Giornata mondiale vittime dell’amianto
28 APRILE 2025 GIORNATA MONDIALE VITTIME DELL’AMIANTO
Dossier a cura della AEA-ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO E RISCHI PER LA SALUTE via Polese 30 40122 Bologna Prima edizione del dossier : 28 aprile 2025, sono previsti aggiornamenti nel corso dell’anno
Il dossier si articola in tre capitoli: situazione mondiale, impatto sanitario in Italia, situazione ambientale in Italia.
SITUAZIONE MONDIALE
In vista della scadenza abbiamo riallacciato i nostri contatti con la rete mondiale e in particolare con i nostri referenti in Brasile (Abrea). La situazione complessiva è grave. Informazioni aggiornate sono desumibili dal sito dell’IBAS (international ban asbestos secretariat, coordinato da Laurie Alle-Kazan) che fornisce il quadro dettagliato dell’avanzamento nel pianeta delle politiche di bando dell’amianto.
E’ certo che molti Paesi ancora lo usino ma altrettanto drammaticamente evidente è lo strazio che le guerre stanno determinando. Fin dai primi giorni di bombardamento in Ucraina via web sono state diffuse immagini molto evidenti di edifici con rilevante presenza di coperture in cemento-amianto colpite, con persone che si aggiravano tra le macerie persino a recuperare (per riusarli) pezzi di cemento-amianto non ancora del tutto spappolati. Ovvio che a questo quadro bisogna aggiungere l’amianto meno visibile e cioè quello friabile sia (in parte) potenzialmente presente nelle abitazioni civili che più massicciamente presente negli impianti industriali colpiti. Una aggravante sta nel fatto che l’Ucraina non aveva messo ancora fuori uso l’amianto (pur in presenza di un progetto di legge con questo obiettivo, evidentemente rinviato). Ulteriore aggravante è la tesi russa secondo cui l’amianto crisotilo (o esattamente il crisotilo russo) sia innocuo per la salute umana.
Certamente ancora peggiore è la situazione in Palestina (su questo ha attirato la attenzione di recente anche Leopoldo Magelli). La politica genocida dell’esercito israeliano probabilmente è consapevole dell’impatto e lo usa (assieme ai bombardamenti, alle stragi di civili, alla privazione di acqua e cibo) come consapevole arma di guerra.
La questione amianto come “effetto collaterale di guerra” ovviamente è passato del tutto in sordina anche perché gli effetti più gravi li si riscontrerà dopo l’abituale periodo di latenza. Nel quadro generale dell’iimpotenza di un movimento pacifista che non ha avuto nessuna capacità di intralciare guerre e massacri, per la questione amianto, dovremo “accontentarci” di approfondirla nel prossimo futuro (speriamo molto prossimo) della tregua, della pace e della ricostruzione.
Dal Brasile abbiamo notizie più precise e circostanziate: nonostante le decisioni, a livello istituzionale, favorevoli al bando dell’amianto, ci sono ancora molte resistenze e ostruzionismi che rallentano sia le bonifiche che i “giusti” risarcimenti alle vittime; le virgolette a «giusti» hanno il senso di sottolineare che veri risarcimenti non sono possibili e che le dinamiche medico-legali e risarcitorie sono di fatto solo simboliche. Su questo torneremo in futuro visto che i militanti della ABREA stanno redigendo un report che a breve sarò reso pubblico.
Mentre in Europa, con lentezza esasperante (vedremo più avanti l’Italia), procedono bonifiche e strategie di divieto, poco sappiamo del resto del mondo ma – come già detto – abbiamo riattivato i contatti con la rete mondiale ban asbestos e faremo un quadro più chiaro nella prossima edizione di questo «rapporto 2025».

IMPATTO SANITARIO IN ITALIA
L’impatto sanitario reale dell’amianto in Italia, in Europa e in tutto il mondo è pesantemente sottostimato. Gli studiosi francesi (non riferendosi solo all’amianto ma a tutte le malattie professionali) parlano di «patologie sotto-segnalate e sotto-riconosciute» nel senso che molte di queste non vengono identificate; e quando identificate comunque la segnalazione agli enti istituzionali non ottiene il riconoscimento dovuto. Facciamo una breve disamina più dettagliata partendo dai criteri nosografici comunemente adottati. Fra questi riferimenti nosografici, per chiarezza, ne dobbiamo citare almeno due se vogliamo inquadrare correttamente la discussione. Ovvero quello che possiamo definire il «criterio Inail» e quello che possiamo definire «approccio epidemiologico Selikof-Maltoni».
