IL SINDACO CHE NON DOVEVA VINCERE
Un socialista democratico alla guida della città simbolo del capitalismo globale: un’anomalia o l’inizio di una nuova stagione politica? Tra reazioni feroci e speranze concrete
di Renato Fioretti
Confesso di non avere mai nutrito una grande simpatia né una particolare considerazione per la politica statunitense. L’ho sempre percepita come un sistema rigido, impermeabile al cambiamento, dove le differenze tra repubblicani e democratici – almeno sul piano sostanziale – risultavano spesso più apparenti che reali. Soprattutto se paragonate alle esperienze dei partiti italiani ed europei, dove le ideologie e le identità politiche, pur con le loro contraddizioni, hanno storicamente avuto un peso più marcato.
In realtà, anche se – come si evince dalla tabella che segue – per gli Usa si poteva già parlare della presenza di qualcosa che andava oltre il semplice binomio Democratici/Repubblicani:
Tabella 1
| Corrente | Valori chiave | Esempi noti | Posizione |
| Repubblicani conservatori | Mercato libero, tagli fiscali, valori tradizionali, forte difesa | Donald Trump, Ron DeSantis | Destra |
| Repubblicani moderati | Approccio pragmatico, meno ideologico, apertura su alcuni diritti civili | Mitt Romney, Susan Collins | Centro-destra |
| Democratici centristi | Riforme graduali, compromesso tra mercato e welfare | Joe Biden, Hillary Clinton | Centro |
| Progressisti | Giustizia sociale, ambientale, diritti civili, sanità pubblica | Elizabeth Warren, . | Centro-sinistra |
| Socialisti(1) democratici | Uguaglianza economica, sanità e istruzione gratuite, potere ai lavoratori | Bernie Sanders, A.Ocasio-Cortez | Sinistra |
la politica sembrava, comunque, muoversi entro confini ben delimitati, sorvegliati da interessi economici enormi e trasversali. Case farmaceutiche, imprese assicurative, industria bellica, grandi banche e fondi finanziari: sono loro i veri sovvenzionatori di entrambi gli schieramenti. E quando il denaro detta le regole, la coerenza ideologica diventa un lusso che pochi possono permettersi.
Non è un caso che il senatore Bernie Sanders(2), uno dei pochi a proporre riforme strutturali e a parlare di giustizia sociale in termini concreti, si sia spesso trovato isolato. Anche tra i suoi colleghi democratici, non di rado ha dovuto assistere a votazioni in cui le sue proposte venivano affossate con l’aiuto di chi, teoricamente, avrebbe dovuto sostenerle. Il bipartitismo americano, in questo senso, ha funzionato più come un sistema di contenimento che di rappresentanza.
Eppure, qualcosa sembra essersi incrinato.
Sebbene la storia Usa riporti che in passato già erano stati eletti sindaci che si richiamavano al socialismo:
- Milwaukee, Wisconsin: ha avuto tre sindaci socialisti tra il 1910 e il 1960, tra cui il celebre Daniel Hoan, che governò per oltre 20 anni.
- Reading, Pennsylvania: ha eletto J. Henry Stump, sindaco socialista negli anni ’30.
- Berkeley, California: ha avuto sindaci vicini al socialismo democratico, anche se non sempre dichiarati come tali.
Per la prima volta nella storia di New York, una delle capitali simboliche del capitalismo globale, un socialista democratico siede sulla poltrona di sindaco. Zohran Mamdani, 34 anni, figlio di immigrati, ex attivista e deputato statale, ha vinto dove nessuno pensava fosse possibile. E non ha vinto per caso: ha vinto perché ha saputo parlare a una città stanca, disillusa, ma ancora capace di sognare. New York ha vissuto anni difficili: pandemia, crisi abitativa, disuguaglianze crescenti, e un senso di abbandono da parte delle istituzioni. Mamdani ha intercettato tutto questo con un linguaggio semplice, diretto, radicale. Ha parlato di case popolari, trasporti gratuiti, sanità pubblica. Ha parlato di dignità. E la città lo ha ascoltato. È il primo sindaco musulmano praticante della città, il primo nato in Africa (Kampala, Uganda), e il più giovane a ricoprire la carica in oltre un secolo, attivista per i diritti civili e contro l’islamofobia. Si definisce un socialista democratico, fa parte del movimento DSA e dichiara di volere “una New York per i molti, non per i pochi”.
