Israele sta perpetrando un “Genocidio riproduttivo” contro i palestinesi

Un nuovo rapporto del Collettivo Femminista Palestinese descrive dettagliatamente la distruzione delle strutture sanitarie, dell’ambiente e l’esecuzione di madri e bambini.

di Oscar Rickett – 1 luglio 2026 

Israele per decenni ha perpetrato un “Genocidio riproduttivo” contro il popolo palestinese, distruggendo istituzioni mediche, giustiziando donne e bambini e degradando l’ambiente di vita a tal punto da causare infertilità, secondo un nuovo rapporto.

Secondo il rapporto del Collettivo Femminista Palestinese, questa pratica si è intensificata dall’inizio del Genocidio israeliano a Gaza, in seguito agli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, con l’intento di rendere impossibile la sopravvivenza dei palestinesi.

La scorsa settimana, il principale organo investigativo delle Nazioni Unite su Palestina e Israele ha concluso che le forze israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, considerandoli un elemento centrale della loro offensiva a Gaza.

Il rapporto delle Nazioni Unite ha esaminato l’intera portata dei danni inflitti ai bambini, dalle sparatorie di precisione da parte di cecchini e droni, alle torture in detenzione, alla violenza riproduttiva e alla distruzione di scuole e ospedali.

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, Israele ha ucciso più di 21.000 bambini palestinesi dall’ottobre 2023, e si stima che altri 5.160 siano sepolti sotto le macerie. A ottobre 2024, almeno 15.000 bambini avevano perso la madre.

In un caso documentato dalle Nazioni Unite, l’interruzione di corrente da parte delle forze israeliane presso l’Ospedale Pediatrico di al-Nasr ha causato la morte di quattro neonati, i cui corpi in decomposizione sono stati successivamente ritrovati ancora attaccati a macchinari di supporto vitale fuori uso.

All’inizio del Genocidio, le Nazioni Unite stimavano che a Gaza ci fossero 50.000 donne incinte, che davano alla luce 5.500 bambini al mese. Molte necessitavano di cure di emergenza, rese impossibili dall’esercito israeliano.

Gli aborti spontanei all’epoca aumentarono di oltre il 300%, poiché la diffusa malnutrizione, l’anemia e la mancanza di integratori prenatali intensificarono i rischi di parto pretermine, basso peso alla nascita ed emorragie fatali durante il travaglio.

‘Uno Stato predatorio’

Il rapporto di 188 pagine del Collettivo Femminista Palestinese, intitolato “Uno Stato Predatorio: La Violenza Sistemica Israeliana a Sfondo Sessuale e di Genere Contro i Palestinesi”, e sostenuto dall’Internazionale Progressista, rileva che, con l’acqua potabile, i prodotti per l’igiene mestruale e i beni di prima necessità bloccati dagli israeliani a Gaza, molte donne palestinesi “hanno fatto ricorso ad assorbenti fatti in casa o alla pillola anticoncezionale per interrompere il ciclo mestruale”.

Basandosi su ricerche condotte tra dicembre 2025 e aprile 2026, il rapporto raccoglie testimonianze di sopravvissute e testimoni, archivi israeliani declassificati, storie raccontate palestinesi, ricerche accademiche, prove documentarie, articoli di stampa, documentazione sui diritti umani e rapporti e dichiarazioni delle Nazioni Unite.

A Gaza, gli ospedali bombardati sono privi di carburante, elettricità, anestesia e attrezzature sterili, costringendo le donne palestinesi a partorire in rifugi sovraffollati, nelle proprie case o per le strade disseminate di macerie.

Medici internazionali che hanno lavorato a Gaza hanno descritto l’orrore di eseguire interventi chirurgici, compresi i parti cesarei, senza anestesia. Le neomamme non hanno potuto accedere a beni di prima necessità che sono dati per scontati quasi ovunque nel mondo: pannolini, cibo, acqua e latte artificiale.

