Io Daniel Blake

Daniel Blake, falegname sessantenne di New Castle, è malato di cuore avendo di recente subito un infarto miocardico acuto. Il suo medico gli ha prescritto (in accordo col cardiologo) un periodo di riposo e di astensione dal lavoro, nel corso del quale lui riceve l’indennità di malattia. Di parere diverso è l’agenzia che valuta l’idoneità al lavoro e che – sulla base di una decisione assunta da chi non si qualifica neppure come medico – sospende l’indennità di malattia ecostringe Daniel Blake a intraprendere un percorso di ricerca di un nuovo lavoro che si rivela un vero e proprio incubo, fatto di vessazioni e sanzioni ogni qual volta non si seguono alla lettera le prescrizioni imposte dall’agenzia (popolata di soggetti privi di qualsiasi comprensione e compassione). Il problema è che le procedure per intraprendere questo percorso sono tutte rigorosamente on-line e Daniel Blake non ha mai usato un computer e non ha neppure l’idea di come si scrive un curriculun vitae, necessario secondo la procedura per fare una domanda di impiego. Per questo sarà costretto a frequentare un corso per apprendere come si fa.

Fatica sprecata. Daniel Brake sta male, il suo medico gli ripete che non può tornare a lavorare. Ma l’agenzia insiste e visti gli scarsi progressi nella ricerca di un nuovo lavoro lo sanziona sospendendogli il sussidio di disoccupazione.  Daniel Blake è una persona perbene ed è anche generoso. Con le poche forze che gli rimangono aiuta una giovane donna con due figli, lei pure povera e vittima delle angherie di chi dovrebbe occuparsi dei poveri.  Alla fine tutti e due si ritroveranno a fare la fila alla Banca del cibo, ultima spiaggia dei disperati.

Daniel Blake chiede la revisione della decisione che gli ha negato l’indennità di malattia.  Anche questa è una procedura lunga e complicata, ma alla fine arriva il giorno della visita, questa volta alla presenza di un medico.  Siamo nella sala di attesa, in attesa della visita decisiva, che però non ci sarà. L’emozione, lo stress per quell’attesa saranno fatali. Daniel Blake viene trovato senza vita nel bagno della sala d’attesa dove si era recato per bere un po’ d’acqua.

Il film è uno di quelli da non perdere. Ci si emoziona e ci si sdegna per il destino del protagonista, che passa della malattia all’indigenza a causa delle crudeli procedure dell’agenzia, e che alla fine muore stritolato più dalle vessazioni subite che dalla malattia.

E non è solo un caso umano, è un caso politico. Il caso politico inizia nel 2007, quando il New Labour di Tony Blair decide di riformare il welfare britannico – in particolare la sanità e la previdenza – attraverso l’iniezione di generose dosi di privato.  Tra le varie iniziative adottate ce n’è una che riguarda la valutazione della capacità di lavoro delle persone affette da una malattia o da una disabilità. Tale valutazione viene sottratta ai medici del Servizio sanitario nazionale (National Health Service, NHS) – medici di famiglia e specialisti – e assegnata a un’agenzia esterna che decide – con criteri diversi da quelli clinici – se una persona è, o meno, “fit-to-work”, adatta al lavoro.

L’obiettivo era quello di ridurre i costi del welfare e nello stesso tempo trasformare un’attività sanitaria in un’occasione di business per il settore privato (una tendenza che iniziata da Blair raggiungerà i massimi traguardi con il successivo governo conservatore di Cameron).

Il compito della Valutazione della Capacità al Lavoro (Work Capability Assessment – WCA) sarà assegnato alla compagnia multinazionale, con sede a Parigi, Atos Healthcare che lo svolgerà con le modalità così fedelmente  raccontate da Ken Loach.  Lo stesso Ministero del Lavoro e delle Pensioni (Department for Work and Pensions – DWP) dovrà ammettere in un suo rapporto i risultati disastrosi prodotti dalla scelta di esternalizzare la valutazione della capacità di lavoro: nel periodo dicembre 2011 – febbraio 2014,  2.380 persone sono decedute poco dopo essere state riconosciute adatte al lavoro e essere state private del beneficio economico.  Alla fine il governo ha deciso di disfarsi della Atos (marzo 2015), ma non delle procedure vessatorie che sono state affidate a un’altra compagnia multinazionale – con sede in USA – la Maximus. 

Il film di Ken Loach ha avuto il merito di trasformare un caso umano in un caso politico di primaria grandezza. “Il Partito Laburista chiede di rottamare la controversa Valutazione della Capacità di Lavoro. Questo il titolo di un recente articolo pubblicato sull’Independent, dove la richiesta proviene da Debbie Abrahams, Ministro ombra del Labour, – lo stesso partito che quel sistema aveva adottato nove anni prima – che ora chiede di sostituirlo con un approccio personalizzato che fornisca un vero supporto alle persone malate.     

Troppo poco e troppo tardi, si potrebbe dire.

Loretta De Nigris e Gavino Maciocco

16/11/2016 www.saluteinternazionale.info

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *