Cuba. Contro le calunnie e chi diffama: né schiavi né sudditi
Alcuni membri del Congresso che odiano i cubani gridano e cercano di scatenare una guerra di sterminio, mentre si compiacciono delle sofferenze umane causate da misure di strangolamento economico di ogni tipo e sperano che tre mesi senza petrolio possano far esplodere la «caldaia» che loro stessi hanno preparato.
La cosiddetta grande stampa gioca alla guerra e alla prossima vittima, e torna a manipolare il vero protagonista, il popolo di Cuba, che difende la sua patria e il processo che gli ha dato vera libertà e indipendenza, dopo più di mezzo secolo come neocolonia e in ardua lotta per la sua indipendenza dal 1868.
Forse il sentimento indipendentista, sovrano e di libertà dei cubani non importa a coloro che parlano di Cuba come se fosse un oggetto, un frutto perduto, un bottino da conquistare, un bersaglio di vendetta, un semplice punto su una mappa che alcuni vogliono ridisegnare, un pugno di esseri umani privati dei loro diritti elementari da decisioni arbitrarie e minacce provenienti dall’altra parte dello Stretto della Florida, che si intensificano in un esperimento di crimine di massa in pieno XXI secolo, sfidando la capacità dell’uomo di resistere alla fame, all’oscurità, alle malattie, alla mancanza di servizi vitali, che vengono loro negati con un blocco petrolifero senza precedenti al mondo?
Senza togliere il dito dal grilletto delle aggressioni e delle bombe, ci si vanta che la potenza militare è troppo per «una cosa così piccola». «È questione di tempo». Un nuovo «effetto domino». Un’altra «ora finale». «Liquidare l’Iran e poi L’Avana». «Cuba è la prossima». È l’ultimatum, senza scrupoli né freni.
Così infame e offensivo; così vergognoso e arrogante, così ingerente e senza limiti.
Creare ogni tipo di ostacolo attraverso più di 200 misure di asfissia economica, che si aggiungono a un arsenale legislativo per cercare di far capitolare per fame o malattie un intero Paese, e al tentativo di genocidio di oltre 60 anni, è la formula macabra che fa appello al blocco totale dei combustibili per cercare di far crollare l’economia e paralizzare la nazione, mentre accusano il governo aggredito di essere incapace o fallito.
Abituati a mentire e a ingannare, si parla di dialogo e negoziazione, mentre si continua a strangolare il popolo con il blocco petrolifero, la persecuzione delle missioni mediche, i programmi di ricompensa per chi cede ai loro ricatti per espellere i medici che hanno salvato milioni di persone in America Latina, le pressioni per isolare Cuba come negli anni ’60, con il pugno di ferro affinché chiudano le ambasciate e continuino a inventare false scuse per accusare Cuba di promuovere la destabilizzazione. Un copione trito e obsoleto a cui nessuno crede.
Nell’era dell’intimidazione e della legge del più forte, calpestando le Nazioni Unite, le sue diverse agenzie, il diritto internazionale e la convivenza civile tra i popoli, manipolano i diritti umani come strumento per giudicare, mettere alle strette e rovesciare governi con colpi di mano giudiziari o legislativi, attraverso le loro ambasciate nel mondo o dai tribunali statunitensi che sfidano ogni legge, in stretta collaborazione con il loro Dipartimento della Guerra o la CIA.
Quasi settant’anni di resistenza, intelligenza, audacia ed eroismo, vengono ignorati da coloro che semplificano, disprezzano e sottovalutano il popolo cubano, che non è né schiavo né suddito, che il mondo contempla con orgoglio per il suo coraggio storico, per il suo esempio indelebile, per il suo simbolismo mondiale di nobiltà e dignità, per essere un punto geografico piccolo ma gigante di ispirazione in tutti i punti cardinali.
Viviamo in un’epoca di minacce quasi quotidiane, di notizie di guerre e morti a ogni ora, di abusi e prepotenze, di impunità e complicità, di silenzi e ricatti, e di flagranti violazioni del diritto internazionale.
Mentre i cannoni e le bombe ascoltano il clamore dei carnefici, si erge la solidarietà mondiale contro l’embargo, la denuncia della sfacciataggine per l’egemonia globale e l’appello alla ragione, alla pace, alla via civile delle relazioni tra i nostri paesi e allo sfruttamento delle opportunità economiche e commerciali che sono state trascurate per decenni di vendetta e odio, che non conducono a nulla di buono.
Il popolo cubano rimane in piedi, fedele alle sue tradizioni di lotta dal 10 ottobre 1868 fino ai giorni nostri, come baluardo di unità e dignità, esempio e ispirazione per coloro che in qualsiasi parte del mondo difendono l’autodeterminazione, l’indipendenza, la sovranità, la libertà, la giustizia e la pace.
Forti di 67 anni di vittorie, spinti dall’esempio eterno dei nostri eroi e martiri, dall’eredità del nostro Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nell’anno del suo centenario, e insieme al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, giuriamo di difendere la Patria, la Rivoluzione Socialista e le sue sacre conquiste a qualsiasi costo, con la convinzione che nulla e nessuno potrà distruggere l’opera gloriosa di diverse generazioni di combattenti e patrioti.
Fonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it
8/4/2026 https://italiacuba.it/









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