Il futuro perduto dei giovani gazawi

di Heba Saleh (Cairo), Mai Khaled (Rafah) e Raya Jalabi (Beirut),  

Financial Times, 14 marzo 2024. 

La guerra ha privato la Striscia di talenti promettenti e ha decimato il suo sistema educativo. Gli accademici avvertono che seguirà una fuga di cervelli.

Doveva essere l’ultimo anno di Yasser al-Ostaz all’Università Al-Azhar di Gaza City, prima di laurearsi come ingegnere. Ma il 7 ottobre, esattamente una settimana dopo l’inizio delle lezioni del 2023, le sue speranze di completare la laurea si sono infrante.

Al-Ostaz, originario del nord di Gaza, vive ora in una tenda nella piccola città di Rafah, all’estremità meridionale del territorio, dove più di un milione di persone minacciate dalla carestia si sono ammassate per cercare rifugio dall’offensiva militare che Israele sta conducendo contro i combattenti di Hamas. Israele ha lanciato la sua offensiva in risposta all’attacco più letale sul suolo del Paese dalla sua fondazione nel 1948.

Per i 2.300.000 gazawi intrappolati nell’enclave devastata da cinque mesi di bombardamenti israeliani, la sopravvivenza è la prima preoccupazione. Ma molti sono vivamente preoccupati per il loro destino quando le bombe smetteranno di cadere. “Non è rimasto nulla dopo che le nostre case e università sono state distrutte”, dice al-Ostaz. “Penso di andarmene, ma non ho la minima idea di cosa fare”.

Ci sono “un milione di domande” che ronzano nella sua testa e per le quali non ha risposte: “Gli anni che ho trascorso all’università conteranno anche altrove o dovrò ricominciare da capo? Potrò viaggiare? Riuscirò a racimolare i soldi per partire?”

Un ragazzo palestinese tira un carrello davanti all’edificio pesantemente danneggiato dell’Università di Al-Azhar a Gaza City il mese scorso © Stringer/AFP/Getty Images

Prima della guerra, a Gaza c’erano più di 800 scuole e 17 istituti di istruzione superiore, tra cui almeno sei università, ma molte di queste sono state danneggiate o completamente distrutte.

Al-Azhar, frequentata da al-Ostaz, inaugurata nel 1991 da Yasser Arafat, è considerata una delle università più progressiste di Gaza per il suo programma di studi e le sue classi miste. Ma la maggior parte dell’Università è stata danneggiata dagli attacchi aerei israeliani e un secondo campus nella vicina Al-Mughraqa, finanziato dal Marocco e dall’Arabia Saudita, è in rovina. Gli edifici rimasti ospitano migliaia di sfollati in cerca di rifugio. Le decine di migliaia di studenti come al-Ostaz, e le famiglie di oltre 600.000 bambini del territorio, la cui istruzione è stata interrotta, non hanno realistiche speranze che la scuola riprenda presto.

Per la popolazione sproporzionatamente giovane di Gaza – circa il 65% ha 24 anni o anche meno – il ritorno alle lezioni sarà una delle sfide più grandi da affrontare una volta terminata la guerra.

Le ripercussioni per il futuro sono gravi. Gli accademici avvertono che la decimazione del sistema educativo di Gaza è una catastrofe che distruggerà ulteriormente le vite dei palestinesi. L’offensiva israeliana non solo ha distrutto centinaia di scuole e università, ma ha anche ucciso molti gazawi istruiti, tra cui studenti, giovani professionisti, esponenti culturali, insegnanti e professori universitari. Secondo alcuni, la perdita per la società palestinese è incalcolabile.

“Il tessuto sociale delle comunità di Gaza e la capacità di ricostruire le proprie vite sono stati smantellati”, afferma Ala Alazzeh, professore di antropologia all’Università di Birzeit, nella Cisgiordania occupata.

“Guardate il numero di professori uccisi. L’attività accademica consolidata è stata distrutta. Non si tratta solo di ricostruire lo spazio fisico, ma anche le capacità e la formazione accademica. Se non usiamo la parola genocidio, possiamo dire ‘sociocidio’ – la distruzione della società”.

***

I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania hanno da tempo registrato uno dei più alti livelli di alfabetizzazione del mondo arabo, nonostante decenni di occupazione e 17 anni di blocco della Striscia.

Secondo l’Ufficio centrale di statistica palestinese, nel settembre 2023 i livelli di alfabetizzazione sfioravano il 98%, simili a quelli dei ricchi Paesi del Golfo. L’analfabetismo è sceso dal 13,9% nel 1997 al 2,2% nel 2023.

Quello dell’istruzione è stato uno dei primi settori passati dall’amministrazione israeliana a quella palestinese con gli Accordi di Oslo del 1994 ed è molto apprezzata dalla società.

Le università di Gaza offrivano lauree in un’ampia gamma di discipline e molti laureati, nonostante le restrizioni, riuscivano a completare master e dottorati in Occidente e a tornare per lavorare o insegnare, afferma Mkhaimar Abusada, professore di scienze politiche all’Università Al-Azhar.

“Storicamente, i palestinesi hanno investito molto nell’istruzione dei propri figli”, aggiunge. “Negli ultimi 17 anni, da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza, l’alto tasso di disoccupazione ha scoraggiato alcuni giovani uomini dal conseguire una laurea. Ma per le donne che volevano cambiare la loro vita, questa era l’unica strada”.

Ma questo progresso è ora in pericolo. Oltre ai danni alle infrastrutture, la perdita di vite umane ha ulteriormente impoverito la società gazawa, privandola del contributo di alcuni dei suoi giovani più promettenti.

Maisara Alrayyes è stato ucciso da un attacco aereo israeliano insieme ai suoi genitori e ad altri parenti il 6 novembre © Via facebook
Tariq Thabet e più di una dozzina di membri della sua famiglia sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano sulla loro casa nel centro di Gaza City il 29 ottobre.

Tra questi ci sono persone come Maisara Alrayyes, 28 anni, un giovane medico che aveva completato un master al King’s College di Londra finanziato dalla prestigiosa borsa di studio britannica Chevening.

Avrebbe potuto ottenere un lavoro ben retribuito nel Golfo o in Europa, ma ha scelto di tornare a Gaza dove ha lavorato per Médecins Du Monde, un’organizzazione benefica internazionale.

“Era un gran lavoratore, molto preciso, molto affidabile, sempre gentile e con un grande senso dell’umorismo”, dice Mads Gilbert, professore di medicina d’urgenza, che ha insegnato ad Alrayyes all’Università Al-Azhar e divenendone in seguito amico. Avevano lanciato un progetto per formare studenti di medicina per fornire corsi di primo soccorso salvavita a semplici cittadini. Il 6 novembre, Alrayyes è stato ucciso da un attacco aereo israeliano insieme ai suoi genitori e ad altri parenti.

Anche Tariq Thabet, specialista in gestione di progetti e poco più che trentenne, aveva rinunciato a una vita fuori Gaza per poter fare la differenza in patria. Thabet, vincitore di una borsa di studio Fulbright nel 2021, aveva definito l’opportunità di studiare sviluppo economico alla Michigan State University “un viaggio che cambia la vita”.

Tornato in patria nel 2022, si dedica ai giovani imprenditori di Gaza, dirigendo l’incubatore di imprese dell’University College of Applied Sciences. I suoi amici stimano che Thabet abbia aiutato migliaia di giovani a trovare lavoro, una vera e propria ancora di salvezza per i giovani della Striscia, dove la disoccupazione si aggira intorno al 70%. Thabet e più di una dozzina di membri della sua famiglia sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano sulla loro casa nel centro di Gaza City il 29 ottobre.

Studenti del Conservatorio Nazionale di Musica Edward Said suonano durante un evento musicale tra le macerie degli edifici distrutti © Mohammed Saber/EPA-EFE

Poi c’è Lubna Alyaan, 14 anni, violinista di talento, uccisa insieme a decine di membri della sua famiglia in un attacco aereo del 21 novembre contro la casa della zia a Nuseirat, a sud di Gaza City. La studentessa, che frequentava il Conservatorio nazionale di musica Edward Said di Gaza, aveva impressionato i suoi insegnanti per la sua diligenza e bravura, tanto da ottenere lezioni con musicisti di fama mondiale come Tom Suarez, ex membro delle orchestre sinfoniche di Baltimora e degli Stati Uniti.

Per Samar Ashour, insegnante e madre di tre figli ora sfollata da Gaza City a Rafah, “il futuro di un’intera generazione è a rischio”. Cerca di ripassare le lezioni con i suoi figli, ma dice che la più piccola, una bambina di sei anni, ha perso l’entusiasmo per l’apprendimento poiché ancora sotto shock per l’uccisione di un caro amico, e le dice: “Non voglio andare a scuola o da qualche altra parte. Voglio solo stare con te, così moriremo insieme quando ci bombarderanno”, aggiunge Ashour.

