I movimenti per il clima preparano un autunno caldo
Una manifestazione per il clima a Londra nell’autunno 2025 © Kirk Pritchard/Climate Justice Coalition
Al via una serie di mobilitazioni promosse dalle principali organizzazioni internazionali attive sulla giustizia climatica. Si guarda alla Cop31, ma non solo
In breve
- Dal 14 settembre al 15 dicembre i movimenti globali per il clima organizzano una serie di mobilitazioni, a partire dalla Global week of action to end fossil fuels.
- Le iniziative puntano su dieci richieste – dallo stop alle nuove fossili al finanziamento della transizione – e toccano anche i vertici di Banca Mondiale, Fmi, G20 e la Cop31 di Antalya.
- La giornata del 15 settembre lega esplicitamente giustizia climatica e Palestina, nel Manifesto presentato con The Palestinian Initiative for Climate Strategy.
Contro l’inerzia dei governi sul clima. Contro l’industria fossile. Contro i conflitti armati e le tensioni geopolitiche che alimentano il riarmo, facendo anche impennare i prezzi dell’energia che svuotano le tasche dei cittadini e riempiono quelle di Big Oil. Contro tutto questo ripartono nell’autunno 2026 le iniziative dei movimenti per il clima in tutto il mondo.
La Global week of action to end fossil fuels dal 14 settembre
Il primo appuntamento in calendario per quest’autunno 2026 è la Global week of action to end fossil fuels, dal 14 al 20 settembre. L’iniziativa nasce dai maggiori movimenti internazionali per il clima, fra cui Can (Climate Action Network International), Apmdd (Asian People’s Movement on Debt and Development) e il Fossil Fuel Treaty (l’iniziativa per un Trattato internazionale di non proliferazione dei combustibili fossili).
«Questo mondo è nostro!» è lo slogan. Il tema centrale è ending fossil fuels (porre fine ai combustibili fossili), il che non stupisce. Interessante, però, come è stato declinato, richiamando la necessità di raggiungere questo obiettivo modo «fast, fair, funded, feminist, forever». Significa in particolare non lasciare nessuno indietro, cioè curare l’aspetto sociale ed economico del phase out delle fossili, insieme alla riduzione delle emissioni di gas serra. Indispensabile poi mettere sul piatto i soldi necessari (una frazione, tra l’altro, di quelli che si spendono nella folle corsa al riarmo). E adottare una prospettiva intersezionale e nello specifico femminista, essendo arcinoto che soprattutto nelle aree più povere del mondo, meno responsabili ma più colpite dalla crisi climatica, a pagare il prezzo più alto sono le donne.
Le dieci richieste dei movimenti per un futuro fossil free
Dei piani per le mobilitazioni dell’autunno 2026 si è discusso a fine agosto in un webinar con un centinaio di partecipanti dai movimenti per il clima ai quattro angoli del Pianeta. Sono stati annunciati i due hashtag ufficiali della Global Week (#FossilFreeFuture #JustTransitionNow), da utilizzare per unificare e amplificare il messaggio sui social media.
La mobilitazione porterà avanti dieci richieste per un futuro fossil free: stop immediato all’espansione delle fossili; phase out rapido, giusto ed equo delle infrastrutture fossili esistenti; transizione verso il 100% di energia rinnovabile; stop a greenwashing, false soluzioni contro la crisi climatica e pubblicità di prodotti ad alto contenuto di CO2; finanziamenti al Sud del mondo per il clima, da reperire anche tassando gli extraprofitti fossili e riducendo le spese militari; far pagare gli inquinatori; porre fine a guerra e genocidio; realizzare una transizione giusta riconoscendo la responsabilità storica del Nord del mondo; adottare il Fossil Fuel Treaty e un Trattato vincolante sulle società transnazionali per porre fine all’impunità delle imprese; pretendere un cambiamento di sistema.
Giustizia climatica e Palestina, due lotte inseparabili
La giornata di mobilitazione del 15 settembre sarà dedicata specificamente a “Palestina e l’anatomia dell’imperialismo fossile”. Durante un webinar The Palestinian Initiative for Climate Strategy presenterà, insieme a Can, il Manifesto per la liberazione palestinese e la giustizia ecologica.
È un documento che aiuta a unire i puntini. Esplicita, cioè, come «la giustizia climatica – si legge nell’introduzione – è inseparabile dalla fine dell’occupazione, dell’apartheid, del genocidio e dell’ecocidio». Lancia un appello a tutti coloro che lottano per la giustizia (ecologica, sociale o politica) per unire le forze contro un sistema che legittima la guerra, alimenta lo sfruttamento, saccheggia il Pianeta. Un sistema di cui la Palestina è diventata un laboratorio.
Chiede di attivarsi su tre fronti. Recognise significa riconoscere che le radici della crisi climatica ed ecologica affondano nelle logiche del capitalismo fossile, alla base anche dell’espansione coloniale e del militarismo. Resist significa attuare forme di resistenza a questo sistema, rifiutando e denunciando la complicità e costruendo una voce e una forza collettiva. E infine rebuild, cioè lavorare a un futuro riparativo, a una ricostruzione della Palestina fondata sulla sovranità sulle risorse, il ripristino ecologico, la giustizia redistributiva. E collegata a lotte globali ugualmente rivolte contro il capitalismo militarizzato basato sui combustibili fossili.
Nel mirino degli attivisti anche Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale
La Global Week avrà nel mirino la Cop31 in programma il 9-20 novembre ad Antalya, in Turchia. Che si annuncia assai complicata, a giudicare dai magrissimi risultati registrati a giugno a Bonn nei negoziati preparatori. Ma guarda anche ad altri appuntamenti internazionali, come il meeting annuale di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale, il 12-18 ottobre a Bangkok. E il G20 del 14-15 dicembre a Miami.
Dal 21 al 27 settembre i movimenti per il clima hanno in programma la Anti-Militarisation Week of Action. Il 12-14 ottobre ci saranno le principali mobilitazioni riguardanti il vertice di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale. Mentre il 14 novembre, con il summit di Antalya in pieno svolgimento, in agenda c’è il Cop31 Global Day of Action. Dal canto suo il Fossil Fuel Treaty ha messo in calendario le Global Assemblies, incontri online che danno seguito alla Conferenza internazionale di Santa Marta ed esplorano le prospettive per l’ottenimento nel 2027 di un mandato negoziale per il trattato. Si parte il 22 settembre.
Andrea Di Turi
11/9/2026 https://valori.it/










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