Donne con disabilità molto esposte a violenze, ma i dati disaggregati per genere e disabilità continuano a mancare
di Silvia Cutrera*
Secondo un’indagine pubblicata dall’ISTAT, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, le donne con disabilità risultano esposte più frequentemente a forme di violenza, ma nonostante questo continuamo a mancare, in tali indagini, dati disaggregati per genere e disabilità, impedendo di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le stesse donne con disabilità
In occasione del 25 novembre, che domani sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’ISTAT ha pubblicato l’indagine La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia, frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, prevista dalla Legge 53/22 sulle Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere, nonché dalla Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) e dalla Direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Sono circa 6 milioni e 400.000 (31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subìto violenza fisica (18,8%) o sessuale (23,4%); tra queste ultime a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Per la maggior parte, autori delle violenze (26,5%) sono parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le vittime di violenza fisica o sessuale nell’àmbito della coppia. Dal partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Un elemento che desta forte preoccupazione riguarda le giovani donne, che l’indagine evidenzia come particolarmente colpite da forme di violenza, spesso da parte di partner o ex partner. Le dinamiche di controllo, gelosia e manipolazione emotiva trovano terreno fertile nelle relazioni affettive più giovani, dove persistono stereotipi, dipendenze relazionali e modelli culturali che normalizzano comportamenti abusivi. La violenza tra giovani, inoltre, si manifesta sempre più anche tramite canali digitali – molestie online, diffusione non consensuale di immagini, minacce – rendendo necessario un aggiornamento continuo degli strumenti di prevenzione e tutela.
Uno degli aspetti messi in luce in quest’ultima indagine riguarda la vulnerabilità delle donne che presentano problemi di salute, disabilità o situazioni di cronicità che risultano esposte più frequentemente a forme di violenza. Secondo i dati ISTAT, infatti, le donne che hanno dei problemi fisici (che riferiscono di stare male o molto male, che hanno limitazioni dell’autonomia personale o malattie croniche) sono pari a 6 milioni 500.000 (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Ebbene, il 36,1% di loro dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2 milioni e 350.000), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%, come sopra detto).
La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetta da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60.000 le vittime in cattiva salute, circa 39.000 hanno limitazioni gravi e circa 479.000 segnalano malattie croniche.
E tuttavia, nonostante le informazioni offerte, l’indagine dell’ISTAT presenta un limite importante: la mancanza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità. Questa lacuna impedisce di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità esposte al rischio di subire violenza non solo da parte del partner ma anche in altri contesti. Le situazioni di maggiore dipendenza da figure di supporto, la ridotta autonomia, le barriere fisiche e sociali, così come la minore accessibilità ai servizi, possono infatti aumentare i fattori di rischio e rendere più difficile denunciare o chiedere aiuto.
Manca in sostanza una raccolta strutturata e sistematica che incroci in modo completo le variabili relative al genere e alla disabilità, ciò che permetterebbe di comprendere meglio l’impatto della violenza sulle donne con disabilità, le quali rischiano dunque di rimanere statisticamente invisibili; questo, inoltre, favorirebbe politiche pubbliche realmente inclusive, capaci di modellare interventi e servizi sui bisogni specifici, rendendo più riconoscibile l’esperienza delle vittime e contribuendo a un dibattito pubblico più attento e consapevole anche nelle strategie di prevenzione.
Per contrastare la violenza di genere, non basta intervenire dopo che il danno è stato compiuto, la prevenzione è il vero fulcro di una strategia efficace e duratura che passa attraverso l’educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso fin dall’infanzia e in tutte le scuole; una formazione continua per operatori sociali, sanitari, educativi e delle forze dell’ordine; campagne di sensibilizzazione che contrastino stereotipi sessisti e rappresentazioni che normalizzano la violenza; maggiore accessibilità ai servizi per le donne con disabilità o problemi di salute, spesso escluse o sottorappresentate nei percorsi di supporto; prevenzione digitale, capace di affrontare nuove forme di abuso online che colpiscono soprattutto le più giovani.
Una prevenzione efficace, infatti, non solo riduce il rischio di violenza, ma contribuisce a costruire una nuova cultura in cui le relazioni affettive e sociali siano fondate sul rispetto, sulla parità e sull’autodeterminazione.
Nella ricorrenza del 25 novembre, quindi, l’indagine ISTAT continua a essere uno strumento essenziale per fotografare la violenza di genere in Italia, ma l’assenza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità resta un ostacolo significativo per costruire analisi accurate e politiche efficaci. Non si tratta infatti solo di un problema tecnico, ma di un nodo politico e sociale che ostacola la costruzione di analisi accurate e politiche efficaci: per prevenire e contrastare davvero la violenza è necessario che la statistica pubblica sia in grado di raccontare tutte le donne, senza lasciare nell’ombra nessuna esperienza. Ed è necessario affiancare a un sistema statistico più inclusivo una politica forte di prevenzione e formazione capace di agire sulle radici culturali, sociali e strutturali del fenomeno. Solo così sarà possibile costruire politiche più eque, inclusive e realmente efficaci, garantendo che nessuna donna venga lasciata sola o invisibile.
*Coordinatrice del Gruppo Donne FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
24/11/2025 https://superando.it/










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