Dire, fare sanità pubblica

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Questo mensile si è già espresso, a più voci, sulla proposta di Legge di Iniziativa Popolare sulla sanità e il dibattito che ne è scaturito richiede un ritorno redazionale.

Nella prima parte della proposta “LIP sanità” ci sono lodevoli intenzioni che però vengono vanificate quando si affrontano i punti della privatizzazione in atto. Vediamo quali.

– Si scrive che l’intera destinazione delle risorse aggiuntive al potenziamento dei servizi e dei percorsi di cura direttamente erogati dalle strutture pubbliche, il rafforzamento e la valorizzazione del personale, lo stop alle esternalizzazioni, l’individuazione della copertura finanziaria. Si desume che resta confermato l’attuale 50% di risorse pubbliche alla sanità privata?

– Si dispone che Il rafforzamento e la valorizzazione del personale del Ssn sono una assoluta priorità al fine di contrastare la “fuga” di medici e infermieri dalla sanità pubblica verso l’estero o il mercato privato. Domanda, come si fa a fermare la fuga dal pubblico se non con le risorse complete e non solo quelle aggiuntive?

– L’inquadramento dei medici di medicina generale nei ruoli della dirigenza sanitaria del personale del SSN, garantendo loro la specializzazione universitaria, fino al progressivo esaurimento dell’attuale rapporto convenzionale; Conveniamo, ma per le adeguate risorse, idem come sopra!

– L’equiparazione del trattamento economico e normativo, per i dipendenti del profilo sanitario e sociosanitario delle strutture di assistenza residenziale e semiresidenziale pubbliche, a quello delle corrispondenti professionalità operanti negli enti del SSN. E le risorse? Idem come sopra!

– L’applicazione del contratto collettivo nazionale e l’equiparazione del trattamento economico e normativo al personale delle strutture accreditate di diritto privato, degli enti della società civile e del privato sociale operanti nel settore sociosanitario; Per le risorse idem come sopra.

Forse la spiegazione sta nell’affermazione che la LIP proposta “non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del SSN……” Perchè si fa questa premessa programmatica che destruttura le lodevoli intenzioni della LIP?

Domanda: perchè questioni dirimenti, e scottanti, come: Aziendalizzazione, Privatizzazione, Privato accreditato convenzionato, Spesa sanitaria intermediata, Fondi sanitari, Libera professione intramuraria, Sistema di finanziamento non sono state consapevolmente affrontare, nonostante siano state poste fermamente da alcune associazioni associate alla “Via Maestra”?
Questo incomprensibile rifiuto è stato raccontato, con cognizione di causa, nei precedenti tre numeri di Lavoro e Salute.

Allora, è peregrina la domanda che sulla sanità con questa LIP si resta (forse inconsapevolmente) dentro le logiche neoliberiste che ci hanno portato da decenni di malgoverno bipartisan in questo disatro)?

Sulla questione, determinante in questo disastro, del Welfare aziendale (fondi sanitari e assicurazioni private) non c’è la sua forte messa in discussione ma ci si limita a dire che i fondi sanitari non possono costituire uno dei fondamenti del SSN. Quindi la sanità integrativa, si dice in di fatto, resta uno dei fondamenti del SSN. Capiamo l’imbarazzo dato che il welfare aziendale (in sostanza la sanità integrativa in mano alle assicurazioni e, in particolare, ai fondi delle multinazionali americane) siccome c’è in quasi tutti i contratti, con anche la Cgil ha promosso l’estensione del welfare aziendale, penalizzando gli aumenti salariali, offrendo solo l’elemosina del rimborso di alcune spese sanitarie.

Sull’aziendalizzazione, c’è un silenzio imbarazzante sulla già ministra Rosy Bindi – pare sia tra gli estensori della LIP – che ha trasformato gli ospedali in aziende di fatto instaurando i Drg (ovvero un invito ai medici di fare più esami a prescindere dalla loro utilità, così scegliendo di far pagare ai cittadini la malattia e non la cura per la salute). Così si sono aperte le porte alla esternalizzazione dei servizi all’attività privata dei medici nelle strutture pubbliche, con la motivazione di ridurre le liste d’attesa che al contrario sono aumentate drammaticamente, ignorando la sofferenza di milioni di persone, spesso costretti a rinunciare visite ed esami. Ora perchè nella LIP non si chiede la drastica diminuzione delle convenzioni con le strutture private che ormai sono diventate sostitutive di ambulatori e ospedali pubblici?

Intanto il Governo neofascista con la nuova Legge delega, sulla scia della miserabile opera dei governi di centrodestra, di centrosinistra e tecnici, determina la fine effettiva del SSN, mentre la LIP si barcamena tra il dire poco e il non dire molto, inficiando il tentativo di fermare, nel tempo, il processo di totale privatizzazione, alcune Regioni l’hanno già fatto, che avverrà se ci sarà l’Autonomia Differenziata.

Franco Cilenti

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