L’attacco israeliano a Gaza, sostiene il rapporto, ha operato in parte “attraverso la distruzione sistematica di strutture sanitarie per la salute riproduttiva e altre infrastrutture di uso quotidiano che rendono la vita dei palestinesi precaria, se non impossibile”.

Israele ha distrutto reparti di maternità e cliniche per la fecondazione in vitro a Gaza. Secondo il Collettivo Femminista Palestinese, l’uso da parte dell’esercito di armi come il fosforo bianco e altre munizioni tossiche “avrà effetti a lungo termine e intergenerazionali sulla fertilità”.

Centinaia di migliaia di madri palestinesi rimangono le sole responsabili della cura delle proprie famiglie, in quanto vedove o compagne di prigionieri politici, mentre altre migliaia sono state separate dalle loro famiglie a causa di espulsioni e incarcerazioni sistematiche.

“Le madri palestinesi a Gaza sono state lasciate sole ad affrontare l’impossibile compito di dare la vita e prendersi cura dei propri figli, nonostante la fame, gli sfollamenti e le malattie diffuse”, afferma il rapporto.

Madri assassinate

Il Collettivo Femminista Palestinese mette in luce i casi di Rania Abu Anza e Jomana Arafa, due donne di Gaza.

Abu Anza si è sottoposta a dieci anni di fecondazione in vitro prima di dare alla luce due gemelli, Naeim e Wissam. Entrambi i bambini sono stati uccisi in un bombardamento aereo israeliano, insieme al padre, nel marzo 2024.

Due giorni dopo aver dato alla luce i gemelli, Arafa è stata uccisa, insieme ai suoi bambini e a sua madre, mentre la famiglia cercava rifugio in una “zona umanitaria sicura” designata da Israele. Suo marito era andato a recuperare i certificati di nascita dei due neonati e quindi non è stato ucciso.

Questi casi sono descritti nel rapporto come “solo la punta dell’iceberg”.

La Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati ha riferito che l’esercito israeliano ha preso di mira sistematicamente le strutture sanitarie dedicate alla salute riproduttiva, sterminando quasi completamente reparti di maternità, centri per trattamenti prenatali, cliniche per la fertilità e unità di terapia intensiva neonatale.

Per la prima volta nella storia di Gaza, la Carestia è scoppiata nell’enclave palestinese a causa delle severe restrizioni israeliane all’accesso al cibo.

Il rapporto evidenzia la storica paura israeliana della natalità palestinese. Nel 1995, si legge nel rapporto, il geografo israeliano Arnon Soffer avvertì che “la minaccia più grave che Israele deve affrontare è rappresentata dagli uteri delle donne arabe” e sostenne che i tassi di natalità palestinesi mettevano in pericolo la sicurezza nazionale di Israele.

Golda Meir, Primo Ministro di Israele dal 1969 al 1974, osservò che i suoi incubi derivavano dalla consapevolezza che “un altro bambino palestinese sarebbe nato”.

In risposta al rapporto del Collettivo Femminista Palestinese, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, ha dichiarato: “È un’accusa contro un sistema che ha trasformato la vita dei palestinesi, corpi, case, famiglie, esistenza riproduttiva e persino i morti, in strumenti di controllo e dominio”.

“È tempo di capire che i crimini contro i palestinesi, comprese le violenze sessualizzate e di genere meticolosamente studiate e denunciate in questo rapporto, non sono la somma di abusi isolati, ma un sistema di dominio, oppressione e annientamento”, ha affermato Albanese.

-Oscar Rickett è redattore e giornalista presso Middle East Eye. In precedenza ha collaborato con testate come Guardian, Vice, openDemocracy, ITN, Africa Confidential e Africa Report.

Immagine di copertina: Una bambina palestinese malnutrita, Mariam Dawwas, viene portata in braccio dalla madre nel quartiere di Rimal a Gaza City il 2 agosto 2025 (Omar al-Qattaa/ AFP).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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3/7/2026 https://www.invictapalestina.org/

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