***

Secondo un rapporto del Cluster per l’istruzione, un gruppo di organizzazioni delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni umanitarie guidato da Unicef e Save the Children, le infrastrutture scolastiche di Gaza erano già sotto pressione prima della guerra.

Le scuole facevano i doppi turni per soddisfare la domanda, le aule erano affollate e l’orario scolastico era stato ridotto. L’aver assistito agli orrori dei frequenti conflitti ha avuto ripercussioni anche sul benessere mentale dei bambini: quattro su cinque hanno sofferto di “depressione, dolore e paura” già prima del 7 ottobre, si legge nel rapporto.

Ma dopo la sanguinosa furia dei militanti di Hamas nel sud di Israele, 1.200 persone uccise e centinaia in ostaggio secondo quanto riferito dallo Stato ebraico, quest’ultimo si è vendicato con una feroce offensiva militare, devastando il territorio nel tentativo di sradicare il gruppo islamista. Almeno 31.000 persone sono state uccise a Gaza finora, secondo le autorità sanitarie palestinesi.

La guerra ha interrotto l’attività didattica nelle 813 scuole di Gaza che, a causa dei doppi turni, condividevano 563 edifici scolastici. Secondo il Cluster per l’istruzione, circa il 76% degli edifici scolastici è stato danneggiato, molti in modo esteso. Inoltre, alcune scuole ospitano sfollati che probabilmente continueranno a rifugiarsi lì anche dopo il cessate il fuoco, perché le loro case sono state distrutte e non hanno un posto dove andare.

“L’infrastruttura scolastica dovrà essere ricostruita interamente. I materiali didattici dovranno essere completamente sostituiti”, afferma il Cluster per l’Istruzione, che stima un costo di almeno 855 milioni di dollari.

Un’altra incertezza è il destino dell’UNRWA, la più grande agenzia delle Nazioni Unite che opera a Gaza, che gestiva 183 scuole per circa 300.000 studenti. L’agenzia di aiuti ha subito il congelamento dei finanziamenti da parte di Stati Uniti, Regno Unito e altri Paesi dopo che Israele ha affermato che una dozzina dei suoi 13.000 dipendenti a Gaza ha avuto un ruolo negli attacchi del 7 ottobre. L’UNRWA ha licenziato i dipendenti e l’ONU ha avviato un’indagine.

Per i funzionari delle Nazioni Unite, il collasso dell’UNRWA lascerebbe nel sistema educativo di Gaza un enorme buco difficile da colmare.

Anche le università sono state bersaglio dei bombardamenti di Israele. Cinque delle sei principali università di Gaza sono state completamente o parzialmente distrutte. Tra queste, la distruzione totale dell’Università Islamica di Gaza, affiliata a Hamas, una delle più grandi della Striscia con circa 20.000 studenti, che secondo Israele era un “centro di formazione centrale” per gli ingegneri di Hamas.

Anche il presidente dell’università, Sofyan Taya, scienziato e prolifico studioso nel campo dell’ottica, è stato ucciso negli attacchi aerei insieme alla moglie e ai cinque figli.

Ismail Wahba, direttore della scuola UNRWA di Taif a Rafah, insegna inglese nella biblioteca della scuola che ospita i palestinesi sfollati © Stringer/AFP/Getty Images

Israele ha dichiarato che sta indagando sulla demolizione dell’Università Israa, a sud di Gaza City, fatta saltare in aria il 17 gennaio dai soldati israeliani dopo averla utilizzata come base per 70 giorni. L’istituto indipendente, privato e senza scopo di lucro, fondato nel 2014 – il cui motto era “cambiamento per la professionalità” – insegnava medicina, ingegneria, finanza, legge e materie umanistiche a circa 4.000 studenti.

Un drammatico filmato, ripreso dai soldati, mostra il momento in cui l’intero campus crolla in una densa nube di fumo e polvere.

Secondo i funzionari palestinesi, Gaza è anche in lutto per la morte di circa 95 accademici e ricercatori, tra cui 77 dottori di ricerca e tre direttori di università.

Neve Gordon, professore israeliano che insegna diritto internazionale e diritti umani alla Queen Mary University di Londra, afferma che lo smantellamento del sistema educativo di Gaza porterà al “de-sviluppo” del territorio, cosa che lui e altri accademici della British Society for Middle Eastern Studies considerano una politica israeliana deliberata. Lo Stato ebraico insiste nel sostenere che prende di mira solo edifici collegati ad Hamas.

“La natura sistematica degli attacchi, il numero di professori uccisi e di scuole danneggiate dimostrano l’intento”, afferma Gordon, che mette in guardia da una “fuga di cervelli causata dalla distruzione e morte”.

