La cultura militarista nel mondo occidentale

Jan Oberg

La cultura militarista, immagini del Nemico e minacce di guerra sono diventate la forza unificante nella nostra società?. Benché quest’articolo si concentri su Danimarca e Svezia, vale per tutto il mondo occidentale.

Il 9 aprile è l’80° anniversario dell’invasione della Danimarca da parte di Hitler.

Radio Denmark riferisce oggi come i musei di guerra del paese siano diventati ‘attrazioni’ dove si fa la coda per entrare e fare visite guidate; biglietti a ruba.

Ovviamente, non capita mai a nessuno di chiedersi come mai la Danimarca e tanti altri paesi siano così preoccupati di guerra – monumenti, anniversari, musei, tante librerie con molti libri sulla guerra, storie di guerra, armi, divise, l’uso di moda paramilitare o di jeep da città e altre auto moderne che sembrano autoblindo. Per non parlare del perché non ci siano le stesse cose ispirate alla pace – monumenti alla pace, musei sulla pace, librerie con libri di pace…

La risposta è abbastanza semplice. L’Occidente come cultura, cosmologia sociale e modo collettivo di pensare e comportarsi, è un terribile apparato basato sulla violenza di guerre mondiali, armamenti, colonialismo, imperialismo, occupazioni, genocidio, armi nucleari, basi militari globali e missili intercontinentali – e quant’altro. È una ‘civiltà’ così intrisa di violenza – politica, economica, strutturale, di genere, culturale, d’intrattenimento, psicologica, razziale – che i più la danno per scontata e non colgono neppure fino a che grado siamo una cultura di violenza e non di pace.

Se il governo e il parlamento danesi fossero stati a favore della pace, in una tale cultura, avrebbero causato scalpore e un acceso dibattito pubblico. Ma in una cultura di guerra, sono del tutto politicamente corretti – e i danesi non vedono alternative perché la politica, i media e la ricerca /gli esperti sono sulla stessa lunghezza d’onda bellica; con la stessa modalità di letale pensiero di gruppo, che non implica pensare ma seguire il gregge in quello stato d’animo da fissati che si abbia ragione – semplicemente non si possa aver torto – mentre tutti gli altri sì.

La Danimarca non ha un MIMAK – un Complesso militar-industrial-mediatico-accademico. La Danimarca è un MIMAK, e dev’essere spacciato ai contribuenti in tutti i modi possibili – ed eticamente impossibili. Le aziende danesi adesso sono incaricate di aerodinamizzare e progettare il militarismo del futuro, si badi solo a come il rinomato indice di borsa A. P. Møller Maersk guida il percorso: capeggiando un comitato ministeriale per rendere l’apparato militare danese  – mi rifiuto di chiamarlo ‘difesa’ – ‘ben gestito’.

Dice qualcosa che un solo membro di tale comitato abbia una qualche expertise rilevante; il resto – si deve supporre – non sa alcunché di speciale di politica internazionale, teorie/dottrine difensive, di sicurezza, d’analisi delle minacce, etc., e sono ben certo che nessuno di loro sappia sillabare la parola ‘pace.’ Né peraltro ne ha bisogno: la “pace” odierna equivale a capacità di scoraggiare eventuali rivali, odiarli, vedere minacce ad ogni angolo, armarsi senza un bersaglio o uno scopo che non sia una percentuale del PIL, fare la guerra – verbalmente (non esiste più la diplomazia) e fisicamente. Abbiamo la parola della prima ministra danese Mette Frederiksen che la pace può essere più pericolosa della guerra.

L’8 aprile  – la Televisione svedese, SVT, riferiva che il primo ministro Kristersson convocherà i partiti parlamentari svedesi a colloqui la prossima settimana. Motivo: ‘Il governo ora convoca nuovi colloqui dei capi-partito sul riarmo ripreso della difesa svedese, al cui sfondo c’è la proposta governativa di finanziamento mediante prestiti di 300 miliardi di corone [svedesi : SEK] annunciata dal governo e dal partito Sweden Democrats’. Si tratta di prendere a prestito tale somma – equivalente a 30 mld $ USA _ per finanziare il futuro riarmo della Svezia, supplementare a quello per cui si sono spese per la propria ‘difesa’ 45 mld SEK dieci anni fa e si stanno spendendo attualmente 143 mld SEK, con un aumento del 318%. Più dettagli alla pagina della Cancelleria del Governo – che mostra questo sviluppo:

La Svezia deve riarmarsi per soddisfare il criterio assurdo, anti-intellettuale e irrilevante: spesa militare come percentuale del PIL, che ho criticato invano qui. Il riarmo programmato ha nessun – nessuno – rapporto con alcuna analisi qualificata, seria, di probabili minacce militari civili e militari alla Svezia nei prossimi decenni. Ormai basta affermare che Putin è la causa di tutti i problemi, che è un male o che questa o quell’altra personalità, per sostenere inaspettatamente che perciò miri a prendersi gran parte dell’Europa. Nessuno fa domande, perché il giornalismo critico è scomparso anch’esso, almeno in questo campo.   Ecco come si mente instillando e aumentando le paure nella popolazione. Si sa che la paura – anzi la paurologia – è quanto mai efficace nel far sì che la gente creda o faccia qualunque cosa: ‘Siamo’ minacciati!

Ma, a prescindere da questa mentalità kakistocratica [= eccellente nel peggio”], si dovrebbe notare che il primo ministro svedese Ulf Kristersson avrebbe detto questo: ‘In tempi gravi, è importante che restiamo uniti come paese’.   Ha paura che la Svezia non resti unita come paese? Teme che veda aldilà della propaganda che ‘stanno arrivando i russi’? Teme che la Svezia non stia assieme quando gli svedesi si accorgano quanto questa folle militarizzazione – e l’indebitamento che comporta siano distruttivi per gli svedesi stessi in futuro? E teme di essere considerato a un certo punto un traditore di pace perché il suo governo è evidentemente più leale verso NATO e USA (pur del regime Trump!) che alla gente che lo ha eletto?

Mi chiedo se ci sia qualcosa – di più profondo – nel pensiero espresso nel titolo di quest’articolo? Temo di sì e cioè che sia un segno convincente del decadimento dell’Occidente dall’interno – nel legittimare il caos del vuoto interiore apparendo pazzi per minacce esterne insistenti. Gli psicologi la chiamano proiezione – ‘proiettare i propri lati oscuri sul proprio avversario’. Io la chiamerei proiezione psico-politica.

Noi – società Occidentali – semplicemente non abbiamo alcuna visione del futuro attrono a cui radunarci, perciò la guerra illusoria e auto-creata deve diventare ciò che ci fa sostenerci a vicenda e darci un senso.

PS: Si può davvero dire ben di più su questa ipotesi – il militarismo come riempimento del vuoto della moderna società Occidentale, che offre senso e coesione, per quanto assurda e pericolosa. Intendo rifletterci e scriverne ancora, quindi, caro lettore, qualunque opinione tu possa avere su tale rapporto, ti prego, condividila… Grazie!


TRANSCEND MEMBERS, 14 Apr 2025

Jan Oberg, Ph.D. | Transnational Foundation – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

16/4/2025 https://serenoregis.org/

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