Cuba. Il fallimento di Marco Rubio

Nonostante il denaro speso dal Dipartimento di Stato americano per esercitare pressioni e ricatti su capi di Stato, ministri degli Esteri e diplomatici di decine di paesi, Marco Rubio ha subito una clamorosa sconfitta, non riuscendo a impedire che 165 paesi votassero a favore del documento presentato da Cuba contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti dal 1960 per rovesciare la Rivoluzione attraverso l’insoddisfazione e le difficoltà economiche, in modo che il popolo incolpasse il socialismo delle proprie sofferenze.

Le pressioni yankee hanno messo in evidenza i lacchè che servono i principi disumani della potenza mondiale, che si sono lasciati comprare per non scontentare il padrone imperiale, come nel caso dell’Argentina e del Paraguay in America Latina, dell’Ungheria, di Israele, della Macedonia del Nord e dell’Ucraina.

Altri, nel tentativo di mantenere un minimo di decoro, si sono astenuti: Albania, Bosnia-Erzegovina, Costa Rica, Repubblica Ceca, Ecuador, Estonia, Lettonia, Lituania, Marocco, Moldavia, Romania e Polonia.

Questa è la trentatreesima volta che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiede la fine del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, mettendolo sul banco degli imputati, cosa che l’arroganza imperiale non sopporta.

In questa occasione, Marco Rubio, ossessionato e impegnato nella linea politica tracciata dalla mafia terroristica anticubana di Miami, alla quale deve la sua carriera politica, ha promesso al presidente Donald Trump che avrebbe ottenuto una vittoria, ma la realtà ha colpito il suo ego, dimostrandogli che tanti paesi non possono sbagliarsi sul fatto che la politica yankee, applicata contro il popolo cubano, è criminale e disumana e deve cessare.

La risoluzione di quest’anno ha ottenuto 165 voti a favore, 7 contrari e 12 astensioni, tuttavia, Cuba ha ricevuto nuovamente il sostegno della maggior parte dei paesi che condannano quella crudele guerra economica imposta dal 1960, che non è riuscita a rovesciare il sistema né a provocare la tanto desiderata esplosione sociale, poiché il popolo sa che la Rivoluzione gli ha dato, prima di tutto, la dignità di affrontare un paese potente che dal XVIII secolo ambisce a impadronirsi di Cuba.

Una prova di ciò che il sistema socialista offre al popolo è emersa durante il passaggio del terribile uragano che ha colpito le province orientali dell’isola pochi giorni fa e, nonostante la crisi economica, la protezione civile, i governi provinciali e municipali sono riusciti a ospitare in luoghi sicuri quasi 800 mila persone, evitando così la morte di qualsiasi cittadino, a differenza di quanto accade in altre nazioni, compresa gli Stati Uniti, come si è visto durante l’uragano Katrina che alcuni anni fa ha colpito il sud di quel paese e ha causato decine di morti, per responsabilità delle sue autorità.

Il mondo sa che la guerra economica contro Cuba funziona come una punizione e mira solo a ottenere un cambiamento del sistema politico, per riprendere il controllo dell’isola, una situazione che frustra i governanti di quel paese, vedendo come il popolo rimanga saldo e unito per non perdere la propria indipendenza e sovranità.

Ricordiamo José Martí quando disse:

“Quando ci sono molti uomini senza decoro, ce ne sono sempre altri che hanno in sé il decoro di molti uomini”.

Fonte: El Heraldo Cubano

Traduzione: italiacuba.it

2711/2025 https://italiacuba.it/

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