Il Venezuela e tutta l’America Latina sotto minaccia: pirateria, fascismo globale

La dichiarazione di Donald Trump, con cui ordina “un blocco totale e completo contro le petroliere sanzionate che entrano o escono dal Venezuela”, segna un punto di svolta di gravità estrema nell’aggressione permanente contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Non si tratta di una provocazione retorica o di un eccesso verbale, ma della formulazione esplicita di una politica criminale di Stato, assunta con piena consapevolezza e portata avanti dall’impunità che conferisce il potere imperiale

Manu Pineda per Mundo Obrero

Gli Stati Uniti non tentano più di nascondere né di ammansire le loro azioni. Hanno deciso di collocarsi apertamente al di fuori del diritto internazionale, sostituendo le norme giuridiche e le istituzioni multilaterali con la legge del più forte, normalizzando pratiche che possono essere definite solo come pirateria internazionale e come una pericolosa spirale di neofascismo imperialista, in cui la violenza sostituisce definitivamente la legittimità e il ricatto rimpiazza la diplomazia.

Un blocco petrolifero totale è un atto di guerra. È uno strumento di asfissia economica progettato per distruggere la base materiale di un paese, far collassare la sua vita sociale e punire collettivamente la sua popolazione con l’obiettivo esplicito di costringerla alla resa politica.

Il petrolio costituisce l’asse centrale dell’economia venezuelana e una risorsa indispensabile per garantire diritti fondamentali. Impedirne la commercializzazione equivale ad attaccare direttamente i civili. Questa pratica, proibita dal diritto internazionale umanitario, trasforma il blocco in un’arma di distruzione sociale di massa che si inscrive in una logica apertamente criminale di punizione collettiva.

Gli Stati Uniti intendono imporre, tramite la pirateria, il furto e l’aggressione diretta ciò che non sono riusciti ad ottenere tramite la destabilizzazione interna, la guerra psicologica o il sabotaggio economico prolungato. L’economia diventa così un campo di battaglia permanente e il commercio marittimo uno spazio sempre più militarizzato.

L’accusa di “narcotraffico” contro il Venezuela ha esattamente la stessa funzione politica delle supposte “armi di distruzione di massa” in Iraq venticinque anni fa. È una menzogna deliberata, costruita per creare consenso, giustificare l’aggressione e coprire il vero obiettivo: il saccheggio delle risorse strategiche e il controllo di uno spazio di enorme importanza geopolitica.

Ieri era l’Iraq; oggi è il Venezuela. Cambiano i pretesti, ma non il metodo né lo scopo. La menzogna si consolida come pilastro ideologico dell’imperialismo contemporaneo e come passo preliminare indispensabile per legittimare la violenza, l’occupazione e il furto davanti all’opinione pubblica internazionale.

Non esiste alcuna lotta contro il narcotraffico né una reale difesa della legalità. C’è piuttosto un’operazione di predazione su larga scala in un contesto di crisi energetica globale, eseguita con lo stesso cinismo con cui in passato sono stati distrutti interi paesi in nome di una legalità inesistente, e un’operazione di castigo diretta contro un popolo e un governo che intendono esercitare la propria sovranità senza accettare i diktat di una potenza imperialista che rifiuta di accettare la propria decadenza storica.

Quando Trump si riferisce al petrolio venezuelano come “suo” petrolio e afferma che deve essere “recuperato”, non commette un errore né un eccesso retorico: confessa apertamente una concezione coloniale del mondo in cui le risorse naturali dei popoli del Sud Globale sono considerate proprietà dell’impero.

Questo linguaggio nega alla radice la sovranità venezuelana e quella dei popoli di Nuestra América, riducendo le loro popolazioni a semplici ostacoli che devono essere sottomessi, disciplinati o eliminati. È lo stesso ragionamento che giustificò secoli di colonialismo, schiavitù e saccheggio, ora riformulato sotto la copertura della superiorità militare, della coercizione economica e dell’impunità politica.
Accettare questo discorso equivale ad accettare la morte definitiva del principio di sovranità nazionale e dell’ordine internazionale fondato sulle norme.

Questa aggressione non è solo contro il Venezuela. È contro tutta l’America Latina e i Caraibi. È un messaggio chiaro rivolto a tutti i popoli: chiunque si rifiuti di sottomettersi sarà punito.
La decisione unilaterale, imperialista e illegale di imporre un blocco petrolifero totale stabilisce un precedente di pericolosità estrema. Normalizza l’idea che gli Stati Uniti possano decidere chi commercia, chi governa e chi merita di esistere. L’America Latina viene di nuovo trattata come uno spazio coloniale, una zona di sacrificio disponibile per saccheggio, coercizione e disciplinamento politico.
Difendere il Venezuela oggi significa difendere anche Cuba e tutti i popoli dell’America Latina e dei Caraibi che aspirano a vivere senza tutori imperialisti né minacce militari mascherate.

La grandezza di questa aggressione richiede una risposta adeguata. I comunicati diplomatici e le dichiarazioni di condanna possono essere necessari, ma risultano chiaramente insufficienti. È imperativo e non più rinviabile che gli Stati che non intendono inginocchiarsi davanti all’impero – quelli che difendono il diritto internazionale, il rispetto della sovranità dei popoli e l’uguaglianza tra nazioni – assumano la loro responsabilità storica.
È necessario che gli Stati sovrani adottino misure politiche, economiche e diplomatiche concrete, che includano la coordinazione attiva della resistenza, la condanna ferma e coerente di qualsiasi tentativo di blocco illegale contro il Venezuela, la difesa effettiva della libera navigazione e del commercio legittimo secondo il diritto internazionale, la creazione di meccanismi di protezione collettiva contro sanzioni extraterritoriali, e azioni coordinate nelle organizzazioni internazionali contro l’impunità imperialista.

Difendere il Venezuela significa difendere la possibilità stessa di un ordine internazionale fondato su norme. Chi oggi non agirà, domani non potrà reclamare sovranità per sé.

Il popolo venezuelano, il suo governo rivoluzionario e il presidente legittimo e costituzionale, Nicolás Maduro, devono sentire il nostro sostegno totale, incondizionato e irreducibile. Il Venezuela non resiste da solo: resiste per tutti i popoli che si rifiutano di vivere sottomessi.
La coraggiosa resistenza venezuelana contro l’impero più feroce della storia la trasforma in una trincea avanzata dell’umanità nella difesa della pace, della sovranità e della giustizia internazionale.

La decisione unilaterale e illegale di imporre un blocco petrolifero totale contro il Venezuela oltrepassa una linea rossa storica. Se questo crimine si normalizza, nessun paese del Sud Globale sarà al sicuro. Oggi è il Venezuela; domani potrebbe essere un altro.
Mundo Obrero

Difendere il Venezuela significa difendere Cuba, l’America Latina e i Caraibi. Significa difendere il diritto dei popoli a esistere senza essere depredati. Significa difendere l’umanità contro la barbarie imperialista.

17/12/2025 https://www.farodiroma.it/

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