La sua campagna è stata sostenuta da giovani, sindacati e comunità multietniche, con un programma centrato su:
Sanità pubblica universale a livello cittadino
Case popolari e affitti calmierati
Trasporti gratuiti e potenziati
Transizione ecologica con investimenti pubblici
Tassazione progressiva su grandi patrimoni e immobili sfitti
Partecipazione popolare: bilanci partecipativi, assemblee di quartiere
Riforma della polizia: taglio del 20% al budget del NYPD e reinvestimento in servizi sociali
Banca pubblica cittadina: per finanziare cooperative, piccole imprese e progetti ecologici
Un programma ambizioso ed esaltante che gli ha consentito una vittoria con il 50,2% dei voti e di battere l’ex Governatore Andrew Cuomo (candidato indipendente) ed il repubblicano Curtis Sliwa, in una tornata elettorale con affluenza record tra i giovani under 35.
In effetti, anche se il termine “socialismo” è stato sempre un tabù il neo Sindaco – che entrerà in carica il prossimo 1° gennaio – come Barnie prima di lui, ha dimostrato che ci si può dichiarare socialisti e vincere. E non si tratta di utopie rivoluzionarie, ma di un’idea concreta: che la ricchezza debba servire il bene comune, non solo i profitti di pochi privilegiati. Che la democrazia debba valere, ad esempio, anche sul posto di lavoro, non solo nelle urne.
Naturalmente, la Casa Bianca non ha tardato a reagire. Trump ha definito Mamdami “un pericolo per l’America” ed ha subito minacciato – in perfetto stile da “bullo” – ingenti tagli ai fondi federali per la città. Interessante rilevare che, dal versante politico europeo, non ci sono state pubbliche dichiarazioni da parte dei leader dell’Ue. La Premier italiana ha mantenuto un significativo silenzio, ma non potevano mancare, però, le dichiarazioni dei “bulli di casa nostra”. Il rozzo capo della Lega ha attaccato duramente Mamdani, definendolo “pro Palestina, pro gender” (come se fosse una colpa sostenere il martoriato popolo palestinese) e ricordando che New York è “la città ferita l’11 settembre”. Il leghista “con le tre stellette” ha parlato, invece, di “resa culturale dell’Occidente”, definendo l’elezione “una sconfitta per i valori tradizionali”e, sentire lui che parla di cultura e di valori già appare una contraddizione in termini!
Ora, la domanda è: cosa ci si aspetta?
Mamdani rappresenta il frutto di lotte, di movimenti, di comunità che non hanno mai smesso di credere che un’altra città – e, perché no, un altro mondo – siano possibili. Il futuro, però, non è scritto e la sfida ora è governare. Il giovane Sindaco dovrà affrontare un establishment ostile, media diffidenti, e un sistema amministrativo che, immagino, risulterà impermeabile al cambiamento. In più, incontrerà grandi resistenze da parte di lobby immobiliari e finanziarie, possibili (direi, certe) tensioni con il governo federale (soprattutto se ancora guidato da Trump) e pressioni da parte dello stesso Partito Democratico per moderare le sue posizioni.
C’è, però, anche la speranza di assistere, nell’immediato futuro, sia ad un proficuo confronto interno ai Democratici – costretti a confrontarsi con un’ala sinistra più agguerrita e determinata – che a una sorta di “effetto domino”, perché l’elezione di Mamdani potrebbe ispirare altri candidati socialisti in città come Chicago, Atlanta e Los Angeles.
In definitiva, il successo del neo-Sindaco di New York è un messaggio chiaro: la sinistra Usa non è più marginale(3), ma (mi auguro) protagonista.
NOTE
- I socialisti democratici spesso si candidano come democratici, ma rappresentano una corrente distinta, più radicale e anti-establishment. Il DSA (Democratic Socialists of America) ha registrato u aumento del 27% di iscritti dopo l’annuncio della candidatura di mamdani.
- Autore del libro “Sfidare il capitalismo”: è il suo manifesto politico contro le disuguaglianze economiche e il potere delle élite finanziarie. Il libro propone un modello alternativo fondato su giustizia sociale, sanità pubblica e partecipazione democratica.
- Secondo un sondaggio Gallup del 2025, il 43% degli americani tra i 18 e i 34 anni ha una visione favorevole del socialismo democratico.
Renato Fioretti
Collaboratore del mensile Lavoro e Salute
10/11/2025










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