Gaza, reporter palestinese Shadi Abu Sido liberato da carceri israeliane: “Ci dicevano che avrebbero ucciso nostri figli, ci torturavano”
Liberato dopo mesi di detenzione, il fotoreporter Shadi Abu Sido denuncia torture e umiliazioni subite nelle carceri israeliane: “Ci tenevano nudi e affamati, ci picchiavano, ci umiliavano”
Il fotoreporter Shadi Abu Sido, rapito il 18 marzo 2024 durante il raid delle forze d’occupazione israeliane contro il complesso medico di Al-Shifa a Gaza City, ha raccontato il suo shock per il silenzio del mondo dopo aver finalmente riconquistato la libertà, quasi venti mesi dopo.
«Ci appendevano per ore, nudi, ci picchiavano e ci insultavano.
Ci dicevano: “Abbiamo ucciso i vostri figli. Gaza non esiste più.”
Non sapevamo l’ora, né il giorno.
Mi ripetevano che tutti i giornalisti di Gaza erano stati uccisi.
Mi dicevano: “Ti caveremo gli occhi con cui fotografi Gaza.”
Tutti devono essere liberati, perché la loro sofferenza finisca.
Se voi morite una volta al giorno, noi moriamo mille volte al giorno.
Non conoscevamo il sapore del sonno né quello del cibo: venivano di notte, ci gettavano acqua addosso, ci torturavano in ogni modo.»
Uscendo dalla prigionia, Abu Sido ha detto di non riuscire quasi a riconoscere la sua terra:
«Sono rientrato a Gaza e l’ho trovata come una scena del Giorno del Giudizio.
Questa non è Gaza.
Dov’è il mondo?»
Oltre 9.100 palestinesi restano rinchiusi nei campi di detenzione israeliani, sottoposti a torture sistematiche e trattamenti disumani: percosse, elettroshock, violenze sessuali, amputazioni, fame, e la negazione deliberata di cure mediche.
Molti detenuti soffrono di malattie croniche e infezioni cutanee come la scabbia.
Unità speciali israeliane — Metzada, Nahshon e Keter — fanno irruzione nelle celle durante la notte, usando gas lacrimogeni e granate stordenti contro prigionieri disarmati.
Almeno 78 detenuti sono morti in custodia dall’inizio del genocidio, mentre Israele continua a trattenere i corpi di 726 palestinesi, tra cui 67 bambini.
Abu Sido ha lanciato un appello alla coscienza internazionale, chiedendo l’immediato rilascio delle migliaia di palestinesi ancora prigionieri nei campi di tortura israeliani.
Il video che ritrae Abu Sido al momento dell’arrivo alla casa e la sorpresa di trovare tutta la famiglia viva, contrariamente alle menzogne israeliane, che servivano a condizionarlo psicologicamente: https://www.instagram.com/reel/DPx28H7k0Dg
Il reporter palestinese Shadi Abu Sido è stato liberato dopo quasi due anni di reclusione in un carcere israeliano e ha subito raccontato le tragiche condizioni in cui ha dovuto sopravvivere: “Gli agenti ci dicevano che avrebbero ucciso i nostri figli, che Gaza non sarebbe più esistita, ci torturavano fisicamente e psicologicamente“.
Il fotoreporter palestinese Shadi Abu Sido, noto per il suo lavoro a Gaza, ha raccontato le atrocità vissute durante la sua prigionia nelle mani delle forze israeliane. Arrestato il 18 marzo 2024 durante il raid contro il complesso medico di Al-Shifa a Gaza City, Abu Sido è stato detenuto per quasi venti mesi prima di essere rilasciato nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas.
“Per due anni ho sofferto la fame: sono entrato affamato e ne sono uscito affamato“, ha dichiarato con voce rotta. “Ci tenevano appesi, nudi, giorno e notte; ci insultavano e ci dicevano ‘Abbiamo ucciso i vostri figli, Gaza è finita’“.
Abu Sido ha raccontato di essere stato ripetutamente torturato e minacciato durante gli interrogatori. “Uno degli agenti mi urlava ‘Ti caverò gli occhi, come ho distrutto la tua macchina fotografica’. Il mio occhio sanguinava per giorni, ma continuavano a picchiarmi fino a rompermi le ossa“, ha detto, descrivendo condizioni di detenzione che definisce “inumane e degradanti”.
Il fotoreporter ha espresso dolore per il silenzio della comunità internazionale: “Sono tornato a Gaza e l’ho trovata come una scena del Giorno del Giudizio. Questa non è più Gaza. Dov’è il mondo?“.
14/10/2025 https://www.anbamed.it/










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