Il capitalismo e l’arte della guerra
Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-aprile-2025/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/
Il web continua a propinarmi pezzi di X-Factor.
È un programma che non sopporto. Certo si ascoltano soggetti interessanti. Certo ha aiutato tante persone ad emergere. E sarete tutti d’accordo che almeno i più stonati vadano esclusi dalla gara. Giusto? Ma siamo sicuri che sia giusto? Che faccia bene all’arte ed alla cultura? Che selezionare gli artisti secondo dei canoni tecnici, selezionare i tanti secondo la loro intonatura sia un bene? Vediamo.
Madre della cultura è l’arte. Il pensiero creativo che niente ha a che vedere con la professionalità tecnica. Si può essere dei professionisti bravissimi. Ed è un valore. Ma non per questo si è artisti. Non per questo si esprime un concetto nuovo, una emozione importante.
E poi c’è l’arte. L’arte non necessariamente deve essere professionale. Non sta scritto da nessuna parte. Il compito dell’arte è ben più avanzato e confonderlo con la tecnica ne sminuirebbe il valore culturale profondo. Se facessi mille esempi per dimostrarlo rischierei di tirarmi contro i sostenitori o i detrattori degli uni o degli altri. E allora, per tornare alla questione dell’intonatura vorrei portarvi un solo esempio: “My Way”.
No. Non quella roba pallosa cantata da Frank Sinatra. Parlo di “My Way” cantata da Sid Vicious. Se non la conoscete andate a vederla su YouTube. Non basta ascoltare. Bisogna vedere. Bisogna guardare il padre del rock-punk, strafatto marcio, iniziare a cantare My Way di Frank Sinatra stonando totalmente a presa di culo, dissacrandola in maniera assurda per poi cominciare a cantarla con tutt’altro stile, e dandole un senso nuovo, completamente diverso e ben più rappresentativo dei diseredati del pianeta, finendo con lo sparare sul pubblico di aristocratici inglesi.
Ecco. Se fosse esistito X-Factor negli anni ’80, un branco di giudici presuntuosi che catalogano le persone per garantirne la compatibilità moralistica e la produttività capitalistica, avrebbero ucciso sul nascere tutto il ramo punk del rock. Avrebbero ucciso un pezzo di storia della musica e un pezzo di arte della disobbedienza. Ecco perché non mi interessa xFactor. Non mi interessano le opinioni tecniche su soggetti filtrati moralisticamente. Mi interessano l’arte e la cultura. Stonate pure nel coro. Fatelo cazzo.
L’importante è che abbiate qualcosa di rivoluzionario da esporre. Anzi, da fare.
Ora, perché dico questo? Chi se ne frega di X-Factor. Dove voglio andare a parare davvero? È una metafora politica? Ovvio. Se avete imparato a conoscermi un po’ dovreste averlo già dedotto da un pezzo. Intendo allora dire che si debba sparare sulla gente? No. Se avete letto qualche mio articolo avrete capito che sono un pacifista. E anche Sid Vicious mica andava in giro a sparare alla gente. Era una critica politica. Anarchica come solo l’arte sa essere.
Intendo dire questo: Il capitalismo ci ha resi prevedibili. Ci ha standardizzato. Vi rendete conto che per quanta politica facciamo, per quanto fortemente si lotti, stiamo andando irreversibilmente incontro a guerra e dittatura? Vi rendete conto che se aspettate di convincere un popolo di menefreghisti non state parlando di utopia ma di mera illusione? E allora serve non essere prevedibili. Serve dare spazio e voce a chi, anziché fregarsene, vuole poter esprimere la propria idea. La propria agenda politica. Anche fosse un pensiero sbagliato. Anche se stona. Anche se non sarò d’accordo con il suo pensiero.
Di damerini istituzionalizzati è già pieno ovunque, persino in “Potete al popolo”. A mali estremi serve un piccione sulla scacchiera. E chi è in grado di capire l’importanza di questa necessità strategica se non degli studiosi conoscitori profondi della storia del Diritto e della Rivoluzione? E poi a cosa serve parlare degli ultimi e dei diseredati della terra se nemmeno noi abbiamo il coraggio di dargli spazio. Smettiamo di essere prevedibili. Vogliono la guerra. Diamogli la guerra culturale più sconvolgente mai vista, non in piazza, dentro le istituzioni, da fare impallidire il sessantotto. Voglio Sid Vicious presidente nel logo di partito, anche da morto va benissimo.
Delfo Burroni
Collaboratore redazionale del mensile Lavoro e Salute
Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-aprile-2025/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/











Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!