Educational bookshop di Gerusalemme, un esempio di resistenza culturale
Una, anzi una piccola rete di librerie alternative a Gerusalemme. Diffondono oltre duemila libri in varie lingue, italiano compreso, che raccontano una terra ed una storia, la Palestina. Da 41 anni, un’impresa della famiglia Muna (padre, figlio, zio, zia), nata come cartoleria e poi cresciuta in una delle vie più iconiche di Gerusalemme est, Salah-al-Din share’a (strada Saladino), nella parte araba.
La parola “Educational” in arabo vuol dire anche conoscenza ed è attraverso questi valori che Mahmoud ed Ahmed Muna, zio e nipote (nella foto al momento dell’arresto), cercano da anni di esistere per resistere in questo settore, una sorta di via libraria al “sumud” palestinese.
La libreria, ora anche caffè shop nella seconda sede di fronte a quella originaria, era già meta conosciuta dei…pellegrinaggi del mondo dell’attivismo internazionale.
Ma quest’anno è diventata suo malgrado oggetto di interesse mondiale dei media dopo essere stata invasa e devastata due volte, a febbraio e marzo, da squadroni dell’esercito che sono entrati armati fino ai denti in sette, hanno arrestato e processato i due gestori, sequestrato oltre 300 libri di vario genere, persino un testo da colorare per bambini dal titolo: “Dal fiume al mare”. Le accuse? Promozione del terrorismo, e poi in mancanza di indizi essendo testi reperibili ovunque nel mondo, anche su internet, ci si è ridotti all’accusa di turbativa dell’ordine pubblico e istigazione all’odio…

La dinamica dell’irruzione avrebbe del farsesco, non fosse per la follia dell’occupazione. I soldati non parlavano né arabo, né inglese né alcuna altra lingua, hanno iniziato a fotografare le copertine, ad usare Google translator per capirci qualcosa, ma andando troppo per le lunghe hanno poi buttato giù i libri dagli scaffali e riempito due sacchi di testi presi qua e là, per essere esaminati, privilegiando quelli con i colori della bandiera palestinese.
Gli autori sono di tutti i generi e tipi, dalle guide Lonely Planet a testi turistici, poster, cartoline, adesivi, anche una ricca collezione di scritti di autori riferimenti dell’attivismo internazionale, da Ilan Pappé a Noam Chomsky, Gideon Levi, i murales di Banksy, perfino 1984 di George Orwell. Quest’ultimo titolo, storpiato anche nei numeri dai… fini intellettuali dell’esercito israeliano, è diventato 1948, ovvero l’anno della “nakba” (catastrofe), quando con la creazione di Israele iniziò l’odissea della Palestina, e come tale pericoloso libro di istigazione al terrorismo.

Ahmed e lo zio Mahmoud sono stati incarcerati, poi messi ai domiciliari, poi proibiti di entrare nelle loro librerie per venti giorni.
Stesso scenario al secondo giro a marzo, nel frattempo le librerie erano rimaste comunque aperte e con il ripetuto arresto, invasione degli spazi e sequestro dei libri moltissimi attivisti, giornalisti, intellettuali internazionali hanno affollato la libreria per comprare di tutto in segno di solidarietà, presidiando contemporaneamente le aule in occasione delle udienze.
Giudici e media locali non si capacitavano per tanto interesse per negozi anonimi e sconosciuti in città nel mondo israeliano…
Oggi la situazione è apparentemente più tranquilla, anche se Ahmed offrendomi un caffè diceva che un negozietto simile, una microscopica libreria da un paio di scaffali, con testi sulla Palestina, vicino alla porta di Jaffa, quindi sempre nella parte araba della città vecchia, è stata recentemente invasa ed il gestore arrestato con le stesse accuse pretestuose dell’Educational Bookshop.
“Parlatene in Europa”, dice Mai, zia di Ahmed e cassiera-barista, “è l’unica speranza per continuare a tenere aperto qui a lungo”…

di Luigi Eusebi– Gerusalemme
20/10/2025 https://www.anbamed.it/










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