Dottrina Piantedosi: nuova strage di migranti a Lampedusa

Un’altra strage di migranti a Lampedusa. 33 morti, tra le vittime un neonato e tre ragazzini. E’ l’onda lunga della dottrina Piantedosi. Un aereo di Frontex era in quell’area la sera prima, non li ha visti? O le autorità italiane stavano preparando un’operazione di polizia? 

Sono partiti in 97 e sono arrivati vivi in 60. Tra i corpi non scomparsi tra le onde ci sono quelli di tre adolescenti e di una neonata. Il naufragio è avvenuto di fronte alle acque territoriali italiane, a 14 miglia a sudovest di Lampedusa. Erano due barconi. La Guardia di finanza ne avrebbe avvistato uno soltanto da un suo elicottero dopo le 11 di ieri mattina. Quando la Guardia costiera e la Gdf sono arrivate hanno trovato lo scafo già ribaltato e le persone in acqua. I sopravvissuti portati al molo Favalolo hanno detto che un’altra barca era già affondata. Sarebbero stati loro a raccontare di essere partiti martedì dalla costa libica vicino Tripoli, forse Zawiya.

La dinamica  è ancora da ricostruire con esattezza, ma stando alle prime informazioni riportate dai sopravvissuti le imbarcazioni sarebbero state originariamente due, partite la notte precedente intorno all’una da Zawya, sulle coste libiche. Dopo circa un’ora di navigazione, hanno raccontato i migranti, una delle due barche avrebbe iniziato a riempirsi d’acqua, così che le persone si sarebbero trasferite tutte sull’imbarcazione che poi si è ribaltata, forse a causa delle onde e dopo aver caricato acqua anch’essa. Ad individuare i naufraghi è stato un elicottero della Guardia di finanza, e i soccorsi sono iniziati in tarda mattinata per poi proseguire fino al pomeriggio quando, dopo aver trasportato i 60 superstiti sull’isola, si sono tramutati in attività di ricerca.

Secondo queste testimonianze una prima barca ha cominciato a imbarcare acqua e si è poi ribaltata, le persone cadute in mare avrebbero a quel punto tentato di salvarsi salendo sulla seconda imbarcazione e si è rovesciata anche quella. Non è molto probabile che due barconi arrivati a 14 miglia da Lampedusa, cioè a due miglia dalle acque territoriali italiane, non siano stati visti dalle autorità italiane e dai voli Frontex che pattugliano il mare dal cielo. È possibile, ma non probabile.

Il piano Sar nazionale prevede che la Guardia costiera informi sui soccorsi in mare – figurarsi su un naufragio con decine di morti – ma il Comando non lo fa. E non risponde alle domande dei giornalisti. È molto importante invece sapere se le autorità sapessero ieri di quelle due imbarcazioni di migranti e se, come succede spesso, stessero aspettando di vederli entrare in acque territoriali italiane per fare una operazione di contrasto all’immigrazione. È andata così? Stavano aspettando di avviare un’operazione di polizia? E per questo l’operazione di soccorso è arrivata troppo tardi? È necessario sapere anche dove stavano l’altra notte e ieri mattina gli aerei di Frontex. Di certo un aereo di Frontex martedì 12 poco dopo il tramonto stava a 70 miglia a sud di Lampedusa – è stato visto da bordo della nave Aurora che lì ha fatto un salvataggio di 38 persone. Quell’aereo verso le 20,30 è tornato indietro verso l’isola.

È tornato pattugliando? È tornato in alta quota perché andava a far rifornimento carburante e quindi potrebbe non aver visto i barconi? Ha dovuto fare altri soccorsi la Guardia costiera ieri? Si può supporre che non abbia avuto notizia dell’esistenza di quelle due barche di migranti finché alle 11 la Guardia di finanza non ha avvisato? O la Guardia di finanza aveva un elicottero lì perché si apprestava a preparare una operazione di polizia? Si è trattato, per un’ennesima volta, di omissione di soccorso?

I migranti erano prevalentemente egiziani, somali, sudanesi e pakistani: tra coloro che sono arrivati a Lampedusa 54 uomini e 6 donne, mentre cinque di loro sono minori non accompagnati. In quattro, tre egiziani e un somalo, erano in condizioni gravi anche per aver bevuto molta acqua salata. Non sono quindi immediatamente entrati nell’hotspot di Contrada Imbriacola insieme agli altri ma sono stati trasferiti al poliambulatorio dell’isola. Dopo alcune ore due di loro sono stati ulteriormente trasportati in elisoccorso all’ospedale di Agrigento, ma non sarebbero in pericolo di vita.

«È dall’ora di pranzo che continuano a sbarcare le salme, mentre i sopravvissuti sono in completo stato di shock» racconta Francesca Saccomandi, operatrice a Lampedusa di Mediterranean Hope, per cui quelle di ieri «non sono tragedie ma morti annunciate, frutto di politiche di respingimento di cui i governi europei sono responsabili». Inizialmente sono state sbarcati otto cadaveri: «Tra i morti ci sono anche un bambino di quattro anni e uno di un anno e mezzo. La madre di quest’ultimo è somala, oggi ha perso anche suo marito. Un altro ragazzo ha raccontato di essere partito con un suo caro amico, che ora ha perso. Prima del viaggio era stato in Libia per otto anni. Quello che ci auguriamo è che ora prevalga il buon senso, visto che mancano le buone leggi, e che si proceda all’identificazione delle vittime e non alla criminalizzazione delle persone in movimento» conclude Saccomandi. Tra le vittime accertate ci sono anche tre adolescenti: dopo alcune ore sull’isola sono state portate altre cinque salme, e due sono state individuate ancora incastrate nel barcone capovolto.

«E’ inadeguato il pattugliamento, il soccorso, il salvataggio. Non da oggi, ma da tempo. Serve rafforzare il sistema europeo di pattugliamento, perché è quello che salva le vite e porta le persone in un porto sicuro e non in Libia. Con queste abbiamo superato le 700 vittime dall’inizio dell’anno» dice al manifesto Flavio Di Giacomo, portavoce per il Mediterraneo dell’Oim. «Le nostre navi veloci avrebbero potuto soccorrere i naufraghi, ma nessuno le ha allertate. Perché?», ha attaccato l’ong Sea Watch, mettendo a disposizione, in caso di autorizzazione, il proprio aereo da ricognizione per le operazioni di ricerca. «Sono questi i risultati delle politiche migratorie del governo italiano e delle istituzioni europee – ha scritto Mediterranea – E intanto saremo al più presto di nuovo in missione in mare».

Il peggior naufragio degli ultimi tempi a Lampedusa, è per il governo Meloni invece ancora una volta responsabilità esclusiva dei «trafficanti di esseri umani», gli stessi che l’esecutivo va cercando per il «globo terracqueo». Secondo il ministro degli Interni Matteo Piantedosi è la conferma dell’«urgenza di prevenire i viaggi in mare sin dai territori di partenza». Poi, quasi a volersi giustificare, ha aggiunto che «la tragedia di oggi è avvenuta nonostante la presenza di un dispositivo di soccorso in prontezza operativa, composto da diversi assetti nazionali e unità navali private». Una premessa, quella del dispositivo di soccorso operativo, fatta anche dalla premier Meloni, secondo qui quanto accaduto è frutto dell’«inumano cinismo con cui i trafficanti organizzano questi loschi viaggi».

Gli «scafisti» saranno cercati dalla procura di Agrigento, forse a questo punto tra gli stessi sopravvissuti, che aprirà un fascicolo con ipotesi di naufragio colposo, strage e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina quando Guardia costiera e Guardia di finanza consegneranno la ricostruzione formale degli eventi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si dice “sgomenta”: “immane cinismo dei trafficanti”. Però quando ce ne ha uno in cella a Torino lo riporta in Libia con volo di Stato.

14/8/2025 https://www.osservatoriorepressione.info

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