Gli effetti del potere dell’industria farmaceutica per la salute mentale delle donne. Gli effetti del potere dell’industria farmaceutica per la salute mentale delle donne. Il sistema medico occidentale è fortemente influenzato dagli interessi commerciali delle case farmaceutiche, che spendono molto del loro denaro sia per la ricerca della malattia che per il suo trattamento farmacologico

Gli effetti del potere dell’industria farmaceutica per la salute mentale delle donne: una nuova forma di controllo patriarcale?

In tema di salute mentale è possibile trovare nuovi esempi di come il sistema patriarcale può perpetuare la situazione di dominio e di controllo sulle donne. In particolare, se ci concentriamo sui disturbi depressivi, d’ansia e insonnia, diversi studi dimostrano l’esistenza di una prevalenza maggiore nel caso delle donne. Un rapporto dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indica una maggiore vulnerabilità ai disturbi psicologici nelle adolescenti europee. Tra i motivi sottolinea che sono soggette a maggiore stress, violenza, norme culturali e carico di lavoro rispetto agli uomini, rilevando che la disuguaglianza di genere è un fattore che contribuisce ad aumentare il rischio di depressione e altri disturbi in questo settore della popolazione.

Come può il sistema patriarcale esercitare il controllo sulla salute mentale delle donne? La salute delle donne, come per quella degli uomini è condizionata dal sistema sanitario esistente. Nel mondo occidentale capitalista multinazionali farmaceutiche stanno dedicando gran del loro potenziale alla ricerca  delle malattie e ai relativi farmaci per il loro trattamento, essendo questi la principale azione terapeutica nei sistemi sanitari. Il trattamento più diffuso in tutto il mondo per affrontare questo tipo di disturbi psicologici, è sempre stato il farmacologico. Ansiolitici, sedativi, antidepressivi o oppiacei sono tra i più prescritti. Tanto che, l’OCU ha avvertito sul suo elevato consumo, per esempio, nella società spagnola, dove una donna su due ha usato uno di questi farmaci per trattare l’ansia durante la sua vita. Di fatto, il profilo della persona tipica che consuma questi farmaci è di una donna di trenta anni, con un basso livello di studi, disoccupata o in difficoltà economiche. Rilevando inoltre che nella maggior parte dei casi non s’informa sugli effetti collaterali o rischi di dipendenza che poono causare questi farmaci.Dietro questo modello di salute c’è l’idea che i disturbi mentali siano biologicamente determinate da squilibri dei neurotrasmettitori cerebrali e lo psicofarmaco andrebbe a correggere questa deviazione. Il cerchio si chiude se iniziamo a comprendere come sono realizzate le diagnosi circa la salute mentale. In generale, ci si riferisce al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), sviluppato dall’American Psychiatric Association. La chiave è che nella sua elaborazione contribuiscono vari comitati di lavoro, tra i quali hanno una particolare rilevanza, gli esperti del settore farmaceutico, che manco a dirlo, sono responsabili per la commercializzazione di farmaci psichiatrici e si arricchiscono con quella. In realtà, l’aumento della spiegazione della malattia mentale determinata biologicamente ha conciso nel tempo con l’introduzione dei primi psicofarmaci sul mercato negli anni ’50, ed è stata consolidata con l’avvento del Prozac negli anni ’80, accompagnati da un’impennata delle diagnosi di disturbo mentale. Adesso, in soli dieci anni il numero di persone che consumano antidepressivi sono triplicati e la nuova generazione di antipsicotici è diventata leader della vendita rispetto a qualsiasi altro farmaco per il trattamento di disturbi o malattie. Pertanto, il sistema medico occidentale è fortemente influenzato dagli interessi commerciali delle case farmaceutiche, che spendono molto del loro denaro sia per la ricerca della malattia che per il suo trattamento farmacologico. In caso di malattia mentale diagnosticata per lo più alle donne, per il mantenimento del sistema si rende necessaria sia la diagnosi, che il successivo trattamento; non è un caso allora che fanno parte dell’elaborazione del DSM, considerato come la Bibbia della psichiatria. Molti degli studi che parlano di vulnerabilità psicologica delle donne e rilevano l’origine biologica di questi problemi, stigmatizzano le stesse inviando un messaggio patriarcale di qualche difetto organico femminile. Questo serve a rafforzare anche i messaggi veicolati dai ruoli di genere tradizionali che parlano dell’inferiorità della donna. Con il consumo di tali farmaci le donne contribuiscono alla perpetuazione di un sistema che stante i grandi interessi economici è ben lontano dal mettere apertamente in discussione il perché di questa realtà. Infatti, l’eccessiva medicalizzazione si osserva non solo nel campo della salute mentale, ma anche in quella fisica. La maggior parte dei processi femminili sono stati oggetto di questo sfruttamento commerciale che indica disturbi o problemi in aree naturali come le mestruazioni, la gravidanza, il parto o la menopausa.

Tuttavia, la buona notizia è che tutta questa commercializzazione della salute mentale ha cominciato a ricevere pesanti critiche, con detrattori anche all’interno della stessa psichiatria, anche se tralasciano di centrare l’attenzione sui particolari impatti nel caso delle donne. Tra i critici, la psichiatra Daniel Carlat, che denuncia la forte alleanza tra la psichiatria e l’industria farmaceutica: “La psichiatria considerata come una disciplina scientifica, essendo una branca della medicina e sotto il suo modello di cura, permette di vedere più pazienti in meno tempo, aumentando le prestazioni economiche “.

Altri studi, compresa la ricerca condotta da Irving Kirsch e dal suo team hanno dimostrato che il placebo e la  psicoterapia sono sistemi  migliori degli antidepressivi nel trattamento della depressione, raggiungendo un’efficienza dell’82 % e, autori come Héctor González Pardo e Marino Pérez Álvarez, denunciano nel loro libro “La invención de los trastornos mentales” (L’invenzione dei disturbi mentali), la tendenza alla psicopatologizzazione, dovuta agli interessi dell’industria psicofarmaceutica, con le sue campagne di sensibilizzazione della popolazione è stata efficace nell’”informare” le persone che determinati problemi della vita sono disturbi o addirittura malattie che, curiosamente, sono sanate con il farmaco.  Infine, particolare rilevanza hanno gli studi di Robert Whitaker circa gli effetti collaterali di questi farmaci. Questo autore rileva che il continuo consumo di psicofarmaci provoca danni cerebrali a lungo termine, in quanto il cervello comincia a funzionare qualitativamente e quantitativamente in modo diverso dal normale. Ad esempio, nel trattamento della depressione l’uso prolungato di antidepressivi può causare un qualche episodio maniacale, che sarebbe trattato con un nuovo cocktail di farmaci, che cambierebbe la diagnosi di depressione a disturbo bipolare. Comporta più in altre conseguenze degne di nota come l’atrofia, la dipendenza e gli effetti di rimando, che possono essere confusi con ricadute della malattia.

In questa situazione, in Spagna l’OCU richiede più terapie psicologiche e meno medicalizzazione nei trattamenti di ansia e depressione .

A tutto ciò c’è da dire che l’assistenza psicologica del Sistema Sanitario Nazionale è una questione in sospeso che non permette molte volte di dedicare ai/alle pazienti il necessario tempo. Se aggiungiamo il profilo prevalentemente femminile con limitate risorse finanziarie, si evidenzia l’impotenza psicologica di molte donne che nuovamente ricorreranno al farmaco prescritto dall’assistenza sanitaria, spesso senza la necessità di recarsi da uno specialista in psichiatria.

Esmeralda Fernández Gonzáles

Psicologa

(traduz.Lia Di Peri)

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