“Essere donna” come motivo di persecuzione: la pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE sul caso Women who are victims of domestic violence

PH: Francesco Bellina

Università degli studi di Firenze
Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”
Corso di Laurea in Scienze Politiche

“Essere donna” come motivo di persecuzione:
la pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE sul caso Women who are victims of domestic violence

Tesi di laurea di Lucrezia Innocenti
(2024-2025)

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Introduzione

«La cultura dell’umanità non è nemmeno nei suoi puri contenuti materiali qualcosa di “asessuato”, né la sua obiettività la colloca in un al di là che prescinda dalla distinzione uomo-donna» 1

Nel 1911, Georg Simmel osservava come nessun ambito della cultura umana possa essere considerato realmente scevro da implicazioni connesse alle differenze di genere. In seguito, neIl relativo e l’assoluto nel problema dei sessi, l’autore rilevava anche che, se pure tale obiettività “asessuata” di fatto non esiste, l’esperienza maschile riesce comunque a porsi come “universalmente uman[a]” 2. Il maschile diventa dunque l’oggettivo, l’universale, l’assoluto, il paradigma generalmente valido 3.

Tale constatazione, tuttora applicabile, implica che anche gli odierni rapporti sociali, economici, giuridici, siano modellati e imperniati su un invisibile paradigma maschile, sotteso a una pretesa di neutralità. La tendenza a far coincidere il maschile e l’universale non risparmia infatti la sfera del diritto, cui sovente è imputato di riprodurre le medesime relazioni di potere presenti nella società di riferimento, piuttosto che correggerle.

Nel caso dei rapporti di genere, ciò si traduce nell’impossibilità di raggiungere l’eguaglianza di genere tramite la neutralità di genere, perché dietro quest’ultima spesso giacciono considerazioni formatesi intorno a una concezione androcentrica: in tal senso, “la neutralità sessuale (ma anche razziale e censitaria) del diritto occidentale contemporaneo [è] più una tautologia che una realtà” 4.

Se applicato specificamente al diritto dei rifugiati, questo ragionamento si riflette in una certa difficoltà nel declinare giuridicamente l’esperienza dell’asilo al femminile 5. Ciò è testimoniato da quanto disposto nei maggiori documenti di diritto internazionale e di diritto dell’UE sulla materia, che non incorporano questioni di genere, o, se lo fanno, ciò avviene in qualità di addizione o variazione rispetto al paradigma maschile.

Ne discende che, alla prova dei fatti, le donne richiedenti asilo incontrano significativi ostacoli nel riconoscimento delle persecuzioni subite, perché queste ultime spesso si presentano in modalità specifiche rispetto al genere, di cui più raramente l’uomo richiedente asilo fa esperienza – come, ad esempio, atti di violenza di genere che comprendano violenza sessuale, mutilazione genitale femminile, aborto forzato, o ancora, violenza domestica.

Negli ultimi decenni, sia la disciplina normativa che la prassi giurisprudenziale in materia hanno gradualmente dimostrato una volontà di sopperire alle suddette lacune e di includere la questione di genere nella materia dell’asilo. Ciò, però, è avvenuto solo in alcuni ordinamenti nazionali e in modo frammentato, perciò un vero avanzamento in tal senso non si era mai concretizzato a livello generale o vincolante.

L’atteso intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha avuto luogo il 16 gennaio 2024, con la sentenza relativa alla causa C-621/21 6 – sorta da una domanda di pronuncia pregiudiziale in merito alla concessione dello status di rifugiata a una donna vittima di violenza domestica, fuggita dal paese d’origine per questa ragione.

Come menzionato, la sentenza non detiene il merito di un pionierismo assoluto. A renderla un interessante oggetto di studio e di approfondimento sono, però, due principali elementi: da un lato, il ruolo uniformatore che la giurisprudenza della CGUE assume nei confronti dei sistemi nazionali; dall’altro, il chiaro intento di estendere la protezione garantibile alle donne richiedenti asilo.

La trattazione che seguirà ha l’obiettivo di comporre un adeguato quadro analitico che permetta di cogliere gli elementi di rilievo della sentenza, le sue criticità e gli aspetti innovativi che la distinguono. A tal fine, l’analisi sarà strutturata in tre capitoli.

Il Capitolo I ha lo scopo di presentare il caso di specie e fornire una panoramica generale sulle fonti del diritto internazionale e del diritto dell’Unione Europea pertinenti al caso.

Il Capitolo II si concentrerà invece sulla pronuncia della Corte e sulle Conclusioni dell’Avvocato Generale. Di entrambi i documenti, si considereranno separatamente i vari nuclei tematici che contraddistinguono il caso.

L’esposizione delle maggiori posizioni accademiche relative alla sentenza sarà contenuta nel Capitolo III, nel quale si intende anche accennare a casi analoghi a quello in oggetto, per evidenziarne l’impatto sulla casistica successiva.

  1. G. Simmel, Weibliche Kultur (1911), trad. it. a cura di Lucio Perucchi, in Cultura femminile, Mimesis, Milano, 2016, p. 23. La citazione è ripresa da E. Rigo, La vulnerabilità nella pratica del diritto d’asilo: Una categoria di genere?, in Etica & Politica, XXI, 2019, p. 343, disponibile online qui ↩︎
  2. G. Simmel, Das Relative und das Absolute im Geschlechter – Problem (1911), trad. it. in Filosofie dell’amore, Donzelli, 2001. La citazione è ripresa da E. Rigo, La straniera. Mobilità, confini e riproduzione sociale oltre lo straniero di Simmel, in Teoria Politica , 10, 2020, pp. 264-265, disponibile online su:
    https://journals.openedition.org/tp/1307
    ↩︎
  3. Si specifica che la scelta generale di mettere in relazione la produzione di Simmel alla questione di genere nel diritto dei rifugiati è stata ispirata da quanto sostenuto in E. Rigo, La vulnerabilità nella pratica del diritto d’asilo: Una categoria di genere?, cit., e in E. Rigo, La straniera. Mobilità, confini e riproduzione sociale oltre lo straniero di Simmel, cit. ↩︎
  4. F. Filice, Introduzione al diritto femminile, in Questione Giustizia , 4, 2022. Disponibile online qui↩︎
  5. E. Rigo, La straniera. Mobilità, confini e riproduzione sociale oltre lo straniero di Simmel, cit., p. 268 ↩︎
  6. Sentenza della Corte di Giustizia del 16.01.2024, Women who are victims of domestic violence (C-621/21). La sentenza è disponibile online qui ↩︎

3/4/2026 https://www.meltingpot.org/

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