Ferragosto, la festa che vive sul lavoro povero degli altri
di Roberto Ciccarelli
Sono tre gli aspetti della vita alienata – il desiderio, il bisogno e il consumo – che si sovrapporranno il 15 agosto. Nel giorno clou di un’estate rovente ci saranno decine di migliaia di lavoratori per i quali la vacanza altrui significa turni più intensi, ritmi di lavoro più pesanti e la rinuncia al diritto al riposo per una maggiorazione dei magri salari. Così il lavoro a Ferragosto nella grande distribuzione e negli ipermercati permetterà, anche quest’anno, di fare la spesa per la festa con gli amici e di trovare un rifugio ad aria condizionata a chi non ha un riparo dal collasso climatico.
CI SARÀ, come sempre, chi spiegherà la situazione come una necessità e chi la intenderà come un modo di soddisfare bisogni essenziali come mangiare o vestirsi. A chi obietterà che la spesa potrebbe essere fatta anche il 14 o il 16 agosto sarà detto: taci, negatore della concorrenza. Si sa che il libero mercato non si riposa mai. Così dovrebbero fare i lavoratori che di quel mercato sarebbero le appendici organiche. Del resto accade a Natale e a Capodanno; vogliamo lasciare a bocca asciutta chi si gode la vacanza? Qualche risultato è stato però raggiunto nella battaglia per il diritto al riposo. Tra due giorni ci saranno aperture parziali o a mezza giornata (Lidl, Esselunga, Conad). Coop e Ipercoop chiuderanno, orari ridotti nei luoghi turistici. Carrefour prevede aperture per i diversi formati.
«QUESTI LUOGHI del consumo sono concepiti come quelli del lavoro, con una pausa minima per un rendimento ottimale» ha scritto Annie Ernaux, nel reportage in un «hyper» che ha un bel titolo_ Guarda le luci, amore mio. Questa definizione è stata suffragata da un rapporto, diffuso ieri dalla Filcams Cgil, in cui si parla di un «grande paradosso del commercio: il consumo estivo si regge sulle spalle di chi, l’estate, non riesce a viverla».
IL PROBLEMA può essere argomentato in termini che ricordano la dialettica tra il padrone e il servo: «Non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio – ha sostenuto Fabrizio Russo, segretario della Filcams Cgil – Bisogna cambiare paradigma: la competitività del commercio non può continuare a essere costruita comprimendo salari, diritti e tempi di vita».
IL LAVORO A FERRAGOSTO è stato uno degli esiti della deregolamentazione degli orari commerciali avvenuta negli ultimi anni. Diversamente da quanto è stato detto non ha prodotto né più occupazione, né un reale incremento dei consumi. Ha invece alimentato un modello che aumenta la precarietà, la flessibilità forzata e l’obbligo a darsi disponibili.
IL PROTAGONISTA di questo sistema ha un nome: part-time involontario. Non è solo un contratto di lavoro, ma un’organizzazione del lavoro basata su contratti da 20 ore settimanali, spesso imposti e non scelti. Vige in tutto il settore del commercio. Il 38,2% dei dipendenti lavora part-time (849.120 su 2.221.670 totali), con un’incidenza superiore rispetto alla media generale ferma al 27,4%. Per Filcams Cgil il part-time nel commercio è lo strumento dell’impoverimento strutturale, rende impossibile costruire un reddito adeguato e, allo stesso tempo, impedisce di cercare una seconda occupazione.
QUESTA È LA BASE strutturale che legittima i salari da fame. L’Istat ha certificato che oltre un milione e 255 mila lavoratori impiegati nel commercio e nel terziario percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora. Le più colpite sono le donne, i giovani sotto i 29 anni e chi possiede un titolo di studio più basso. Dopodomani, quando vedremo le lavoratrici operare alle casse o tra gli scaffali, potremo avere la conferma che, in media, le loro retribuzioni sono più basse di quelle dei colleghi maschi.
Nei giorni di festa, e di legittima ricerca di leggerezza, il capitalismo sfoggia il suo vestito migliore. Così il bisogno di lavorare per vivere si unisce al godimento di chi ha qualche giorno di ferie e decide di passarne uno in un ipermercato. Non bisogna perdere l’abitudine di rendere la vita degli altri un inferno. Tra qualche giorno toccherà a noi prendere il loro posto.
13/8/2026 https://ilmanifesto.it










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