«La guerra in Siria fu voluta da Stati Uniti e Israele»
Il professore di Columbia University Jeffrey SachsIl accusa: «Un cambio di regime orchestrato da Washington per deporre Assad».
Mentre gli occhi del mondo erano puntati sull’Iran, domenica 22 giugno un attentatore suicida si è fatto esplodere nella chiesa greco-ortodossa di Sant’Elia, a Damasco, uccidendo almeno 25 fedeli. Un attacco gravissimo, che solleva seri interrogativi sul futuro democratico della Siria, Paese martoriato da 14 anni di guerra civile. Per comprenderne le cause, Krisis ha tradotto l’intervento tenuto lo scorso 12 aprile dal professor Jeffrey Sachs all’Antalya Diplomacy Forum, in Turchia. Secondo il celebre economista, la guerra siriana non è nata da una rivolta popolare, ma da un piano strategico statunitense, con il sostegno di Israele, per rovesciare Assad. Un progetto di cambio di regime che ha destabilizzato l’intera regione. E ostacola tuttora qualsiasi prospettiva di pace.
La guerra in Siria non è stata innescata da Bashar al Assad – è stata innescata da Washington. Nel 2011 fu presa la decisione di deporre Assad. In realtà, l’input venne da Gerusalemme. Si trattava di un desiderio del governo israeliano che risale a 25 anni fa. L’idea di Benjamin Netanyhau è di plasmare il Medio Oriente a immagine di Israele, deporre tutti i governi che si oppongono a Israele. E ad aiutarlo nel suo progetto ci sono la Cia e il governo degli Stati Uniti.
Quindi la guerra in Siria non cominciò a causa della repressione di Assad, non cominciò a causa della dittatura di Assad. Questa guerra venne da un ordine presidenziale di Obama per deporre Assad a partire dalla primavera 2011.
Abbiamo un nome per questo programma: Operazione Timber Sycamore. Gli Stati Uniti, assieme ad altri Paesi in questa regione, addestrarono combattenti, soprattutto jihadisti, compresi quelli che hanno da poco preso il potere, per rovesciare il regime. Ciò provocò il caos: 600 mila morti in Siria, in una guerra che è andata avanti 14 anni.
Il risultato di questa guerra è quello che la Cia voleva nel 2011: la presa del potere in Siria da parte di un gruppo jihadista che era stato armato dagli Stati Uniti. Il motivo per cui voglio essere chiaro su questa vicenda è che non avremo pace in questa regione finché non avremo diplomazia pubblica basata su diplomazia reale, non su operazioni della Cia. E non avremo pace finché Israele non smetterà di militarizzare l’intero Medio Oriente.

Perché la guerra in Siria è solo una delle sei guerre che Israele ha promosso: in Libano, in Irak, in Libia, in Somalia, in Sudan e in Siria (al momento della registrazione di questo brano, Israele non aveva ancora attaccato l’Iran, ndr).
In effetti abbiamo la lista di Wesley Clark (il generale statunitense, ndr) già nel 2001, quando gli venne consegnato un documento al Pentagono da cui risultava che l’obiettivo era di fare sette guerre in cinque anni. L’unica guerra che non è ancora avvenuta, con grande costernazione di Netanyahu, è la guerra degli Stati Uniti con l’Iran, che ancor oggi Israele sta cercando di istigare.
Così la guerra siriana è parte di una tragedia regionale. Abbiamo una tragedia a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria, in Irak, in Sudan, in Sud Sudan e in Libia. Una tragedia che attribuisco al governo statunitense e al suo alleato Israele. Perché nessuna di queste guerre doveva avvenire. Tutte queste guerre sono state guerre volute, sono state tutte guerre che venivano dall’idea delle operazioni di cambio di regime per cui gli Stati Uniti dovevano determinare quali regimi dovevano operare in quali Paesi.
Non avremo mai pace in questa regione se dei poteri imperiali esterni come gli Stati Uniti dettano i termini a questa regione. L’unico modo per avere pace in questa regione è se questa regione determina il proprio futuro, non potenze esterne. E Israele non potrebbe mai fare queste guerre per conto proprio. Queste sono guerre americane. L’America fornisce i finanziamenti, fornisce l’appoggio militare, fornisce il supporto navale, fornisce l’intelligence e fornisce le munizioni.
Israele non potrebbe combattere neanche un giorno senza il sostegno degli Stati Uniti. Israele non potrebbe commettere il genocidio in corso a Gaza senza la piena complicità operativa degli Stati Uniti. E non mi riferisco a complicità politica, mi riferisco a una quotidiana complicità operativa.

Tutto ciò deve terminare. Questa regione è stata divisa per 100 anni, prima dall’Impero britannico e poi dall’Impero americano. E questo è andato avanti fino a oggi. Abbiamo un genocidio in corso proprio qui accanto. Anche oggi, anche questa mattina. C’è gente che viene ammazzata deliberatamente, spudoratamente perché gli Stati Uniti forniscono gli strumenti per farlo.
Pertanto, ecco quello che accade in Siria. Quindi gli Stati Uniti stanno alla finestra in Siria? Certo che no. Sono l’attore principale. A proposito, so per esperienza diretta che nel 2012 il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon nominò il precedente Segretario generale Kofi Annan Inviato speciale per trattare la pace in Siria. Io amavo Kofi Annan, amavo Ban Ki-moon. Ho lavorato per entrambi.
Kofi Annan predispose un piano di pace nel 2012. Sapete perché non andò in porto? Perché tutte le parti erano d’accordo a fare la pace, a eccezione di una. Letteralmente una: gli Stati Uniti d’America. Gli Stati Uniti d’America dissero che non ci sarebbe stata la pace se Bashar al-Assad non se ne fosse andato via il primo giorno.
Le altre parti dissero: «No, no. Non puoi semplicemente determinare questo. Ci potrebbe essere un periodo transitorio, ci potrebbero essere delle elezioni, ci potrebbe essere un periodo transitorio di due anni, ci potrebbe essere un periodo transitorio di tre anni…». Gli Stati Uniti dissero: «No: Assad deve andarsene il primo giorno di qualsiasi tipo di accordo o lo blocchiamo». Quindi Kofi Annan lasciò l’incarico, dopo aver negoziato l’accordo di pace. E da allora abbiamo avuto 500 mila morti.
Non dovremmo permettere a questo genere di criminalità di essere normalizzata. Questa regione è stata in guerra non stop per 30 anni. In realtà direi da almeno 57 anni, dalla Guerra dei sei giorni. Perché? Perché non c’è stata un’onesta considerazione del diritto internazionale. Nessuna diplomazia onesta. C’è stata militarizzazione fino in fondo. E potremmo avere pace immediatamente in questa regione.
A mio avviso, basterebbe che gli Stati Uniti smettessero di mettere il veto all’ammissione della Palestina come 194esimo Stato membro delle Nazioni Unite. Perché, a partire dal riconoscimento della Palestina, tutta la regione normalizzerebbe le sue relazioni e le guerre smetterebbero. Ma Israele ha il controllo sulla politica statunitense e dice: «No», Perché vuole la Grande Israele. Vuole Israele in Siria, vuole Israele in Libano, vuole Israele in Cisgiordania, vuole Israele a Gerusalemme Est.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=u7XtbL90oEY
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25/6/2025 https://krisis.info/










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