Dalle tecnologie green al Codice ambientale: così cambia la Cina

di: Francesco Maringiò, da CGTN

Anche alle nostre latitudini è diventato difficile ignorare il contributo cinese alla transizione ambientale: dal primato nelle tecnologie rinnovabili e nei veicoli elettrici ai grandi programmi di riforestazione, dal contrasto alla desertificazione alla riduzione dell’inquinamento urbano. Ma presto anche questa immagine della Cina come protagonista globale della transizione ecologica potrebbe non bastare più a descrivere ciò che sta accadendo. A suggerirlo è una notizia apparentemente destinata agli addetti ai lavori: l’entrata in vigore del nuovo Codice ecologico e ambientale, il secondo grande codice adottato dalla Repubblica Popolare dopo quello civile. Il suo significato va infatti ben oltre la sintesi e il coordinamento di leggi e regolamenti in materia ambientale: per la prima volta la visione politica della Civilizzazione Ecologica viene ricondotta dentro un corpus giuridico organico, destinato a incidere sul modo in cui la Cina governa sviluppo, produzione e rapporto con la natura.

Per capire tutto questo, bisogna però tornare a quando la straordinaria accelerazione industriale cinese mostrava anche il suo costo ambientale. Per una lunga fase, la priorità fu colmare il divario economico e tecnologico con i paesi più avanzati. È dentro le contraddizioni prodotte da quel modello che la questione ecologica acquista progressivamente un peso diverso: dalla protezione ambientale elevata a politica fondamentale dello Stato, fino all’ingresso dello sviluppo sostenibile nella strategia nazionale e, successivamente, alla formulazione della Civilizzazione Ecologica. Con Xi Jinping questo concetto viene integrato nel quadro complessivo della modernizzazione cinese e nel 2018 entra nella Costituzione. Il nuovo Codice arriva dunque alla fine di un percorso lungo decenni e ne rappresenta oggi la più organica traduzione sul piano giuridico.

Nella visione cinese, la tutela dell’ambiente non rappresenta un freno da imporre allo sviluppo, ma una delle condizioni per renderlo possibile e duraturo. Xi Jinping ha espresso questo principio affermando che «proteggere l’ambiente ecologico significa proteggere le forze produttive, e migliorare l’ambiente ecologico significa sviluppare le forze produttive». La natura entra così direttamente nella definizione della modernizzazione: non un costo da compensare a valle della crescita, ma una componente della capacità produttiva del paese. La Parte IV, dedicata allo sviluppo verde e a basse emissioni, mette nello stesso quadro economia circolare, transizione energetica e cambiamento climatico e prevede che gli obiettivi di picco delle emissioni e neutralità carbonica siano integrati nei piani nazionali di sviluppo. Il Codice introduce anche strumenti come contabilità e impronta carbonica e tutela dei pozzi naturali di assorbimento. Sviluppo economico, innovazione tecnologica e tutela degli ecosistemi vengono così legati dentro una stessa architettura normativa.

Il Codice traduce questa impostazione in un sistema unitario di regole. I suoi 1.242 articoli intervengono sul controllo dell’inquinamento, protezione degli ecosistemi, sviluppo verde e a basse emissioni, partecipazione pubblica, responsabilità e sanzioni. Dieci leggi vengono incorporate integralmente, mentre disposizioni contenute in oltre venti altri testi vengono coordinate all’interno della nuova architettura normativa; il lavoro di armonizzazione coinvolge inoltre più di cento regolamenti amministrativi e oltre mille norme locali. Il testo aggiorna anche la disciplina ambientale introducendo regole specifiche per nuove forme di inquinamento, dalle sostanze chimiche alle radiazioni elettromagnetiche e all’inquinamento luminoso, e riunisce in un quadro più coerente responsabilità e sanzioni. Anche il cambiamento climatico entra per la prima volta a questo livello nella legislazione cinese, collegando direttamente la tutela ambientale agli obiettivi di picco delle emissioni e neutralità carbonica.

Pensare oggi alla Cina solo come a un campione manifatturiero delle tecnologie green che, con i suoi pannelli solari, batterie, auto elettriche e molto altro, è diventata un player globale imprescindibile, rischia di restituire un’immagine già arretrata rispetto alla realtà. A questa capacità produttiva si affianca ora un corpus giuridico organico che può rendere la Cina un punto di riferimento soprattutto per quei paesi in via di sviluppo alla ricerca di una strada capace di tenere insieme crescita economica, sviluppo industriale e protezione dell’ambiente.

La Cina, insomma, non sta soltanto contribuendo alla transizione verde: sta trasformando la propria esperienza ambientale in un modello di sviluppo.

21/8/2026 https://www.marx21.it/

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