***

Anche se nessuno sa cosa accadrà – Israele dice di voler esercitare un controllo diretto sulla sicurezza – gli studiosi concordano sul fatto che è probabile un esodo di persone qualificate.

Il colpo inferto a ogni aspetto della vita a Gaza renderà molto difficile la ripresa delle attività. Molti analisti prevedono che i membri della piccola classe media, compresi gli educatori, cercheranno opportunità all’estero.

Per gli studenti universitari, neanche unirsi alla società palestinese in Cisgiordania è possibile perché, come sottolinea Alazzeh dell’Università di Birzeit, le restrizioni israeliane alla circolazione impediscono ai palestinesi di Gaza di frequentare gli istituti di istruzione negli altri territori occupati.

Abusada, dell’università di Al-Azhar, afferma che le persone “cercheranno altri posti dove andare. Se non per il loro bene, per quello dei loro figli, per questa generazione che si sta perdendo”.

Secondo le sue stime, decine o centinaia di migliaia di persone vorranno emigrare. “È chiaro che nessuno vuole prenderli, ma forse ricorreranno alla migrazione illegale”.

Dal 2007, migliaia di giovani sono già emigrati “a causa della povertà, della disoccupazione e della mancanza di opportunità, dirigendosi verso la Turchia e l’Europa”, aggiunge Abusada.

Anche se si riuscisse a raggiungere un cessate il fuoco, il compito di ricostruire il sistema educativo di Gaza, base per qualsiasi sviluppo futuro, è immane.

Per cominciare, la distruzione delle abitazioni e delle reti elettriche rende impossibile anche solo replicare l’esperienza dell’apprendimento online durante il Covid. La maggior parte dei gazawi vive in tende o rifugi senza accesso alla tecnologia.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha giurato che non ci sarà alcuna ricostruzione prima della “smilitarizzazione di Gaza” e di un “programma completo di deradicalizzazione” nel campo dell’istruzione e dei discorsi religiosi.

Ma secondo Alazzeh è più probabile che Israele ottenga l’esatto contrario del risultato che desidera. “Ci sarà più resistenza e più radicalizzazione”, aggiunge. “Non so come la gente affronterà il proprio trauma, ma di sicuro… esso assumerà una forma collettiva”.

Abusada di Al-Azhar teme anche che la guerra porti a una radicalizzazione della nuova generazione. Dice: “Coloro che sono sopravvissuti dopo che le loro intere famiglie sono state uccise, non dimenticheranno né perdoneranno”.

Istantanea di una generazione perduta

Halima al-Kahlout, artista

Nata nel 1994

© YouTube

Le difficoltà della vita quotidiana a Gaza non sono mai state lontane dalla mente di Kahlout. Ha incanalato queste esperienze nella sua arte, realizzando dipinti, murales e sculture che esplorano temi come il diritto alla vita e alle cure mediche a Gaza, nonché l’emarginazione delle donne.

Per una mostra, ha realizzato sculture giganti di oggetti di uso quotidiano e strumenti affilati in cartone, “per dimostrare che, per quanto questi strumenti ci facciano risparmiare tempo e fatica, sarebbero dolorosi se applicati agli esseri umani”. Questa violenza immaginaria, ha detto, non è lontana dalla realtà della vita dei gazawi sotto occupazione.

Kahlout era agli inizi della sua carriera, ma sognava di mostrare la sua arte al mondo. “Stiamo perdendo di giorno in giorno alcuni degli artisti più creativi e dotati che hanno portato bellezza, integrità mentale e guarigione alla comunità gazawa assediata”, ha scritto il presidente dell’università in cui Kahlout aveva dipinto il suo ultimo murale, dopo aver appreso della sua morte in un attacco aereo israeliano il 29 ottobre.

Refaat Alareer, poeta e insegnante

Nato nel 1979

© YouTube

Refaat Alareer, un pilastro della comunità culturale di Gaza, è ricordato dagli studenti come un educatore ispirato e un poeta appassionato che amava Shakespeare.

Professore di letteratura inglese e scrittura creativa all’Università islamica di Gaza, secondo il tributo a lui fatto dallo scrittore Jehad Abusalim su The Nation, vedeva la lingua inglese come “un veicolo di liberazione e di emancipazione”.

Alareer ha cofondato We Are Not Numbers, che abbinava giovani scrittori palestinesi con autori esperti all’estero come mentori. Ha curato due volumi in inglese, “Gaza Writes Back” (2014) e “Gaza Unsilenced” (2015).

Feroce critico di Israele, aveva perso un fratello e altri parenti a causa di un attacco israeliano nel 2014, dichiarò alla BBC che l’attacco del 7 ottobre da parte di Hamas era “legittimo e morale”, dichiarazione condannata come offensiva dall’emittente.

Alareer è stato ucciso da un attacco su Gaza City il 7 dicembre, insieme a diversi membri della famiglia. Gli sopravvivono la moglie e sei figli. Una recita dell’attore scozzese Brian Cox dell’ultima poesia di Alareer “If I Must Die” (Se dovessi morire) è stata ampiamente condivisa sui social media.

Sirin Mohammed al-Attar, ostetrica

Nata nel 1984

Ginecologa e ostetrica, Sirin al-Attar lavorava per l’UNRWA, che fornisce servizi sanitari, educativi e di altro tipo ai rifugiati palestinesi a Gaza. È una degli almeno 165 lavoratori dell’UNRWA uccisi finora nella guerra.

Laureata all’Università Al-Quds di Gerusalemme, aveva esercitato a Gaza, in Giordania e in Arabia Saudita, impressionando i colleghi per la sua dedizione al lavoro e la sua empatia per i pazienti. “Era uno dei migliori e più umani medici che abbia conosciuto e con cui abbia avuto a che fare”, ha dichiarato Ghada al-Jadba, responsabile del programma sanitario dell’UNRWA a Gaza.

Attar è stata uccisa insieme a una delle sue tre figlie in un bombardamento nel campo profughi di al-Bureij, nella parte centrale di Gaza, l’11 ottobre.

Ayat Khaddoura, video blogger

Nata nel 1996

“Credi solo in te stessa”, ha scritto Khaddoura sulla sua pagina Facebook. Completamente a suo agio davanti alla telecamera, prima della guerra Khaddoura aveva costruito il suo profilo come video blogger, postando di tutto, dalle fragole palestinesi alle donne in politica. Quando Israele ha lanciato la sua offensiva, si è dedicata a documentare la dura vita dei palestinesi sotto i bombardamenti per i suoi seguaci in tutto il mondo arabo.

Vivendo a nord di Gaza, dove Israele ha inizialmente concentrato i suoi attacchi più pesanti, ha postato video sempre più inquietanti man mano che i “rumori terrificanti” della guerra si avvicinavano alla sua casa.

Il 20 novembre, in quello che ha descritto tra le lacrime come forse il suo ultimo video, ha detto che le scene intorno a lei erano “estremamente terrificanti”. Quel giorno Khaddoura e molti dei suoi familiari sono stati uccisi.

Hammam Alloh, nefrologo

Nato nel 1987

Dopo aver notato il disperato bisogno di specialisti renali nella sua Gaza, Alloh si forma come nefrologo. Dopo 14 anni di studi all’estero, torna a casa due anni fa e lavora all’ospedale al-Shifa, il più grande dell’enclave.

Allo scoppio della guerra, Alloh lavora 24 ore su 24. In un’intervista a Democracy Now gli è stato chiesto perché non è fuggito a sud quando l’esercito israeliano ha iniziato a spingere i civili fuori dal nord di Gaza: “Se me ne vado, chi curerà i miei pazienti?… Pensate che abbia studiato medicina per pensare solo alla mia vita?”

L’11 novembre Alloh si recò dai suoceri per riposare tra un turno e l’altro. È stato ucciso quando un attacco aereo israeliano ha colpito la loro casa.

Hiba Abu Nada, poeta

Nata nel 1991

Quando è iniziata la guerra, Abu Nada ha fatto quello che ha sempre fatto: ha scritto. Pubblicava frammenti delle sue nuove poesie e frasi brillanti sui social media, istantanee di una vita sotto assedio.

Le poesie sono ampiamente circolate, attirando l’attenzione internazionale su questa poeta e scrittrice che era già molto conosciuta nella sua città natale, Gaza, e non solo. In una delle sue ultime poesie postate su X prima di essere uccisa, ha scritto in arabo: “La notte della città è buia, a parte il bagliore dei razzi; tranquilla, a parte il suono delle bombe; terrificante, a parte il conforto della preghiera; nera, a parte la luce dei martiri. Buonanotte Gaza”.

Abu Nada è stata uccisa in un attacco aereo israeliano sulla sua casa a Khan Younis il 20 ottobre. Aveva 32 anni.

https://www.ft.com/content/c3ad9050-b245-4286-91fc-a6796cf06fbd

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

20/3/2024 https://www.assopacepalestina.or

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *