Il totale disprezzo dell’Occidente per la vita dei palestinesi non sarà dimenticato

“La vita è a buon mercato, dicono: ma a quanto pare non ha proprio nessun valore se sei palestinese”. Palestinesi che cercano tra le macerie dopo gli attacchi aerei su Khan Younis, ottobre 2023. Mohammed Dahman/AP

di Owen Jones

The Guardian, 21 gennaio 2024.   

Le nostre élite politiche e mediatiche sono complici dell’incubo di Gaza. Ogni residuo di autorità morale è andato perduto per sempre.

Qual è il valore di una vita palestinese? Per coloro che hanno ancora qualche illusione che non sia già stata sepolta nelle macerie di Gaza insieme a intere famiglie – come gli Zorob, i Kashtan, gli Attalah – Joe Biden ha offerto una risposta definitiva la scorsa settimana. In una dichiarazione che segnava i 100 giorni dall’inizio degli attuali orrori, ha giustamente mostrato empatia per la situazione degli ostaggi –il cui rapimento da parte di Hamas rappresenta un grave crimine di guerra– e delle loro famiglie traumatizzate. Tuttavia, non c’è stato un solo accenno ai palestinesi.

Il fatto che i politici e i media non si siano preoccupati di nascondere il loro disprezzo per la vita dei palestinesi si rivelerà carico di conseguenze. In effetti, questo fenomeno non è nuovo e le ripercussioni di passate violenze si fanno ora sentire violentemente. Se le potenti nazioni del mondo non avessero ignorato con tanta sfacciataggine la cacciata di tre quarti di milione di palestinesi dalle loro case 76 anni fa, accompagnata da circa 15.000 morti violente, i semi dell’amaro raccolto di oggi non sarebbero stati piantati. Le élite politiche e mediatiche hanno iniziato proprio come intendevano continuare. Quanti sanno che l’anno scorso, prima delle atrocità indifendibili commesse da Hamas il 7 ottobre, 234 palestinesi erano stati uccisi dalle forze israeliane nella sola Cisgiordania, di cui più di tre dozzine minori? La vita è a buon mercato, dicono. A quanto pare non ha proprio nessun valore se si è palestinesi.

Se anche solo un po’ di valore fosse stato attribuito alla vita dei palestinesi, allora decenni di occupazione, assedio, colonizzazione illegale, apartheid, repressione violenta e massacri di massa non sarebbero mai avvenuti. Opprimere gli altri diventa difficile da sostenere quando la loro umanità viene accettata.

Qualcuno, rassegnato all’indifferenza occidentale nei confronti della vita dei palestinesi, potrebbe essersi aspettato che, dopo una tale carneficina, la diga alla fine si sarebbe rotta. Sicuramente 10.000 bambini che subiscono una morte violenta, o i 10 bambini a cui vengono amputate una o entrambe le gambe ogni giorno, spesso senza anestesia, avrebbero suscitato forti emozioni. Sicuramente 5.500 donne incinte che partoriscono ogni mese – molte con cesarei senza anestesia – o i neonati che muoiono per ipotermia e diarrea avrebbero scatenato una repulsione inarrestabile. Sicuramente le proiezioni secondo cui, nel giro di un anno, un quarto della popolazione di Gaza potrebbe morire solo a causa della distruzione del sistema sanitario da parte di Israele, avrebbero portato a chiedere con forza qualcosa, qualsiasi cosa, per porre fine a questa oscenità. Sicuramente le storie infinite di operatori umanitari, giornalisti o medici che vengono massacrati insieme a più parenti – o addirittura all’intera famiglia – a causa di un missile israeliano, avrebbero scatenato un coro irrefrenabile nella società occidentale: questo è squilibrato, una follia spregevole, deve finire.

Ma questo non è accaduto, ed è per questo che le conseguenze saranno gravi.

La svalutazione della vita dei palestinesi non è una supposizione, ma un fatto statistico. Secondo un nuovo studio sugli articoli dei principali quotidiani statunitensi, per ogni morte israeliana gli israeliani sono citati otto volte, il che rappresenta 16 volte di più per ogni morte rispetto ai palestinesi. Un’analisi sui servizi della BBC condotta dagli specialisti di dati Dana Najjar e Jan Lietava ha rilevato una disparità altrettanto devastante e che termini umanizzanti come “madre” o “marito” sono stati usati molto meno spesso per descrivere i palestinesi, mentre termini emotivi come “massacro” o “strage” sono stati applicati quasi solo alle vittime israeliane delle atrocità di Hamas.

Tutto ciò avrà un impatto profondo. Per cominciare, dimenticatevi di qualsiasi futura rivendicazione occidentale sui diritti umani e sul diritto internazionale. Gran parte del mondo già considerava con disprezzo questo moralismo, e questo era semplicemente l’ultimo stratagemma per portare avanti gli interessi strategici di paesi che si sono arricchiti a spese del resto del mondo: secoli di colonizzazione spesso genocida hanno generato un cinismo duraturo, così come è successo per bagni di sangue più recenti come la guerra in Iraq, o il sostegno attivo a tirannie disponibili a collaborare di vari continenti. Dopo che l’Occidente ha armato e sostenuto Israele mentre imponeva la morte di massa a Gaza attraverso bombe, proiettili, fame, sete e distruzione di strutture mediche, nessuno, a parte i creduloni inguaribili, ascolterà mai più rivendicazioni basate sui diritti umani.

Ma non è solo per gli altri paesi che le élite politiche e mediatiche occidentali dovrebbero preoccuparsi. Anche in patria si rischia il collasso morale. Le generazioni più giovani in paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono cresciute prendendo il razzismo molto più seriamente di quelle che le hanno precedute, e i sondaggi mostrano che sono molto più solidali con i palestinesi di quanto non lo siano i cittadini più anziani. Sono utenti accaniti dei social media, dove assistono ai filmati delle atrocità apparentemente senza fine a Gaza e a soldati israeliani che si divertono a servire crimini di guerra come cibo per il pubblico divertimento. L’avvocata irlandese Blinne Ní Ghrálaigh, nel presentare il caso del Sudafrica contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia, ha descritto questo come “il primo genocidio della storia in cui le vittime trasmettono la propria distruzione in tempo reale nella disperata e finora vana speranza che il mondo possa fare qualcosa”. Per le generazioni più giovani, esposte a numerosi video di madri urlanti che stringono i cadaveri senza vita dei loro neonati, questi episodi si sono rivelati istruttivi.

Cosa pensano questi giovani della copertura mediatica o delle dichiarazioni dei politici, che non sembrano considerare la vita palestinese come un valore? Quali conclusioni si possono trarre sulle crescenti popolazioni minoritarie dei Paesi occidentali, i cui media e le cui élite politiche fanno così pochi sforzi per nascondere il loro disprezzo per la vita palestinese che viene estinta su una scala così biblica?

Quindi sì, abbiamo visto come il rifiuto di trattare i palestinesi come esseri umani abbia reso inevitabile l’incubo di oggi. Possiamo vedere come le pretese morali utilizzate per giustificare il dominio globale occidentale siano state definitivamente stracciate. Ma si è riflettuto poco su come le élite politiche e mediatiche delle nazioni occidentali abbiano bruciato la loro autorità morale, lasciandola incancrenire accanto a migliaia di cadaveri palestinesi non identificati sepolti sotto le macerie. Un punto di svolta, di sicuro, con conseguenze che si capiranno solo quando sarà troppo tardi.

Owen Jones è un editorialista del Guardian.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/jan/21/palestinian-lives-gaza-politics-media

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

22/1/2024 https://www.assopacepalestina.org/

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