le crescenti pressioni economiche e la decisione del governo di deportare due milioni di persone hanno aggravato la loro vulnerabilità. L’attenzione politica e mediatica è rimasta in gran parte concentrata sul ruolo geopolitico dell’Iran, mettendo in ombra gli urgenti bisogni umanitari dei rifugiati afghani e la mancanza di soluzioni sostenibili per coloro che tornano in Afghanistan. 

Secondo quanto riferito, entro settembre 2025, un numero significativo di afghani che hanno recentemente perso il loro status legale dovrebbe essere espulso dalle autorità. Date le difficili condizioni in cui si trova l’Afghanistan, molti rimangono in un ciclo di rimpatri forzati e di rientri irregolari, ritrovandosi di nuovo in Iran o rimanendo intrappolati in ripetuti spostamenti oltre confine. È difficile pensare che la situazione migliorerà, soprattutto alla luce dei recenti attacchi ricevuti da Israele e dagli USA.

Repubblica Democratica del Congo

La RDC potrà essere scesa dal terzo posto dello scorso anno all’ottavo nella lista delle crisi trascurate di quest’anno, ma questo cambiamento di classifica non riflette alcun progresso reale. La situazione umanitaria ha continuato a peggiorare nel 2024, a causa della violenza incessante e delle crescenti emergenze sanitarie.

La crisi nella RDC ormai continua da anni. Nelle province del Nord Kivu, Ituri e Sud Kivu, il conflitto armato si è intensificato, con combattimenti che hanno colpito direttamente i campi profughi e le periferie urbane. A metà anno, il numero di sfollati interni aveva superato la cifra record di sette milioni.

Intorno alla città di Goma e a Minova, nella provincia del Sud Kivu, migliaia di famiglie sono fuggite dalla violenza, ritrovandosi a vivere in condizioni di sovraffollamento e insicurezza, senza acqua pulita, assistenza sanitaria o istruzione per i propri figli.

Nonostante l’aumento dei bisogni, l’assistenza umanitaria è rimasta indietro, con solo il 52% dei finanziamenti necessari assicurati. Le prospettive per il 2025 sono già fosche. 

Le prospettive per il 2025 sono fosche. L’escalation del conflitto e il drammatico sfollamento che ha sradicato centinaia di migliaia di persone causeranno un forte aumento dei bisogni umanitari. Allo stesso tempo, i tagli generalizzati ai finanziamenti preannunciano un anno complesso che rischia di incontrare la continua indifferenza della comunità internazionale.

Honduras

Dei 2,8 milioni di persone bisognose di aiuti umanitari, solo il 36,2% ha ricevuto assistenza. Violenza, sfollamenti e shock climatici hanno continuato a costringere le persone ad abbandonare le proprie case. Circa 245.000 honduregni hanno presentato domanda di asilo nel 2024, mentre almeno 100.000 sono stati sfollati all’interno del Paese. Si tratta probabilmente di una sottostima, che maschera la reale portata della crisi. 

L’Honduras è rimasto estremamente vulnerabile ai disastri naturali nel 2024. A novembre, la tempesta tropicale Sara ha scatenato inondazioni e frane in quasi un terzo del Paese, colpendo oltre 250.000 persone. Con la riduzione dei finanziamenti e la chiusura delle vie di accesso all’asilo e al reinsediamento, i rischi a cui vanno incontro le persone in Honduras sono destinati a moltiplicarsi nel prossimo anno.

Somalia

Nel 2024, la Somalia ha continuato a confrontarsi con una crisi umanitaria devastante e multiforme, causata dagli effetti combinati di una siccità prolungata, di un conflitto radicato e dell’instabilità economica. Queste pressioni sovrapposte hanno alimentato sfollamenti diffusi e aggravato l’insicurezza alimentare, spingendo milioni di persone ancora più in una situazione di vulnerabilità. Entro la fine dell’anno, 3,5 milioni di persone erano sfollate.

Oltre 154.000 persone sono state sfrattate con la forza, spesso finendo in insediamenti informali sovraffollati, senza un accesso affidabile ad acqua pulita, assistenza sanitaria o riparo. L’entità del bisogno era sconcertante, eppure la Somalia è rimasta ampiamente trascurata sulla scena globale. La scarsa copertura mediatica, la stanchezza dei donatori e le crisi internazionali concomitanti hanno portato a livelli di finanziamento pericolosamente bassi e a operazioni umanitarie limitate.

Conclusioni 

Questo report conferma che, mentre il numero di persone in fuga aumenta a ritmi allarmanti, l’impegno mondiale – economico, mediatico e politico – si sta dissolvendo in un vortice di nazionalismo e austerità. Le crisi non sono più isolate entro i confini nazionali: instabilità in un paese causa fame e migrazioni nei paesi vicini.

Le risorse scarseggiano, i fondi diminuiscono e crescono le tensioni tra rifugiati e comunità ospitanti. I paesi che accolgono più sfollati spesso ricevono meno aiuti, pur affrontando difficoltà proprie. I disastri climatici aggravano fame e migrazioni in quasi tutti i paesi analizzati, colpendo i mezzi di sussistenza e forzando milioni a fuggire. Con l’inflazione e le crisi economiche, l’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli critici.

Ignorare queste crisi significa ignorare le grida di milioni di persone che vivono nell’invisibilità e che vedono infrante tutte le tracce di speranza e dignità. Sebbene una formula identica non possa funzionare per tutte le crisi di sfollamento trascurate, il Consiglio suggerisce alcune misure che possono essere adottate da diverse parti interessate per affrontare la negligenza politica, finanziaria e mediatica: occorre una presa di responsabilità collettiva, che includa il rilancio dei finanziamenti pubblici e privati, il coinvolgimento continuo della stampa e dei media, che spesso è impedito dalla censura e dalle minacce ai giornalisti. 

La pace sembra essere l’unica soluzione reale, ma senza una volontà politica concreta a tutti i livelli è improbabile che la situazione possa cambiare. It is time for action.

  1. La pagina del rapporto; il rapporto in .pdf ↩︎

Maria Giuliana Lo Piccolo

3/7/2025 https://www.meltingpot.org

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *