Frontex, verso un’ICE europea

PH: Abolish Frontex

Più poteri, più sorveglianza ad alta tecnologia, più deportazioni

Lo scorso 27 ottobre, la Commissione Europea ha presentato una nuova proposta legislativa per riformare e rafforzare il mandato di Frontex, con l’obiettivo di trasformarlo nel principale attore europeo per la protezione delle frontiere esterne e l’esecuzione dei rimpatri 1. 

Nel corso degli anni, le capacità operative, i poteri esecutivi e le risorse finanziarie dell’Agenzia europea sono progressivamente aumentati. Con la riforma del 2019 2, Frontex ha compiuto un salto di qualità strutturale: è stata dotata dello “Standing Corps” – il primo servizio armato in divisa propria nella storia dell’Unione Europea – e della capacità di acquisire direttamente armi, imbarcazioni e mezzi tecnologici. 

La riforma proposta lo scorso ottobre non fa che confermare questa evoluzione, alimentando crescenti preoccupazioni nei confronti di un’Agenzia che pare acquisire sempre più poteri ed autonomia a fronte di un quadro di opacità, mancanza di responsabilità e, soprattutto, di un debole monitoraggio a tutela dei diritti fondamentali delle persone impattate dal suo operato.

Il rafforzamento di Frontex avviene anzitutto tramite un aumento del 50% del suo budget per il periodo 2028-2034: dagli attuali 6 miliardi di euro si passa infatti a circa 11.9 3. Il doppio di quanto sarà destinato ad altre agenzie europee, come l’Agenzia per l’Asilo, l’Agenzia per i diritti fondamentali e l’Eurojust 4.

Una quantità enorme di risorse sottratta al welfare, proprio mentre le piazze europee ne invocano la destinazione a settori urgenti e fondamentali, come la sanità, la scuola, il diritto alla casa e il miglioramento del sistema di accoglienza.

Anticipazione del rischio e monitoraggio online

Nel corso della conferenza stampa ufficiale della Commissione europea sulla riforma del regolamento Frontex, si è fatto più volte riferimento ai fatti di Ceuta dell’estate 2026 come dimostrazione della necessità di  rafforzare il mandato dell’Agenzia e di dotarla di strumenti capaci di assicurare una reazione rapida di fronte  alle “crisi” e alle “minacce ibride”, anticipandole laddove possibile. 

I fatti di Ceuta sono stati utilizzati soprattutto per giustificare la novità che consente a Frontex di monitorare i social media, al fine di individuare annunci relativi al traffico di esseri umani e anticipare arrivi di massa ai confini europei. 

La nuova riforma punta infatti a prevenire “crisi” e “minacce” agendo in anticipo, prima che le emergenze si materializzino. In questo quadro, la sorveglianza delle piattaforme social viene individuata come strumento fondamentale per il perseguimento di tale obiettivo.

Questa novità dimostra due cose fondamentali: in primo luogo, come sottolineato da Henna Virkkunen, la Vicepresidente della Commissione europea per la Sovranità tecnologica e la Sicurezza, la dimensione digitale e tecnologica della riforma di Frontex non è un elemento accessorio, ma si configura come uno dei veri e propri motori dell’intera ristrutturazione.

Ancora una volta, in linea con quanto già tracciato dal Patto europeo e dal Regolamento Rimpatri, le tecnologie di sorveglianza si rivelano strumenti decisivi nella facilitazione di una gestione dei confini sempre più repressiva e criminalizzante. 

Nel corso della conferenza stampa del 26 ottobre promossa da una coalizione di organizzazioni della società civile e attiviste 5, Josephine Solanki, ricercatrice del Transnational Institute, aveva lanciato un allarme:

“Frontex non è più un’agenzia che si limita al mero supporto degli Stati europei nella gestione dei confini, ma una gigantesca infrastruttura di sorveglianza”. 

Le parole della ricercatrice non fanno che confermare come l’Agenzia sia andata ben oltre gli scopi iniziali per cui era stata progettata, essendosi trasformata in un “attore di sicurezza che stringe accordi per tecnologie militari di sorveglianza con le imprese belliche”. 

Si tratta del cosiddetto function creep: il progressivo ampliamento delle funzioni di un sistema tecnologico o di un’istituzione oltre gli obiettivi per cui era stato originariamente progettato. Nel caso di Frontex, strumenti e competenze nati per il controllo delle frontiere vengono progressivamente estesi alla sorveglianza della mobilità e alla prevenzione dei reati.

In secondo luogo, la riforma fornisce un’ulteriore conferma di una trasformazione ormai consolidata nella gestione e nel controllo dei confini, già chiaramente tracciata dal Patto europeo: la spinta sempre più marcata verso una vera e propria “governance preventiva della mobilità”, volta ad anticipare qualsiasi potenziale minaccia per la Fortezza Europa. 

La partita si gioca infatti sempre più sull’anticipazione e sulla prevenzione di qualsiasi tipo di rischio per le frontiere. Ci si sposta così in una zona grigia alimentata dal sospetto, dove l’obiettivo è identificare e catalogare i rischi per renderli calcolabili e governabili, proprio attraverso le tecnologie di sorveglianza che costituiscono, in questo contesto, lo strumento perfetto.

Un “supporto dalla A alla Z” per rimpatri rapidi ed efficienti

Una delle novità più critiche introdotte dalla riforma riguarda poi i rimpatri. Come anticipato da Magnus Brunner, il Commissario europeo per gli affari interni e la migrazione, Frontex diventerà l’attore centrale nell’esecuzione dei rimpatri, “fornendo supporto dalla A alla Z” agli stati membri 6. 

Compito dell’Agenzia sarà quello di identificare gli individui che devono essere rimpatriati, organizzare voli di espulsione e fornire assistenza al reinserimento attraverso un Centro di coordinamento dei rimpatri dedicato 7.

Ma non solo: l’Agenzia potrà fornire supporto operativo e tecnico a stati extra-UE al fine di assisterli nell’organizzazione e nell’esecuzione di operazioni di rimpatrio da un paese terzo a un altro, sulla base di specifici accordi o intese 8. Di conseguenza, Frontex sarà chiamata a svolgere un ruolo nell’ambito dei controversi “return hubs”, introdotti dal recentemente approvato Regolamento Rimpatri. 

Sostanzialmente, ciò implica che l’Agenzia opererà al di fuori del territorio dell’Unione Europea per espellere persone migranti prima ancora che raggiungano le coste europee, sulla base di ordini di rimpatrio non emessi da uno stato membro: una novità che riflette appieno quella logica di anticipazione e prevenzione del rischio che permea l’intera riforma. 

Come ha sottolineato Josephine Solanki (TNI), «Frontex diventa a tutti gli effetti un’agenzia delle deportazioni, con la facoltà di operare anche lontano dai confini dell’Unione».

L’ampliamento del mandato viene presentato dalle istituzioni europee in nome della massima efficacia e dell’efficienza dei costi, riproponendo una retorica di rapidità, semplificazione e ottimizzazione delle procedure che attraversa ormai l’intera narrazione sulla gestione delle frontiere.

La Quick Reaction Force e la stretta collaborazione con Europol

Presentata come una risposta diretta alle lezioni apprese dalla “crisi” di Ceuta, la proposta di riforma prevede inoltre la creazione delle “forze di reazione rapida” (Quick Reaction Force) 9: un corpo di intervento rapido da dispiegare con un preavviso minimo per assistere gli stati membri in situazioni di emergenza alle frontiere esterne 10. 

In aggiunta, si progetta di triplicare il personale complessivo dell’Agenzia, portandolo dagli attuali 10.000 a 30.000 funzionari, mentre il contingente permanente (Standing Corps) per la sorveglianza delle frontiere raddoppierà, passando da 3.000 a 6.000 unità.

Lo scopo dell’istituzione delle forze di reazione rapida e il consistente potenziamento del contingente è proprio quello di soddisfare l’esigenza di  sviluppare una capacità di risposta immediata di Frontex dinanzi al sorgere di nuove minacce.

Tali modifiche, come evidenziato da Laura Salzano su Altreconomia, configurano Frontex come un vero e proprio apparato di intelligence poliziesca, senza essere accompagnate da un proporzionale rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio sull’operato dell’Agenzia. 

Si tratta di una trasformazione che riflette quella sempre più marcata sovrapposizione tra controllo migratorio e prevenzione del crimine, che nel corso degli anni ha convertito l’infrastruttura di gestione delle migrazioni in un’infrastruttura di sorveglianza di massa: dai database europei interoperabili, alle riforme previste dal Patto europeo, fino alla configurazione di Frontex come Agenzia dotata di poteri di polizia senza tuttavia esserne formalmente provvista. 

A conferma di questa evoluzione, il nuovo Regolamento rafforza l’interoperabilità dei sistemi informativi al fine di rendere più rapido e fluido lo scambio di dati e informazioni tra Frontex ed Europol, l’agenzia che si occupa di contrasto della criminalità dell’UE 11.

Vi è dunque una collaborazione sempre più stretta tra le due agenzie, che porta con sé i rischi legati alla progressiva deregolamentazione nella circolazione di ingenti quantità di dati personali.

Nel corso della conferenza stampa del 26 ottobre, Sarah Chander, direttrice di Equinox, ha denunciato il tentativo di Frontex di «indebolire le proprie regole sulla protezione dei dati per facilitare la fusione tra sorveglianza migratoria e prevenzione dei reati». Una tendenza che emerge anche dalla crescente sovrapposizione tra le funzioni dell’Agenzia e quelle di Europol.

PH: Abolish Frontex

Frontex: il “braccio violento dell’Europa” al centro di un panopticonmigratorio 

Poco dopo la pubblicazione della proposta, svariate organizzazioni della società civile, come SeaWatch 12, Abolish Frontex, Protect Not Surveil 13 e Statewatch 14, hanno denunciato come le modifiche introdotte configurino una Frontex sempre più simile all’ICE statunitense. 

Tali modifiche, non possono non essere inquadrate nel panorama delle riforme introdotte dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e sull’asilo e dal Regolamento Rimpatri. 

Ci troviamo di fronte alla creazione di una vasta infrastruttura di controllo e sorveglianza che reprime e criminalizza le persone in movimento, di cui l’Agenzia riformata rappresenta un tassello principale.

L’attacco al diritto all’asilo che il Patto porta con sé, la creazione – con il Regolamento Rimpatri – di un sistema di deportazione che rischia di causare gravissime violazioni dei diritti umani e del principio di non-refoulement, e il potenziamento di poteri e risorse di Frontex in un contesto di crescente impunità strutturale, rappresentano le tappe di un preoccupante progetto che le politiche migratorie europee portano avanti ormai da anni.  

L’Europa sta scegliendo di fornire più risorse e poteri a un’Agenzia che, come sottolineato da Josephine Solanki (TNI) “è complice di molte delle morti che si verificano nel tentativo di raggiungere l’Unione Europea: tramite le informazioni che fornisce costantemente a forze militari come la cosiddetta guardia costiera libica; tramite le operazioni congiunte, e tramite il supporto che fornisce agli Stati membri. […] Frontex non fa che trasformare nella pratica l’intento dell’Unione Europea di tenere lontano dalle frontiere chi non è ritenuto utile da un punto di vista economico e sociale; e ciò avviene tramite la violenza”.

Durante l’incontro promosso dalla coalizione il 26 ottobre, ha preso la parola anche David Yambio, co-fondatore e direttore esecutivo di Refugees in Libya, che ha denunciato la violenza dell’Agenzia. Ha definito Frontex un’«agenzia della morte» e «il braccio violento dell’Europa», richiamando l’attenzione sulle conseguenze concrete delle sue operazioni sulle persone in movimento.

L’Agenzia detiene un ruolo chiave nell’esecuzione degli accordi tra l’Unione Europea e  la Libia, un paese considerato sicuro nonostante le testimonianze di torture, sfruttamento, schiavitù e violenza sessuale a danno di chi, dopo essere stato catturato da Frontex, viene riconsegnato alla cosiddetta guardia costiera libica. 

Nel 2025, circa 27 mila persone sono state riportate in Libia con il contributo di Frontex e «né quest’ultima né l’Unione Europea possono essere ritenute responsabili di fronte alla legge per ciò che accade nei campi di detenzione e tortura libici», spiega Yambio.

In attesa del testo finale della riforma, ciò che sembra configurarsi è a tutti gli effetti quello che Sarah Chander (Equinox) ha definito, un «panopticon migratorio», di cui Frontex è attore fondamentale.

Aumentare poteri e finanziamenti di un’Agenzia che investe sempre più nella sorveglianza basata sull’intelligenza artificiale e che opera in un quadro di impunità strutturale, mentre le morti in mare raggiungono picchi storici, non fa che confermare la deriva verso una repressione sempre più dura delle persone in movimento e un progressivo svuotamento del diritto di asilo. 

  1. European Commission, “Proposal for a Regulation Amending the European Border and Coast Guard Regulation,” Directorate-General for Migration and Home Affairs, October 27, 2026 ↩︎
  2. European Union. 2019. “Regulation (EU) 2019/1896 of the European Parliament and of the Council of 20 November 2019 on the European Border and Coast Guard and Repealing Regulations (EU) No 1052/2013 and (EU) 2016/1624.” Official Journal of the European Union L 295 (November 14, 2019): 1–131. ↩︎
  3. European Commission, “Proposal for a Regulation Amending the European Border and Coast Guard Regulation ↩︎
  4. Dalla sorveglianza digitale alla regia sui rimpatri: così Frontex sarà potenziata nei prossimi anni di Luca Rondi (Altreconomia – 30 Ottobre 2026) ↩︎
  5.  Il 26 ottobre 2026, si è tenuta una conferenza stampa promossa da una coalizione di organizzazioni della società civile e attiviste. In particolare, vi hanno preso parte Front-lex, Border Violence Monitoring Network, Refugees in Libya, Equinox Initiative for Racial Justice e Abolish Frontex. La conferenza ha avuto l’obiettivo di esaminare le implicazioni legali e politiche della riforma di Frontex, il suo impatto sulle persone coinvolte direttamente nell’operato dell’Agenzia e il più ampio sistema di gestione e controllo delle frontiere dell’Unione europea ↩︎
  6. European Commission, “Commission Proposes Stronger Frontex with More Resources, Greater Role on Returns and Effective Crisis Preparedness,” News release, October 27, 2026; European Commission, “Proposal for a Regulation Amending the European Border and Coast Guard Regulation,” art. 11 ↩︎
  7. European Commission, “Proposal for a Regulation Amending the European Border and Coast Guard Regulation,” art. 54 ↩︎
  8. Ibidem, art. 64; European Commission, “Commission Proposes Stronger Frontex with More Resources, Greater Role on Returns and Effective Crisis Preparedness,” News release, October 27, 2026 ↩︎
  9. European Commission, “Proposal for a Regulation Amending the European Border and Coast Guard Regulation,” art. 72 ↩︎
  10. Ibidem, art. 126 ↩︎
  11. Ibidem, art. 109 ↩︎
  12. Sea-Watch contro il piano Ue per triplicare gli agenti di Frontex: “L’Europa sceglie di assomigliare all’America di Trump”, Sea-Watch (27 ottobre 2026) ↩︎
  13. EU transforms Frontex into a high-tech deportation command centre, Protect Not Surveil (28 ottobre 2026) ↩︎
  14. EU plans to ‘streamline’ deportations with new digital system, State Watch (24 ottobre 2026) ↩︎

Valeria Gentili

3/11/2026 https://www.meltingpot.org/

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