Guerra, rapporti di forza e gerarchie future sul mercato del lavoro: bisogna starci dentro e contro in modo nuovo- Tre domande a Maurizio Lazzarato

Maurizio Lazzarato sociologo e filosofo. Il nuovo libro di Maurizio Lazzarato uscirà il 23 ottobre, «Perché la guerra e non la rivoluzione», Mimesis
Alberto Deambrogio: Nel tuo articolo apparso su Machina, tu utilizzi l’analisi di Fernand Braudel per scardinare l’idea che il capitalismo coincida con la logica della concorrenza o con una semplice estensione dell’economia di mercato, definendolo invece come una strategia monopolistica e statale di puro potere e centralizzazione. Molta sinistra ha sicuramente considerato importanti le teorie ordo-capitaliste o la critica al neoliberismo inteso come “iper-concorrenza”, concentrando rivendicazioni sulla regolazione del mercato. Se accettiamo la tesi braudeliana del primato storico della finanza, del debito e della rendita sul profitto, come occorre reindirizzare l’azione politica per individuare nuovi punti di attacco efficaci all’avversario che abbiamo di fronte? Come può, quindi, la sinistra transire da una postura puramente difensiva (all’interno del mercato) a una strategia d’attacco capace di colpire i reali centri di centralizzazione del binomio Stato-Capitale?
Maurizio Lazzarato : Non penso che il problema sia se accettare o meno l’egemonia del capitalismo finanziario. E’ un dato di fatto dall’inizio degli anni 70. La strategia Usa ha messo al centro della sua azione la costruzione dell’economia del debito. E’ politicamente più preciso parlare di debito che di finanza perché ci permette di cogliere la relazione di potere tra creditori e debitori che la fonda e che trascende e comanda i rapporti di dominio e sfruttamento capitale – lavoro, uomo – donna, bianco – non bianco . Si tratta di una macchina transversale che cattura ogni tipo di valore (profitti delle imprese, gettito fiscale dello Stato, reddito individuale, ecc.). Nello stesso tempo produce e modella comportamenti del debitore, tanto a livello individuale che a livello di Stato. Obbliga a spese individuali e collettive compatibili con il fatto che i debiti devono essere pagati. Pagati dai proletari e da quella che è stata chiamata la classe media.
Negli USA, dove l’ economia del debito è più sviluppata, gli ‘individui’ devono indebitarsi per acquistare la casa, per comprare la macchina, per formarsi, per avere una assistenza sanitaria, per la pensione, semplicemente per mangiare. Cosa che in misura minore stiamo facendo anche noi perché il welfare è stato distrutto della potenza creditrici. Oltre cha pagare a livello individuale, paghiamo a livello collettivo con le politiche di «austerità finanziaria, imposte per pagare i debiti dello Stato. L’economia del debito opera cosi’ un’enorme trasferimento di ricchezza dai proletari al capitale. La valorizzazione del capitale finanziario non ha più al suo centro il «lavoro vivo», risorsa semplicemente da ridurre o eliminare.
Ora questi debiti accumulati non possono essere rimborsati e lo sfruttamento tramite i tassi di interesse è insostenibile. Il debito cresce più velocemente della possibilità di pagare assicurata dalla crescita dell’economia. Tutto l’Occidente si trova oggi nella situazione della Gracia nel 2015. Il debito mondiale (privato + pubblico) ammonta 350 mila miliardi. Il PIL mondiale è di circa 125 mila miliardi e non sarà mai sufficiente a pagare questa montagna di debiti se non riducendo alla fame l’umanità intera.
E ancora: gli interessi sul debito ammontano 17 mila miliardi che è la misura dello sfruttamento (diverso da quello studiato da Marx) da parte dei creditori di individui e di nazioni. Due solo le soluzioni : la prima cancellare il debito come si faceva nelle società antiche per impedire la distruzione delle società da parte dei creditori. Se non si cancellano politicamente, saranno cancellati dalle grandi catastrofi determinate dalla enormi polarizzazioni dell’economia del debito. L’altra è di organizzare delle forme di mobilitazione contro la speculazione immobiliare che sta distruggendo le nostre città e i deportando i suoi abitanti. Sia a New York che a Berlino le elezioni sono state vinte sulla parola d’ordine di lotta alla finanziarizzazione della casa. In Spagna si sta sviluppando un grande movimento di massa con le stesse parole d’ordine.
A.D.: Tu muovi una critica serrata a Michel Foucault e a una fetta consistente del pensiero post-sessantottino (da Deleuze e Guattari a Negri), che hanno teorizzato una dispersione orizzontale del potere e ridotto la sovranità a “biopolitica” o a “governamentalità”. Questa postura ha rimosso la centralità dello Stato, del monopolio e, soprattutto, della violenza e della guerra come condizioni strutturali e sbocchi inevitabili dell’accumulazione. Di fronte alla frammentazione delle lotte contemporanee e all’incapacità dei movimenti di accumulare forza reale, in che modo la sinistra critica può riappropriarsi di un pensiero strategico della rottura senza cadere nei vecchi dogmi novecenteschi, ma superando una volta per tutte l’illusione foucaultiana che i rapporti di potere si possano sovvertire semplicemente attraverso la micro-conflittualità o la sottrazione estetica?
