Il governo eletto? No, comanda il partito della guerra benedetto da Mattarella

Tra Quirinale, governo e grandi partiti si sta consolidando il fronte del riarmo, austerità e unità nazionale. Le tensioni con Conte sulla politica estera sono il segnale di un nuovo equilibrio politico costruito attorno al consenso sulla guerra con la “benedizione” di Mattarella.

Il governo Mattarella

Dalla bocciatura del referendum costituzionale in poi il governo Meloni è stato sostanzialmente commissariato dal Quirinale. Dobbiamo ricordare che i tentativi di modifica della Carta sono partiti sempre da richieste specifiche del capitale transnazionale e sono state rappresentate in purezza dal Capo dello Stato. Fu così con Renzi, è stato così qualche mese fa.

La Costituzione è troppo socialista, disse qualche investitore istituzionale, anche ora che non lo è più grazie al pareggio di bilancio.
Insomma, da qualche mese, Forza Italia è la testa di ponte di Mattarella, l’avamposto della futura maggioranza istituzionale all’interno di quella attuale. Questo il motivo della sconfitta parlamentare della Meloni sulla legge elettorale.

Le prossime elezioni dovranno stabilire un sostanziale pareggio, perché il futuro di guerra pretende unità nazionale sotto il regime dell’austerità economica. Su questo non si transige.

Non sorprendono, al contrario, i tentativi di inasprimento dell’ordine pubblico. Anche in questo caso si è in linea con la volontà europea recepita da quasi tutti i grandi paesi continentali. La guerra non ammette dissensi, non ammette incrinature sulla propaganda. Le misure preventive di ordine pubblico sono pubblicizzate da anni e a ogni piè sospinto.

In questa direzione vanno anche le reprimende del Partito democratico nei confronti di Giuseppe Conte, nel momento in cui ha messo in discussione il verbo guerrafondaio e la corsa al riarmo. Non è un caso che ad affondare il colpo non sia stata la tanto disprezzata corrente riformista, bensì proprio l’ala più a sinistra, per così dire, del partito e più vicina alla segretaria Schlein. Cuperlo e Provenzano non hanno perso tempo in chiacchiere. La guerra alla Russia è il dogma inattaccabile sul quale edificare l’orgoglio europeo e il prossimo governo tecnico. Fino alla morte, ovviamente.

Ferdinando Pastore

16/7/2026 https://www.kulturjam.it/

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