Diario dal Ciad
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
1/4 – La frontiera tra Sudan e Ciad e il nostro punto salute
| Ciao , ti scrivo da Adré, una città del Ciad a pochissimi chilometri dal Sudan, dove continuano ad arrivare sudanesi in fuga dalla guerra. Alla frontiera c’è un nostro presidio: due grandi tendoni, sul ciglio della strada fatta di sabbia, dove vacciniamo i bambini appena arrivati e trasferiamo i casi gravi nell’ospedale in città. |
Fuori un via vai infinito di persone. Sono rifugiati ma anche commercianti di animali, donne e bambini, che viaggiano su asini trasportando sacchi di carbone o legna da ardere, camion con pellame o taniche per carburante. La sabbia si alza con il vento, quando ricade conserva le impronte dei passi.Mi spiegano che è facile capire chi è un nuovo rifugiato e chi no. Il primo segnale è quando da est si avvicina un carro trainato da un cavallo con sopra intere famiglie. Il sospetto diventa certezza quando riconosciamo chi conduce il calesse: sono uomini che di mestiere trasportano beni o mezzi. Noi conosciamo loro, loro conoscono noi, e sanno che lì i bambini possono essere vaccinati, ma soprattutto che se ci sono malati possono essere subito assistiti. Fischi, gesti, parole, fanno sì che i carri con sopra i rifugiati sudanesi si accostino. |
| È il caso di una donna sola con le sue 2 figlie scappate da El Fasher in Sudan, dove si sta combattendo. Una di loro è malata, ha la febbre e una bruttissima tosse da una settimana, sospettiamo una polmonite.Incontro anche tre famiglie scappate insieme dal campo di Zamzam in Sudan, finito sotto attacco dalle Forze di Supporto Rapido. Dopo 14 giorni di viaggio, a tratti a piedi, poi su carri, in macchina per chi ha i soldi, per giorni senza cibo e poca acqua, arrivano ad Adré. |
Una bambina è malnutrita. Il colore rosso del braccialetto MUAC fa scattare la procedura. La sua famiglia non risalirà sul calesse, ma sulla nostra ambulanza che la porterà nell’ospedale cittadino di Adré, dove gestiamo neonatologia, pediatria e tutti i servizi legati alla malnutrizione. ![]() |
| Sarà da qui che vi scriverò la prossima volta. A presto. |
Maurizio DebanneResponsabile Ufficio Stampa Medici Senza Frontiere Italia |
| Dall’inizio della guerra quasi 4 milioni di persone hanno lasciato il Sudan. Molte di loro sono fuggite in Ciad dove si trova Maurizio per testimoniare la crisi umanitaria in corso e raccontare il nostro impegno nel paese. |
8/5/2025 https://www.medicisenzafrontiere.it/


Fuori un via vai infinito di persone. Sono rifugiati ma anche commercianti di animali, donne e bambini, che viaggiano su asini trasportando sacchi di carbone o legna da ardere, camion con pellame o taniche per carburante. La sabbia si alza con il vento, quando ricade conserva le impronte dei passi.
Maurizio Debanne







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