Il sistema assicurativo Inail inquadra le patologie tumorali da amianto in tre liste (LISTA 1, LISTA 2 , LISTA 3;) che dovrebbero indicare livelli differenziati di attribuibilità eziologica della patologie.
Il quadro che emerge dalla storica (1978) indagine epidemiologica di Selikof è più esaustivo e include anche tumori che, in alcuni casi, il “sistema Inail” non cita neanche in LISTA 3. Alla tabella di Selikoff ci siamo sempre ispirati come guida nella definizione del percorso teso al riconoscimento di causa professionale stante che, per inverata prassi ormai trentennale, dobbiamo prendere atto che Inail disconosce – possiamo dire, a priori – qualunque patologia collocata in LISTA 2, e ancora più a priori disconosce le patologie in LISTA 3. Il tumore della laringe è transitato nel 2014 dalla 2 alla 3 ma nel frattempo (almeno dal 1973 al 2014) tantissimi tumori sono stati “disconosciuti” e al danno si è aggiunta la beffa. Citiamo il 1973 per un motivo: e’ quantomeno a quell’anno che risale la assoluta evidenza epidemiologica del nesso.
Ma non è tutto: INAIL ARRIVA A DISCONOSCERE ANCHE PATOLOGIE ASBETO-CORRELATE CLASSIFICATE IN LISTA 1 E PERSINO ARRIVA A DISCONOSCERE I MESOTELIOMI.
A proposito dei disconoscimenti la questione amianto è solo la punta dell’iceberg; i dati epidemiologici depongono per una incidenza annua in Italia di 8000-8500 casi di tumori professionali. I “segnalati” all’Inail risultano circa 1800 ma di questi vengono riconosciuti circa la metà. L’Inail – ne abbiamo conferma tutte le settimane – impone al lavoratore l’onere della prova. In caso di decesso l’onere della prova grava sui familiari e su noi che, a differenza dei “patronati” non siamo finanziati dallo Stato né abbiamo chiesto di essere finanziati. Questo accade nonostante alcuni recenti richiami dell’UE.
- l’onere della prova non deve essere a carico del lavoratore
- nel rischio cancerogeno non esiste un livello , per quanto basso di esposizione a rischio, che possa essere considerato “sicuro”
- il livello di riferimento (nelle azioni di bonifica dell’amianto) deve essere abbassato di almeno 10 volte rispetto a quello “inventato” da precedenti norme e decreti in vigore in alcuni Stati nazionali.
FRA I MESOTELIOMI DISCONOSCIUTI in ITALIA PERSINO “CASI” CLASSIFICATI CERTI DAL RENAM: CERTI SIA PER QUEL CHE RIGUARDA LA DIAGNOSI CHE PER QUEL CHE RIGUARDA LA EZIOLOGIA PROFESSIONALE.
Assurdo e Frantz Kafka forse si rivolta nella tomba. Non citiamo Kafka a caso visto che egli lavorò per un certo periodo presso, per così dire, l’Inail della Boemia ed ebbe motivo di sorprendersi per la capacità di sopportazione degli operai a fronte di quelle che egli considerava angherie dell’istituto assicuratore.
Ovviamente non intendiamo proporre la immagine di un Inail “negazionista” isolato dal resto del mondo. L’approdo negazionista dell’Inail ha due colonne portanti. La prima è il metodo: Inail non fa quasi mai (lo fa magari dopo forte insistenza di chi rappresenta il lavoratore) una valutazione critica del DVR aziendale: semplicemente lo fotocopia. La seconda questione è che Inail ha il consenso dei decisori politici o più esattamente esegue un mandato che il ceto politico ha sempre dato in termini di continuità sostanziale fra centro-destra e centro-sinistra, con l’esplicito consenso dei sindacati cosiddetti confederali (qualche dissenso, ma “soffocato” solo all’interno della CGIL).
Noi, che a differenza dei patronati, non siamo finanziati dallo Stato (perché non abbiamo chiesto di essere finanziati) E DUNQUE SIAMO FUORI DAL CORO facciamo appello a parlamentari italiani perché tornino a presentare quel progetto di legge che fu proposto (e mai discusso) a metà degli anni Novanta, per ESAUTORARE INAIL E PASSARE LE COMPENZE DELLA VALUTAZIONE EZIOLOGICA PROFESSIONALE AI SERVIZI ISPETTIVI TERRITORIALI.

Nell’ambito della questione delle patologie tumorali disconosciute c’è un dato macroscopico: i mesoteliomi riconosciuti sono in numero superiore ai tumori polmonari benché secondo tutte le valutazioni epidemiologiche il rapporto mesoteliomi-tumori polmonari potrebbe essere di 1/2,2 o di 1/3 o ancora più numericamente sbilanciato verso i tumori polmonari. Se i mesoteliomi disconosciuti da Inail sono “pochi” il numero invece dei tumori polmonari è molto più alto e le
motivazioni sono da cercare nella convinzione dell’Inail dell’esistenza di una “soglia di sicurezza” al di sotto della quale il rischio non esisterebbe. Alcuni casi disconosciuti da Inail vengono poi riconosciuti in tribunale mentre più difficile è il riconoscimento della patologa in sede di “responsabilità civile”;
TUMORE LARINGEO: benché il nesso sia stato riconosciuto dalla IARC, spesso Inail disconosce il nesso eziologico; questo abitualmente viene riconosciuto invece in sede di ricorso in tribunale e diversi casi sono stati riconosciuti anche in sede di “responsabilità” civile.
TUMORI GASTROENTERICI: anche in questo caso esiste una situazione a macchia di leopardo; mai riconoscimento Inail in prima battuta, molto frequente il riconoscimento contro il parere dell’Inail previo ricorso al tribunale.
TUMORE del RENE: in questo caso , formalmente, la patologia non è tabellata; la segnalazione all’Inail è, a nostro avviso, da farsi, con esito negativo scontato e successivo ricorso al tribunale; ci risultano casi di accoglimento; la ratio è poi semplice: le fibre di amianto riescono a raggiungere il tessuto renale…
Non possiamo fare, in questa sede, una disamina completa dell’impatto sanitario dell’amianto (non abbiamo neppure citato tutte le patologie tabellate in LISTA 1) ma accenniamo brevemente a certe questioni che rimangono “aperte” e quindi da approfondire:
- per le patologie oncologiche occorre ancora approfondire dati epidemiologici e patogenetici con particolare riferimento agli organi bersaglio meno “evidenti”;
- nell’ambito delle patologie oncologiche ai danni di organi bersaglio più “evidenti” rimane difficile il terreno di confronto nei tribunali sulla questione delle cosiddette “basse dosi” ; nonostante il chiaro messaggio della UE (citato sopra) si insiste, anche sulla base di interpretazioni sbagliate e opportuniste degli Helsinki criteria, su «basse dosi» che sarebbero innocue cercando di scaricare tutta la responsabilità sul tabagismo farebbe volentieri a meno; quei pochi che vengono effettuati (nei punti “giusti” ?) vengono custoditi gelosamente.
Abbiamo più volte proposto: appena c’è un dato lo si mette on line! Pare sia troppo difficile. Tuttora stiamo aspettando dettagli sui campionamenti del 2024. Da anni la Ausl evita di approfondire se le fibre campionate siano crisotilo o crocidolite. Motivo della “non indagine”: costa troppo! Nonostante che pedissequamente da decenni chiediamo di conoscere i dati sito per sito, l’ultima volta ci è stato comunicato solo il range: da zero a 1017 senza comunicarci in quanti è zero e in quanti (e dove) più di zero. Al momento i dati epidemiologici nazionali ci dicono che il tumore delle vie biliari intraepatiche è molto cresciuto. Fra le cause l’associazione dei malati di questa patologia cita anche l’amianto; l’associazione che si chiama APIC asserisce che vi siano 3500 diagnosi all’anno di questa patologia. Le cause o i fattori predisponenti secondo APIC sarebbero – oltre all’amianto – l’obesità, radon, diossine, nitrosamine, alcool, epatopatie croniche, calcoli (in questo caso solo per i tumori delle vie extraepatiche). Il silenzio su questo tema è grave anche perché esistono metodi di diagnosi precoce che possono dare un aiuto per migliorare terapie e prognosi. Quindi è necessario e urgente focalizzare pubblicamente la questione anche perché risulta esistano mezzi di diagnosi precoce (test NGS-next generation sequencing) la cui disponibilità deve essere notificata ai soggetti esposti a rischio, ai medici di base e altri operatori della prevenzione. Per esempio a Bologna non si riesce a sapere se si siano manifestati casi e se sì quanti. Con i dati di incidenza e di prevalenza si dovrebbe operare una geo-referenziazione degli stessi e valutarne l’eziologia caso per caso. Le istituzioni preferiscono favoleggiare un futuro “sol dell’avvenir” che sarebbe garantito dai big data ma intanto viene di fatto negato l’accesso ai little data. Siamo stati contattati da una persona affetta da questa patologia che però non ci ha consegnato la cartella clinica , non ha voluto aderire ad un possibile percorso per ottenere un risarcimento danni. La cosa è ben comprensibile in quanto chi ha avuto una diagnosi di tumore preferisce, come è anche giusto, concentrare le sue energie sul percorso di cura che ci auguriamo sia stato efficace.

Abbiamo chiesto per la ennesima volta i dati in dettaglio alla Ausl il 7 aprile: al momento nessuna risposta. Peggio va con la Ausl Romagna che è una non responder inveterata; Forse perché non ha effettuato, di recente almeno, nessun campionamento. Diciamo di recente perché ne furono fatti nel 1995 con esito positivo in diversi prelievi. Stesso profilo da non responder (su cemento-amianto e fuochi artificiali) quello dell’ex sindaco di Ravenna significativamente assurto al ruolo di presidente della Regione Emiilia-Romagna
• Scuole Zanotti; nonostante la circolare n. 45 del 1986, precedente dunque alla legge 257/1992 che indicava la necessità di censire l’amianto in scuole e ospedali , dopo tanti decenni, abbiamo ancora “sorprese” come quella delle elementari Zanotti di Bologna; il Comune non ha scusanti ; se l’amianto non era a vista, come qualcuno ha sostenuto la questione è però che non si doveva cercare solo l’amianto “facile” da individuare ma quello subdolo, seminascosto, che comunque non deve sfuggire ad una valutazione del rischio che deve essere dinamica e non statica. Quando qualcuno nei decenni successivi al 1992 ha optato per sovracoperture e incapsulamenti ha fatto una pessima scelta. Non a caso oggi alcune linee guida regionali (sarebbe il caso che le linee guida fossero omogeneizzate e portate al livello più alto possibile di sicurezza) indicano che la attuale situazione di “rischio climatico” incrementa il rischio connesso alla presenza di amianto che già dagli anni Novanta erano considerate e definite un «rilevante problema di sanità pubblica». Particolarmente significativa la situazione in provincia di Ravenna dove, a fronte della catatonia delle amministrazioni locali, pare si voglia bonificare il territorio “a rate” tornado dopo tornado per raccoglierlo, come si dice, con il cucchiaino; insomma dopo ogni singolo evento meteoclimatico invece che fare un piano di bonifica del territorio per piani di lavoro progressivi e veloci. Vero è che a fronte della catatonia dei sindaci i governi che si sono succeduti negli ultimi lustri (ma anche le opposizioni afasiche) sono riusciti a confezionare il “polpettone” del 110% in edilizia (non vogliamo fare in questa sede una disamina di questo quantomeno controverso provvedimento) DIMENTICANDOSI CHE SI POTEVA E DOVEVA COMUNQUE INSERIRE, ASSIEME AGLI INTERVENTI ENERGETICI, ANCHE LA BONIFICA DELL’AMIANTO COME INTERVENTI TRAINANTI… Ma quando i governi non hanno il senso della realtà, le conseguenze ricadono su tutti (tranne ovviamente che sul ceto politico)
• Censimenti: da decenni insistiamo sul modello del censimento varato a San Lazzaro di Savena nel 2010; non stiamo qui a fare la storia di come quella ordinanza del sindaco Macciantelli sia stata partorita, anche se sarebbe interessante; non abbiamo il problema di rivendicare meriti o paternità anche perché, come disse Lucio Anneo Seneca «le buone idee sono proprietà di tutti»; dal 2010 quasi nessun Comune ha seguito quell’esempio nonostante che sia a costo zero, ergonomico ed efficace; qualche altro Comune “ha fatto qualcosa”: Rubiera, con un metodo diverso da quello di San Lazzaro di Savena; Galliera risulta che abbia fatto uso dei droni, ecc. I motivi di questa inerzia dei Comuni cioè dei sindaci sono da cercare anche nell’ultimo cosiddetto «Piano regionale amianto» con il quale la Regione E-R (“fuori dal mondo” come il ceto politico nazionale) ha “sentenziato” in maniera clamorosamente sbagliata che i censimenti locali non avrebbero dimostrato maggiore efficienza …del non fare niente. Siamo giunti davvero all’assurdo. La verità è chiara: il ceto politico non vuole affrontare i vari nodi della bonifica e quando elabora progetti o piani si consulta solo con le parti sociali che seleziona come meritevoli di ascolto …ovviamente escludendo le voci critiche
• Bonifiche; uno dei nodi importanti è: chi paga? un nodo che non si vuole affrontare in questo Paese in cui vengono persino inviati all’imputato principale del processo Eternit appelli a compiere gesti di «giustizia riparativa» (ne parleremo in seguito). E’ vero che le nostre proposte sul tema non sono facili anche perché necessiterebbero, per essere attuate, di un “governo operaio e contadino” che non si intravede nell’immediato futuro ma i nodi principali sarebbero comunque da affrontare. In tema di bonifiche dobbiamo dire che abbiamo persino registrato proteste e anche calunnie ne nostri confronti ma si tratta di penose tempeste in un bicchiere d’acqua dunque non meritano considerazione e repliche. Le bonifiche si devono comunque fare e il sostegno economico, a oggi, oltre ad esser insufficiente, proviene da percorsi sbagliati (un tema che approfondiremo)
• Certamente rifiutiamo che il tempo necessario per la bonifica di un sito (magari già meritevole di interventi da 20 anni) ne duri ulteriori 5, come è avvenuto due volte nel comune di Loiano e come potrebbe avvenire anche a Ozzano Emilia (ipotesi di tempi lunghi che meriteranno la nostra massima attenzione)
• Ancora sulla questione bonifiche: non possiamo non ricordare un significativo evento a latere del progetto palazzoni area Due Madonne portato (purtroppo e comunque) ostinatamente avanti dall’amministrazione comunale qualche anno fa; abbiamo fatto un esposto alla procura di Bologna sul sotterramento abusivo di cemento-amianto emerso nel corso dei lavori; dopo un certo lasso di tempo, non ricevendo riscontri, abbiamo sollecitato una risposta ottenendo una incredibile comunicazione che suonava circa in questi termini: non avete presentato il ricorso secondo i crismi…Magari da profani eravamo un po’ impressionati dalla formula giuridica della «notizia criminis» e ritenevamo ingenuamente che una procura cogliesse al volo notizie, peraltro, firmate da una associazione ambientalista, e procedesse a convocare i redattori della missiva; niente di tutto questo: il messaggio che abbiamo ricevuto è invece “la notizia non interessa se non viene inviata secondo criteri che evidentemente non sono alla portata dei comuni mortali…” sta di fatto che la procura è stata informata ma non ha ritenuto (per quanto ci risulta) di attivare indagini ed approfondimenti; altro elemento di sorpresa è che il fatto è stato constatato anche dallo Uopsal Ausl (il servizio di medicina del lavoro) ma forse anche l’Uopsal non conosce le procedure dell’invio di una «notizia criminis»
• Figuriamoci: la proposta di censimento capillare con obbligo di auto-notifica la presentammo, registrando consenso unanime, alla commissione comunale consiliare competente, riunita in seconda convocazione (la primacoincideva con una partita…) all’epoca del sindaco Cofferati che non si fece influenzare dalla commissione unanime
• LA PROPOSTA DEL CENSIMENTO – IL MODELLO è SAN LAZZARO – RESTA VALIDA, ATTUALE, SEMPRE PIU’ URGENTE E LA RIBADIAMO OGGI DOPO AVERLA NOTIFICATA A TUTTI I SINDACI DELL’E-R NEL 2013 IN COLLABORAZIONE CON LEGAMBIENTE
• SIN (cioè sito di interesse nazionale) DI VIA CASARINI: situazione quanto meno nebulosa e secretata; da quandoè stato annunciato il provvedimento che decretava l’area ex-OGR (sta per Officine Grandi Riparazioni) come sito di interesse nazionale, noi comuni mortali non ne abbiamo saputo niente; ci è parso di cogliere imbarazzo e disappunto anche in qualche esponente dell’amministrazione comunale; non vi è dubbio la questione generale nazionale dei SIN necessiti di essere discussa approfonditamente perché la gestione fino ad ora è stata estremamente lacunosa dappertutto e non risulta che siano stati adottati neanche i provvedimenti utili (nel senso del potenziamento dei mezzi di diagnosi precoce) che dai dati epidemiologici si potevano chiaramente dedurre; abbiamo avviato questa discussione qualche anno con comitati ambientalisti di Napoli ma i contatti si sono interrotti e vanno riallacciati. Non possiamo esimerci da una ultima osservazione critica, già fatta a suo tempo: perché un finanziamento pubblico per i primi interventi di caratterizzazione
del sito ex-OGR? Non si era detto, con uno slogan, apparentemente condiviso da tutti: «»paghi chi ha inquinato» ? Qualcuno bluffava? RIMANE COMUNQUE PER IL SIN DI VIA CASARINI LA QUESTIONE PRINCIPALE: TRASPARENZA SU INTENZIONI, PROGRAMMI E PROCEDURE.

VICENDE GIUDIZIARIE
La penosissima e drammatica vicenda Eternit è sotto gli occhi di tutti; la cosiddetta “prescrizione” ha contribuito a bypassare la richiesta di ergastolo per l’imputato e fargli ottenere la mite condanna a 9 anni e sei mesi di carcere; teniamo conto che in Italia un furto aggravato di bicicletta comporta la condanna a 4 anni di carcere; quindi l’imputato è come se avesse rubato un paio di biciclette e una ruota! non siamo “fanatici” del carcere e tantomeno dell’ergastolo ma l’epilogo della vicenda giudiziaria lascia l’amaro in bocca e induce sentimenti di rabbia; assurdi sono gli appelli all’imputato «se è davvero un filantropo» (qualcuno ha detto così) a rendersi disponibile ad atti di «giustizia riparativa»; un appello surreale che dovrebbe lasciare spazio a ben altro : un accordo politico con la Svizzera per la applicazione effettiva di una sanzione concreta e tangibile, incluso il sequestro totale dei beni dell’imputato con arresti domiciliari e corresponsione di un reddito pensionistico equiparabile a una pensione media operaia italiana. Il patrimonio di Schmidheiny, imputato per la morte
di 392 persone, va sequestrato per intero e devoluto a opere di assistenza e di bonifica. Ovviamente la questione Eternit è solo la punta dell’iceberg e la questione penale va affrontata in maniera sistemica in Italia e in tutto il mondo ma una debacle giudiziaria come quella Eternit induce sfiducia e, come abbiamo già detto, sentimenti di rabbia e di rassegnazione: anche per questo occorre reagire per affermare una “giustizia giusta”
Proposte conclusive (al momento)
• Censimento capillare ed esaustivo di tutto l’amianto ancora presente sul territorio nazionale ; il censimento è ovviamente propedeutico al controllo e alla bonifica che deve riguardare anche l’amianto underground, vale a dire tubazioni acqua in primis ma anche fognature
• Monitoraggio rigoroso dello stato di salute degli esposti potenziando i mezzi non invasivi di diagnosi precoce
• DARE NUOVO IMPULSO ALLE AZIONI DI “RISARCIMENTO” ANCHE A PARTIRE DAGLI INEQUIVOCABILI DATI EPIDEMIOLOGICI CHE SI FA FINTA NON ESISTANO (VEDI DATI RELATIVI AI MESOTELIOMI DEI LAVORATORI DELLE FERROVIE, meno noti invece sono quelli del “personale viaggiante”)
• Esautorare l’Inail da ogni attività riferita all’amianto e alle malattie professionali
• Ripristinare l’autonomia dell’Ispesl “sciolto” da Berlusconi con relative manifestazioni di dissenso da parte della “sinistra” che però, andata al governo, non ha rimesso in discussione lo status quo ; la proposta che facciamo è semplice e persino connotata da elementi di “moderazione”: esautorare Inail da ogni valutazione relativa ai tumori professionali attribuendo il compito ai servizi territoriali di vigilanza; proponiamo una “sperimentazione” di tre anni suscettibile di essere estesa a tutte le malattie professionali con conseguente riforma dell’Inail che deve conservare solo compiti di raccolta delle quote assicurative dalle aziende
• Accelerare la ricerca sui metodi per inertizzare l’amianto con rigorosa valutazione comparata di impatto tra le varie metodiche proposte affidando la gestione ricerca e intervento a strutture di sanità pubblica onde cercare di prevenire nuovi tentativi di businness
• CONTIAMO SUI NOSTRI REFERENTI LOCALI E/O COLLABORATORI
STORICI (in Emilia Romagna: Davide Fabbri a Cesena e Corrado Seletti a Parma) O NUOVI PER ALLARGARE L’AZIONE E IN PARTICOLARE PER FARE PRESSING SULLE ISTITUZIONI LOCALI (SINDACI IN PRIMIS)
• Chiederemo al comune di Loiano (Bologna) di attivare azione di rivalsa
per le spese sostenute per la bonifica del sito ex-piscina (5 ANNI A PARTIRE DALLA NOSTRA PRIMA SEGNALAZIONE PER ARRIVARE ALLA BONIFICA) con contestuale acquisizione del suolo al fine di RI-NATURALIZZAZIONE DELLO STESSO, PREVIA DEMOLIZIONE DEI FABBRICATI RESIDUI
• Chi ha inquinato e causato morte e malattia deve pagare!
Nota sulle scuole Zanotti
Monitoraggio rischio amianto: le osservazioni della Associazione esposti amianto e rischi per la salute
• Occorre fare una valutazione dinamica e non statica del rischio : una matrice amiantifera può non rilasciare fibre oggi e farlo domani (eventi meteoclimatici, eventi sismici, piogge acide, escursioni termiche, incendi…)
• Il campionamento dell’aria non è affatto inutile ma è insufficiente : le fibre non vengono rilasciate con una dinamica da flebo tipo “goccia a goccia” ma vengono rilasciate a “ciuffi” in maniera assolutamente discontinua
• I campionamenti vanno integrati dalla analisi sul materiale che può evidenziare la percentuale dell’amianto presente e la sua qualità (se crisotilo o anfibolo)
• Va fatta la analisi delle polveri depositate raccogliendo le polveri e integrando il monitoraggio con il metodo deposimetrico
• Nel caso si possa ipotizzare la presenza di fibre ultrafini occorre valutare i campioni prelevati con la metodica TEM (microscopia elettronica a trasmissione)
• Occorre fare campionamenti anche sull’acqua che ha lambito i materiali amiantiferi
• Il primo provvedimento che dispone il censimento dell’amianto in scuole e ospedali è del 1986 – circolare n.45 ministro Degan – dunque anche precedente alla legge 257/1992 : perché si è arrivati a identificare l’amianto alle scuole Zanotti dopo 39 anni? Possiamo ricostruire l’anno in cui è stato collocato per fare una valutazione della durata di esposizione al rischio (salvo che il materiale non sia stato efficacemente segregato)?
Siamo disponibili a partecipare alla “discussione” in qualità di tecnici (articolo 9 Statuto dei lavoratori, legge 300/1970) .
Rimaniamo a disposizione dei lavoratori/lavoratrici. Bologna, 23.4.2025
FOTO ALLEGATE (abbiamo materiali “abbondanti” con i quali possiamo realizzare una mostra) :
CARTELLO PERICOLO AMIANTO USATO A SPROPOSITO…Lido Adriano Ravenna
SITO VIA DELLE CROCI PRIMA DELLA BONIFICA Loiano
CAPANNONE VIA ZENA ancora da bonificare Pianoro
VASCHETTA IN CEMENTO-AMIANTO ABBANDONATA IN LOCALITA’ BOTTEGHINO DI ZOCCA (Pianoro)
28/4/2025










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