M.L.: Con la micro-politica, con la biopolitica non si potrà mai organizzare una strategia, perché considerano il potere solo come diffusione, immanenza, dispersione, e mai come sovranità centralizzata, come totalità. Ora il potere è totalità anche se divisa perché perché sempre attraversato dal conflitto.
Nell’economia del debito abbiamo l’esempio più fulgido della totalità del potere, del processo di totalizzazione l’insieme delle relazioni di potere di classe, genere e razza, micro, ecc., grazie a una trasversalità che li comprende e li trascende. Questa totalizzazione è impossibile, ma sempre ricominciata e perseguita e produce quindi effetti reali.
Siamo stati sconfitti, perché, fedeli alla tradizione marxista, si volava attaccare la totalità del poter partendo dalla relazione capitale – lavoro in un capitalismo che non era già più industriale. Non è che la cosa funzioni meglio se si parte dalla relazione di genere o dal razzismo di Stato. La dispersione dei movimenti potrà essere ricomposta se si individua l’azione reale del nemico di classe che è sempre diffusa e centralizzata, ma quest’ultima che organizza e comanda la molteplicità delle relazioni di potere.
Ora tutti i movimenti sono chiusi nella loro specificità. A livello teorico si moltiplicano le analisi e le definizioni del capitalismo: della conoscenza, della piattaforme, digitale e adesso l’IA. Non è che non ci siano delle verità in queste analisi, ma sono parziali, perché la conoscenza, la tecnologia, il lavoro, ecc. funzionano solo come sottostanti della speculazione e della rendita.
Ora al centro di questa strategia c’è lo Stato come luogo dove le classi dominati organizzano la molteplicità dei poteri che costituiscono il capitalismo (finanziario, mediatico, industriale, monetario, militare,ecc.) dando loro una direzione, un progetto comune contro ciò che considerano il loro nemico di classe, il proletariato.
Per questi nuovi/vecchi padroni ‘la presa dello Stato’ resta la prima mossa strategica da fare. Il problema dello Stato resta anche al centro di qualsiasi strategia comunista.
A.D.: Rileggendo Braudel nel contesto della crisi odierna, tu evidenzi come la finanziarizzazione estrema iniziata negli anni ’70 abbia trasformato la guerra e il debito nei dispositivi cardine per mantenere l’egemonia della relazione centro-periferia. Di fronte a quella che appare come una transizione geopolitica globale violenta (con il declino dell’egemonia occidentale. Se la macchina Stato-Capitale conduce inevitabilmente alla guerra civile globale, quale posizionamento concreto deve assumere una sinistra autenticamente internazionalista? In altri termini: come si costruisce oggi un punto di vista rivoluzionario e di classe sulla guerra?
M.L.: La relazione creditore/debitore funziona soprattutto nel rapporti centro-periferia che è l’asse strategico da cui sono nati sia lo Stato che il Capitalismo. Da sempre questa relazione Nord-Sud è fondata sulla predazione, ora la predazione ha assunto forma economica tramite il debito che ha una grande forza distruttiva sia dell’industria che del welfare, perché è fondata sulla rendita.
Le enormi quantità di denaro preso a prestito non è indirizzato agli investimenti «produttivi», ma alla speculazione. Il 70% dei prestiti della banche usa e inglesi sono fatti per acquisti immobiliari, uno dei settori più importanti della finanziarizzazione (rendita fondiaria). Nel capitalismo finanziario i prestiti sono fatti per investire ulteriormente in attività finanziarie e permettere agli indebitati (individui e stati) di pagare gli interessi.
Questa logica distruttiva prima ha toccato, a partire dagli anni 80, il sud globale, poi il sud-est asiatico per arrivare in Europa e soprattutto negli Usa. La cosa meravigliosa del debito è che non distrugge solo i debitori, ma anche i creditori. Quindi non resta che la guerra come soluzione, la cosa era evidente già nel 2007.
Il punto di vista rivoluzionario si costruisce considerando la guerra e lo Stato come dei componenti del capitale allo stesso titolo del capitale variabile e del capitale fisso. La guerra mondiale è la quarta volta che si presenta in poco più di un secolo: prima guerra mondial, seconda, fredda e l’attuale. E’ quindi una costante. E’ quindi necessario riscoprire e riattualizzare il pensiero strategico della nostra grande tradizione (Lenin, Mao , Giap, ecc.) che è stata completamente rimossa. Il suo primo compito è considerare il potere da combattere come totalità, totalizzazione della molteplicità dei rapporti di potere.
La guerra determinerà i rapporti di forza e gerarchie future sul mercato del lavoro: bisogna starci dentro e contro, ma in maniera diversa da come l’operaismo pensava di stare dentro e contro la fabbrica.
14/10/2026 https://infoalternative.it/









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