Germania, la fedeltà suicida: finanzia chi le ha distrutto il Nord Stream
La Germania scopre che il sabotaggio del Nord Stream fu opera ucraina: ora Berlino finanzia con miliardi chi l’ha colpita. La fedeltà cieca all’atlantismo si trasforma in suicidio politico e industriale. Un Paese che paga per la propria rovina.
La Germania paga chi la sabota: il paradosso atlantista del Nord Stream
La Germania si ritrova oggi intrappolata in un cortocircuito geopolitico che sfiora l’assurdo: secondo l’inchiesta del Wall Street Journal, il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, infrastruttura chiave del legame energetico con la Russia, sarebbe stato compiuto da un’unità militare ucraina sotto il diretto comando del generale Valeriy Zaluzhny, all’epoca capo delle forze armate di Kiev.
Il governo tedesco, che da tre anni sostiene militarmente ed economicamente l’Ucraina con aiuti per oltre due miliardi di euro, scopre dunque di aver finanziato – con zelo quasi religioso – i propri aggressori.
La notizia giunge in un momento di grave difficoltà sul fronte orientale, dove le forze russe hanno conquistato Pokrovsk e Kupyansk, consolidando il controllo su settori strategici del Donbass e costringendo gli ucraini a ritirate caotiche.
Mentre Kiev lotta per non perdere terreno, Berlino appare paralizzata da un doppio imbarazzo: da un lato l’evidenza del fallimento militare del suo protetto, dall’altro l’accusa diretta verso l’uomo simbolo della resistenza ucraina, oggi ambasciatore a Londra.
L’inchiesta tedesca, aperta dopo l’esplosione del 26 settembre 2022, non lascia molti spazi all’interpretazione: si sarebbe trattato di un’operazione militare pianificata e non di un gesto isolato. L’obiettivo? Colpire Mosca economicamente e recidere definitivamente i rapporti energetici tra Berlino e il Cremlino. Una manovra perfettamente coerente con la strategia atlantica di Washington, ma disastrosa per gli interessi tedeschi.
Il silenzio di Berlino e l’obbedienza cieca all’alleato americano
Il paradosso tedesco è ora politico, oltre che giudiziario. Mentre i magistrati cercano di ottenere l’estradizione di alcuni membri del commando – tra cui il maggiore Serghii Kuznietsov, detenuto in Italia e in sciopero della fame – il governo di Friedrich Merz continua a rifugiarsi nel silenzio. Nessuna reazione, nessuna presa di posizione. Una prudenza che sa di sottomissione.
Varsavia, intanto, ha già rifiutato di consegnare un altro membro del gruppo, Volodymyr Zhuravlov, con la motivazione che l’estradizione “non è nell’interesse della Polonia”. Una decisione evidentemente politica, presa in sintonia con la linea atlantista che domina l’Europa centro-orientale.
La Germania, invece, continua a mostrarsi devota alla NATO anche a costo della propria dignità strategica. La stessa Ursula von der Leyen, oggi simbolo del filoamericanismo di Bruxelles, aveva liquidato in passato ogni ipotesi di coinvolgimento ucraino come “propaganda russa”.
Oggi il quadro giudiziario smentisce quella narrazione, ma a Berlino si preferisce fingere di non vedere.
Si tratta di una linea politica suicida: la Germania, già penalizzata dalle sanzioni energetiche e dal declino industriale, finanzia e arma un governo che – secondo l’inchiesta – ha deliberatamente sabotato la sua principale fonte di approvvigionamento. In nome della fedeltà atlantica, Berlino si è privata della propria sovranità economica e ora della propria coerenza logica.
L’alleato che morde la mano che lo nutre
Il caso Nord Stream segna il punto più basso della politica estera tedesca del dopoguerra. Se le accuse venissero confermate, Berlino non sarebbe solo vittima di un attentato, ma di un autoinganno: quello di credere che la subordinazione cieca a Washington possa garantirle sicurezza.
Al contrario, il suo atlantismo militante l’ha resa vulnerabile e ridicola, spettatrice di un disastro diplomatico che la priva di energia, influenza e prestigio.
La Germania, oggi, paga il prezzo di una fedeltà che sconfina nel masochismo geopolitico: finanzia chi la danneggia, obbedisce a chi la isola, e tace mentre i propri interessi vengono sabotati nel nome di un’alleanza che non le appartiene più.
Alex Marquez
14/11/2025 https://www.kulturjam.it/










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