Dalla Puglia al Pianeta, le sfide per un sistema alimentare sostenibile


Si è tenuto qualche giorno fa a Bruxelles il seminario europeo sulla sostenibilità alimentare, organizzato dalla Fondazione Barilla BCFN (Barilla Center for Food and Nutrition Foundation), che ha visto la partecipazione di rappresentanti della Commissione Europea, del Parlamento Europeo, delle più importanti ONG e di ricercatori di diversi ambiti e paesi.

Strutturata sui temi principali dello spreco alimentare e del suo impatto sulle risorse mondiali, dell’agricoltura sostenibile e delle sfide nutrizionali, la discussione ha fatto luce sullo stato di attuazione delle politiche mondiali in materia di alimentazione e produzione, tema che tocca direttamente l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Gli obiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile, Sustainable Development Goals, SDGs, sono un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essi inglobano 17 obiettivi in un grande programma d’azione per un totale di 169 traguardi. L’avvio ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i paesi si sono infatti impegnati a raggiungere gli obiettivi proposti entro il 2030.

Il lavoro in materia di sostenibilità alimentare svolto dall’Economist Intelligence Unit insieme alla Fondazione Barilla ha prodotto un indice di sostenibilità (FSI, Food Sustainabilit Index) che appare innovativo perché mette in relazione tra di loro diversi indicatori per esaminare, alla luce di fattori quali ambiente, società ed economia, i progressi realizzati dai diversi paesi.

E si scopre che la Francia, con la sua risposta olistica e concreta contro lo spreco alimentare, è il paese leader nelle politiche alimentari. Fondamentale, a tal fine, è stata la legge del febbraio del 2016 che rende obbligatorio per supermercati e centri commerciali fornire alle associazioni la merce non venduta, naturalmente nel rispetto dei limiti delle scadenze dei prodotti. L’Italia ha seguito qualche mese dopo, con una legge altrettanto ambiziosa finalizzata a favorire, a fini di solidarietà sociale, il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici e di altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro.

Se le questioni di alimentazione e sostenibilità della produzione acquistano una centralità sempre crescente presso gli organi sovra-nazionali e le organizzazioni internazionali, esse rimangono ancora troppo marginali nelle discussioni politiche nazionali e vengono tuttora affrontate come temi di nicchia, quando invece emergenza alimentare, produzione del cibo e conseguenti politiche sociali rappresentano ambiti interconnessi di fondamentale importanza per un paese di origine e storia agricola come l’Italia. Nutrizione, povertà, produzione del cibo e lavoro sono questioni da affrontate congiuntamente, alla luce di un’unica ispirata politica che voglia innovare sulla strada della riconciliazione tra la sostenibilità socio-economica, l’ambiente ed il rispetto dei diritti umani.

Ciò che è emerso in maniera preponderante dal seminario di Bruxelles è la necessità di far sì che la scienza e la ricerca possano al meglio sostenere, supportare e trainare le scelte politiche da adottare per creare nuovi modelli di sviluppo. Il sistema agroalimentare globale è basato su un equilibrio fragile, sensibile sia alle fluttuazioni della disponibilità delle risorse che alle variazioni del contesto dettate dai cambiamenti climatici, dalle abitudini alimentari, dalle migrazioni dei popoli, dalle variazioni demografiche.

L’agricoltura ha sofferto negli ultimi decenni di un peso decrescente nell’economia dei paesi industrializzati, e di conseguenza è stata oggetto di un diminuito livello di attenzione da parte dell’opinione pubblica e della classe politica. Tuttavia da alcuni anni le crisi economiche del mercato, la diminuzione dei tassi di crescita della produttività e l’emergere dei gravi problemi di distribuzione hanno riportato il settore agroalimentare al centro del dibattito internazionale.

Per accompagnare i grandi fenomeni di cambiamento demografico, climatico, geopolitico ed economico che interessano in particolare l’area del Mediterraneo, l’agricoltura si riscopre elemento centrale, attraverso la scelta di un modello più sostenibile da attuare in armonia con i contesti sociali.

Come? Integrando le dimensioni sociale, ambientale, economica con ricerca e sviluppo. Cominciando in Italia, da subito, dalla culla dell’agricoltura italiana, la Puglia, regione che oggi si trova ad affrontare una sfida senza pari legata alla presenza della sindrome del disseccamento rapido degli ulivi, conosciuto con il nome del batterio Xylella fastidiosa.

Ai fini della promozione di un modello di agricoltura sostenibile, la ricerca su problematiche agricole come quelle che toccano gli ulivi pugliesi diventa quanto mai urgente ed emblematica.

Il fenomeno appare tanto complesso quanto improcrastinabile è una risposta scientifica adeguata, che possa far luce sulle azioni future da intraprendere, poiché è la sopravvivenza dell’intera Regione, della sua identità e storia ad essere in gioco.

Le due specie di ulivo che potranno essere reimpiantate, se il divieto di reimpianto cadrà (la discussione si terrà di nuovo nei prossimi giorni a Bruxelles in seno al Comitato Fitosanitario dell’UE), potranno sostituire le colture attuali. Se la scoperta di una varietà resistente al batterio è fondamentale, resta tuttavia da chiedersi perché non portare avanti in maniera estensiva la sperimentazione sul campo sulle piante colpite da disseccamento (ricordiamo che non in tutte le piante colpite da disseccamento ci sono batteri di Xylella) prima di decidere il reimpianto e lo stravolgimento di storia, cultura e futuro di una intera Regione. La ricerca non ha conosciuto quello sviluppo che avrebbe dovuto permettere ad esperti di tutto il mondo di trovare soluzioni e di indagare sulle numerose sperimentazioni empiriche esistenti, che sembrano dare in moltissimi casi delle risposte concrete riguardo la cura degli alberi.

Modificare l’olivicoltura da sostenibile, come lo è adesso in Puglia, ad industriale andrebbe contro il modello di sostenibilità sul quale si basano le scelte che anche l’Italia ha sottoscritto negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: il super-intensivo appare incompatibile con il Salento e con la Puglia. L’ulivo non è solo una pianta importante in termini di produzione economica, ma un elemento paesaggistico ed identitario, turistico, con una forte valenza che va al di là del suo ruolo prettamente agricolo.

Come riportato nel Protocollo di Milano, documento che analizza le criticità rappresentate dai paradossi delle problematiche legate al cibo e alla sua produzione, agricoltura sostenibile vuol dire bilanciamento perfetto tra gli interessi economici e la salvaguardia dei suoli agricoli e delle risorse naturali, oltre che dei diritti delle popolazioni locali.

Il valore della Mediterraneità e delle sue tradizioni focalizza il tema della riqualificazione del valore culturale della relazione uomo-alimentazione, e riporta al centro della discussione il valore delle persone e della terra in contrasto con le dominanti tendenze sociali, di stili di vita e alimentari.

Il ruolo di un nuovo modello di agricoltura sostenibile e le scelte in materia di nutrizione e gestione dell’alimentazione e della sua produzione diventano più che mai centrali, chiave di volta per una nuova reinterpretazione del futuro. Dalla Puglia, emblema della sfida, al Pianeta.

Antonia Battaglia

16/10/2017 da MicroMega

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