Il nuovo “malato d’Europa”: la Francia può innescare una nuova crisi del debito sovrano?

L’euro è scivolato ai minimi degli ultimi 17 mesi contro il dollaro, mentre i mercati finanziari prendono sempre più di mira la Francia, alle prese con una crisi del debito che rischia di investire il cuore stesso dell’Eurozona. Per anni il rischio finanziario europeo è stato associato soprattutto ai Paesi periferici, dalla Grecia all’Italia. Oggi, invece, è una delle principali economie dell’Unione a trovarsi sotto pressione. I numeri raccontano una situazione allarmante. L’indebitamento complessivo supera i 3.500 miliardi di euro e il suo finanziamento diventa progressivamente più costoso. Il rendimento dei titoli decennali francesi ha toccato il 5% a fine settembre, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2002. Lo spread rispetto ai Bund tedeschi è salito ai massimi da 14 anni, mentre Parigi si trova ormai a pagare interessi superiori persino a quelli di Grecia e Italia. Un segnale significativo del deterioramento della fiducia degli investitori. A complicare il quadro è lo stallo politico.
Il governo di minoranza del primo ministro neoliberista Sébastien Lecornu cerca di imporre tagli alla spesa pubblica per 54 miliardi di euro nel bilancio 2027, ma incontra forti resistenze. Con le presidenziali all’orizzonte, le principali forze politiche non sembrano disposte a sostenere misure di austerità impopolari. Marine Le Pen propone un referendum per introdurre limiti al deficit, mentre Jean-Luc Mélenchon punta alla cancellazione di una parte del debito e a un aumento della spesa pubblica. Nel frattempo, Parigi ha programmato nuovi investimenti militari per decine di miliardi di euro, con ulteriori 36 miliardi destinati alla difesa nel periodo 2026-2030. Una scelta che accresce le tensioni sulle finanze pubbliche in una fase già estremamente delicata. Il pericolo maggiore è rappresentato da una spirale finanziaria: rendimenti più elevati aumentano il costo del rifinanziamento del debito, facendo crescere la spesa per interessi e il deficit. Per coprire quest’ultimo, lo Stato deve emettere nuovi titoli, alimentando ulteriormente la pressione sui mercati.
La Francia dovrà affrontare nel prossimo anno un fabbisogno di finanziamento stimato in 340 miliardi di euro. La crisi potrebbe inoltre propagarsi agli altri Paesi europei. Gli investitori stranieri detengono circa la metà del debito pubblico francese e un eventuale disimpegno potrebbe provocare nuove vendite sui mercati obbligazionari. Anche i titoli italiani sono da osservare con attenzione, dopo l’allargamento degli spread seguito alle recenti tensioni francesi. Resta infine la questione della Banca Centrale Europea. L’istituto dispone di strumenti per intervenire, tra cui il Transmission Protection Instrument, introdotto nel 2022 proprio per contrastare dinamiche disordinate nei mercati obbligazionari dell’Eurozona. La BCE potrebbe acquistare titoli francesi per contenere l’impennata dei rendimenti, ma finora questo intervento nno sembra essere contemplato. Il dilemma è evidente: lasciare che i mercati impongano una disciplina finanziaria sempre più severa oppure intervenire per impedire che le difficoltà di Parigi mettano in discussione la stabilità dell’intera moneta unica. Una crisi del debito francese avrebbe infatti conseguenze ben più ampie di quelle già sperimentate con la Grecia. Il rischio più estremo sarebbe una frattura nella stessa fiducia nell’euro, fino a creare condizioni in cui i depositi e gli strumenti finanziari denominati nella moneta unica non siano più considerati equivalenti nei diversi Paesi.
Uno scenario ancora lontano, ma che dimostra quanto la crisi francese possa trasformarsi in una prova decisiva per l’architettura economica europea. Dopo anni di austerità imposta ai Paesi periferici in nome della stabilità finanziaria, l’Unione si trova ora davanti a una contraddizione difficile da eludere: quando a vacillare è uno dei suoi pilastri, le regole di bilancio rischiano di scontrarsi con la necessità di salvaguardare l’intero sistema. E la risposta a questa contraddizione potrebbe determinare il futuro dell’Eurozona.
7/10/2026 https://www.lantidiplomatico.it/









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!