Governo, guerra e sacrifici, solo loro i colpevoli?
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di Franco Cilenti
Tempi bui per le menti di molti caduti nel pozzo dei nuovi vicini, avvelenato della convenienza atta a facilitare la propria collocazione politica nelle pieghe del benessere concesso come premio di fedeltà alla Status Quo, mentre il popolo, quello che ha poco o niente, si vede ai limiti del dirupo, dal lavoro ormai senza più diritti elementari fino alla morte (record europeo di quasi tre morti giornaliere); dal non lavoro di milioni giovani e meno giovani; dal lavoro schiavizzato dei precari; dall’imbarbarimento delle relazioni sociali costretti al ricatto dell’ognuno pensi per se stesso, se ci riesce fuori dai cortili dei poteri.
Questo stato di cose vissute nel marasma politico, e di riflesso nel sociale, richiederebbe una reazione della società che ha nel DNA i principi del la democrazia come governo del vivere civile, con lo stesso impatto del voto contro il referendum sulla giustizia.
Ci vuole poco a capire che la società italiana meno abbiente, quella che sta peggio in Europa, si trova in un crinale che sta generando pericoli per la vita civile dopo lo sporco lavoro di aratura fatto dai governi tecnici e da quelli PD-centrosinistra. O iniziamo da subito a sciogliere ogni sentimento che ci lega a questo mondo politico di simili al potere o ci vorranno altri trent’anni per ricostruite forme minime di democrazia partecipativa, di convivenza civile e di diritti elementari, mentre invecchieranno le nuove generazioni sotto il capestro della disoccupazione e del non poter costruire un futuro lavorativo e familiare.
Smettiamola di farci occupare la mente dalle facezie che ci sono regalate e torniamo a pensare con spirito critico sulla realtà delle cose che succedono. Badiamo ai fatti che stanno crepando le nostre vite o risulterà ancora efficace, e vincente, il modello depravazione politica, quella che Berlusconi ed Epstein hanno coltivato nelle stanze dei potenti gaudenti.
Modello efficace nel suo massacro sociale, nel consenso elettorale e finanziario, modello oggi da fortificare i finanziamenti per le spese militari (stornate dalla sanità, dalla scuola e da tutti i servizi sociali, ad esempio i nidi dei bambini) funzionali allo stato di guerra in complicità con i criminali statunitensi e i nazifascisti israeliani. Il riarmo votato al parlamento europeo è una chiara volontà, dichiara senza mezzi termini, allo sterminio di altri popoli e il PD ha votato a favore.
Eppure ancora a molti sfugge che la collocazione a destra del PD è oggettiva ed è legata a tutto ciò che quel partito ha fatto contro i diritti sociali da quando è stato fondato.
Poteva ancora definirsi un partito di “centro progressista” fino a quando non ha votato come segretario l’estremista di centro Matteo Renzi, e da quel momento la svolta a destra è stata palese. Jobs act e “buona scuola” sono due riforme di rapina sociale e sono, guarda caso targate entrambe PD.
Vogliamo parlare della secessione del nord iniziata con il governo Gentiloni (PD) su proposta di dell’Emilia Romagna con Bonaccini e Elly Schlein in degna compagnia dei leghisti di Lombardia e Veneto?
Ora, non significa che nel PD non ci siano delle persone oneste, però qualità personali che nulla hanno a che vedere. E, purtroppo per loro, sono anche in compagnia con chi sostiene il genocidio a Gaza.
Oramai, finalmente, tanti sono coscienti che la strada alla Meloni l’ha spianata il PD, ad iniziare dalla Legge elettorale maggioritaria del duo Occhetto/Veltroni. Vogliamo parlare della privatizzazione della sanità che ha decimato la salute di milioni italiani con una parte dhe non si cura più e un’altra parte che deve attendere mesi per un semplice esame e anni per esami specialistici? Vogliamo parlare dei “decreti di Minniti” che sono stati l’impianto normativo che poi ha permesso al governo neofascista di arrivare al “decreto sicurezza” che reprime militarmente il dissenso?
Domanda forse retorica però indispensabile: dietro queste derive antidemocratiche c’è sempre e solo la responsabilità politica del PD, o no? E ancora una domanda: non è su queste scelte che il governo Meloni naviga, finchè causa scadenza di mandato non incontrerà i suoi rivali formali e assisteremo esterefatti alla commedia dell’alternanza tra simili, cioè tra una destra ufficiale e riconosciuta e un seconda destra, di fatto per le sue scelte economiche di sterminio sociale, da sempre spinte dalle spese militari, vedi la gestione, per anni diretta, dell’industria militare Leonardo SpA.
Ora, qualcuno ha il coraggio di confutare che il “Campo largo” si prefigura come Camposanto per la coscienza e la prassi politica di chi da sinistra intende partecipare?
N.B. Comunque, i nuovi arrivati non saranno inquadrati come maggiordomi, ci sono già, ma comparse con qualche regalino se ci sarà la festa finale.
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